Immagine Header

Casa Aurora: la tradizione rinnovata

La città di Torino è ricca di edifici risalenti a tutte le epoche dai Romani ai giorni nostri, come abbiamo già avuto modo di vedere in articoli precedenti. Bellezze architettoniche senza tempo perfettamente conservate sono ancora ben visibili nel territorio e raccontano una storia secolare. Ogni architettura di qualsiasi epoca si sposa bene con le precedenti e successive, creando un'armonia nella raffigurazione visiva della Torino odierna. Quest'oggi torniamo indietro alla fine degli anni '80 del '900 scoprendo un edificio che si rispecchia negli edifici ottocenteschi della Torino storica, ma con un tocco di modernità.

All'angolo tra corso Emilia e corso Giulio Cesare si trova Casa Aurora, un edificio singolare che colpisce per una sua caratteristica, ovvero le sue torri cieche. Prima di spiegare a pieno questa architettura, facciamo un passo indietro parlando dell'architetto che ha progettato questo edificio, ovvero Aldo Rossi. 

Aldo Rossi è stato il primo architetto italiano a vincere il premio Pritzker, ovvero il massimo premio al quale può aspirare un architetto (l'equivalente dell'Oscar per il cinema, tanto per intenderci). L'ha vinto nel 1990, seguito solo da Renzo Piano nel 1998. La particolarità delle sue architetture è quella di essere costituite da forme semplici, desunte dalla storia dei luoghi e riproposte in chiave elementare. Grazie a questo suo principio ha dato vita a Casa Aurora.

Casa Aurora fu la nuova sede del Gruppo Finanziario Tessile (GFT), l'azienda che ha dato vita ai primi capi d'abbigliamento pret-à-porter in Italia e ha lanciato marchi come Facis e Marus (che con molta probabilità i nonni si ricorderanno!).
Progettata tra il 1984 e il 1987, perse la sua funzione originale nel 2003 quando il GFT subì una crisi a causa del made in Asia.


Nonostante ciò, Casa Aurora è ancora presente per ricordare il passato e non si può negare che rimanga tutt'ora un'esempio di architettura post-industriale
Aldo Rossi, seguendo i suoi principi, progettò questo edificio rifacendosi alla tradizione torinese, ovvero al tipico isolato dotato di portico. 
Casa Aurora risulta quindi avere facciate tripartite:

- piano terra e mezzanino: i portici che corrono paralleli a corso Giulio Cesa e a corso Emilia sono scanditi da una cornice verde e sormontati da una fascia finestrata in pietra chiara;

- piani superiori: due piani sormontano la scansione precedente caratterizzati dal laterizio e il tema del verde ritorna nel serramento delle finestre rettangolari;

- abbaini e copertura: come vuole la tradizione torinese, gli abbaini vengono inseriti, ma riproposti in semplici scatole rettangolari di intonaco bianco e infine la copertura in lamiera chiude l'edificio.  


Uno degli elementi che mette sempre in crisi un architetto è l'angolo dell'edificio. Come lo si risolve? In questo caso Aldo Rossi ha pensato di inserire tre torrette, una per ogni angolo, che fossero completamente cieche, come anticipato prima. La più importante è quella centrale che determina l'asse di simmetria dell'intero edificio ed è caratterizzata al piano terra da due colonne bianche di ordine gigante che sostengono una trave in acciaio di colore verde. All'interno di questa torre si trova un piccolo teatro che ospitava le sfilate di moda, mentre nelle torri laterali sono presenti i servizi. 
Il resto dell'edificio all'interno è pensato per contenere diverse esigenze distributive.

Casa Aurora è sicuramente sembrata un pò strana ai torinesi dell'epoca con quelle sue facciate cieche e quelle forme elementari ridotte all'osso, ma è diventata col tempo un punto di riferimento, un inconfondibile segno nella città con quel pizzico di tradizione.

Shake Your Mind!

Fonti testo:
- rottasutorino.blogspot.it
- modulo.net
- museotorino.it

Fonti immagini:
1) fondazionealdorossi.org
2) rottasutorino.blogspot.it
3) bluffton.edu