TERRA, SOLCHI DI VERITA' E GIUSTIZIA: Testimonianze

Di Francesca Rho per progetto #GiErre e redazione Post Spritzum

Il 23 Marzo 2018 ho avuto la possibilità di assistere ad un evento estremamente interessante e toccante al Teatro San Martino di Rivoli: TERRA SOLCHI DI VERITA' E GIUSTIZIA

I ragazzi del Presidio Fratelli Piol di Libera   e redazione web Post Spritzum hanno intervistato due ospiti speciali: Olimpia Orioli e Angelo Jannone.

In breve, ecco chi sono:
Olimpia Orioli, è la madre di un ragazzo trovato morto il 23 Marzo 1988 insieme alla sua fidanzata, vicenda che sarà poi ribattezzata come omicidio dei "fidanzatini di Policoro", in circostanze assolutamente sospette e non chiare.
Da 30 anni si batte affinché si capisca la Verità e poter così avere Giustizia, raccontando questa storia di malagiustizia, facendosi esempio di forza e coraggio per altri e ricevendo diversi riconoscimenti per l'impegno e la dedizione alla causa.

Angelo Jannone, ex ufficiale dell'arma dei Carabinieri, consulente, dirigente e docente universitario e autore di importanti inchieste sul tema di narcotraffico, riciclaggio e mafia.
Ha scritto inoltre diversi libri, tra cui il romanzo “Aspettando ... Giustizia”, che tratta anche della vicenda dei due “fidanzatini di Policoro”.

La storia:
I due giovani ragazzi, all'epoca appena ventenni sono stati rinvenuti morti nel bagno dell'abitazione della ragazza: lei è stata trovata all'interno di una vasca e lui disteso a terra,  entrambi nudi. Inizialmente il caso è stato liquidato attribuendo la causa della morte di entrambi ad un "Caldobagno" situato all'interno della stessa stanza, che li avrebbe fulminati a seguito di un cortocircuito...Ma l'analisi così frettolosa e pressapochista degli elementi iniziali, ha poi lasciato spazio, negli anni, ad un successivo emergere di dettagli inquietanti e misteriosi...

L'incontro:
L'incontro inizia con una domanda di Federico Mo, reporter di Post Spritzum che chiede alla Sig.ra Orioli di presentarsi raccontando la sua storia e quella di suo figlio Luca.
Così, lei inizia a raccontare di chi fosse Luca Orioli, di quando quella sera del 23 Marzo lei lo attendeva a casa per cena con la tavola già imbandita senza vederlo arrivare, fino a quando, oltre la mezzanotte, risponendo al citofono di casa ha appreso, tramite un prete che qualcosa di anomalo e grave era accaduto: suo figlio era stato trovato morto in un bagno, accanto alla sua fidanzata. Una volta svegliato il marito hanno insieme raggiunto l'abitazione in cui la coppia è stata rinvenuta e ricorda che una volta trovatasi di fronte alla tragica scena non è riuscita a vedere altro che il volto del ragazzo, con gli occhi semichiusi, il torso nudo e dell'acqua intorno alla testa.
Racconta poi di aver provato emozioni contrastanti di fronte a quella scena: confusione ma anche rabbia, nei confronti del figlio per essersene andato e per il modo in cui lo aveva fatto, in una circostanza sinistra e completamente nudo- grande "disonore" per un ragazzo proveniente da una famiglia cattolica in quegli anni.
 
Questo mi ha fatto molto riflettere; spesso la morte provoca rabbia, perchè lascia un vuoto incolmabile, una voragine di domande a cui nessuno potrà mai più dare risposta. Il tutto poi aggravato, in questo caso, dal non sapere realmente cosa sia successo, come e perché  se ne siano andati.

Prende successivamente parola il Colonnello Jannone raccontando la sua storia, dagli esordi nel 1989 come Capitano dei Carabinieri, al fianco di Falcone con il quale ha condotto molte indagini,  a comandare la Compagnia di Corleone, un luogo dove ai tempi l'omertà costituiva un grosso problema.

Il libro scritto da Angelo Jannone "ASPETTANDO...GIUSTIZIA" sviluppa la storia di Luca e la complessa indagine che ruota attorno al suo caso, con la descrizione di diversi personaggi, come quello del comandante Salvino Paternò che tentò di riaprire il caso a metà degli anni '90 e grazie al quale lui stesso è venuto a conoscenza di questa strage.  
Dopo aver raccontato del signor Giuseppe Orioli (padre di Luca Orioli) che, per mesi, che sono diventati anni, ha continuato a recarsi quotidianamente in caserma per chiedere aiuto, senza ricevere risposta fino all'arrivo di Paternò,
la Sig.ra Orioli ha spiegato come, inizialmente, loro stessi non si erano resi conto di quanto dura sarebbe stata la battaglia per la Verità...

Come precendentemente detto, inizialmente il caso è stato liquidato come morte per elettrocuzione per cui la ragazza sarebbe rimasta folgorata per prima, all'interno della vasca e lui, nel tentativo di salvarla sarebbe stato vittima della stessa sorte.  Olimpia Orioli racconta però di come siano  stati inconsuetamente avvertiti per ultimi lei e suo marito, e soprattutto non dalle autorità ma da un prete, il quale secondo lei avrebbe avuto un ruolo fondamentale nella vicenda: loro si sono recati sul luogo solo all'una di notte mentre, secondo un fotogramma scattato e registrato agli atti dai Carabinieri entro mezzanotte, e quindi questi ultimi sarebbero stati avvertiti della vicenda intorno circa alle ore 22.
"Non è stato il caldobagno. Adesso comincia l'indagine seria. Lo dicevo io. A  nostro figlio l'hanno ammazzato! " ricorda la Sig.ra Orioli.
"Quando una mamma può essere felice di sentire che il figlio è stato ammazzato? Ma in quel momento quando ci avevano tolto tutto, l'unica cosa che ci rimaneva era la verità e la nostra lotta per la verità. Dovevamo restituire a Luca la dignità che gli avevano rubato".
Da qui in avanti ha poi avuto inizio un infinito susseguirsi di processi, interrogatori ed eventuali analisi del caso e di prove, alcune delle quali contraffatte, come ha riportato Jannone nel suo libro: "Quando Paternò decise di parlare con il Signor Orioli, in caserma, visionò il fascicolo in cui c'erano delle foto atte a spiegare in alternativa cosa avrebbe ucciso i ragazzi, se a farlo non era stato il Caldobagno, come lo stesso Pino (Sig. Orioli) aveva dimostrato; sarebbe stato un punto luce che aveva colpito dei fili scoperti che uscivano da un muro che avrebbero causato la scossa. Esamindando le foto Paternò e i Carabinieri con cui le stava visionando si accorgono però che queste sono confraffatte, sono stati modificati i negativi e poi fotografati questi proponendoli come foto originali (...) da qui verrà poi eseguita l'autopsia sui cadaveri che porterà ed un verdetto definitivo:
i ragazzi sono stati uccisi"
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Nonostante sia ora riconosciuto il fatto che sono stati uccisi, non si è mai riusciti  a riaprire l'indagine (o forse sarebbe più corretto dire... ” non si è mai voluto!” ). Paternò e la sua squadra, che avevano cercato di far luce sulla vicenda, sono stati trasferiti altrove.

Sono personalmente rimasta molto colpita dalla grinta e dalla forza di questa donna che non si è arresa, abbattuta dalla moltitudine di ingiustizie subite e vissute nel tentativo di onorare la memoria di suo figlio: " Portate sempre con voi la fiducia e la speranza. Nessun tentativo è vano e nessuna sofferenza ti porta veramente alla sconfitta, anzi io mi rafforzo ogni volta di più perchè sento di dover lottare ancora contro gli alti muri".