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Casa dell'Obelisco: il contrasto nelle curve

Qualche tempo fa parlavamo di edifici criticati per la loro rottura con il tradizionalismo, in particolare della Bottega di Erasmo. Anche oggi tratteremo un edificio alquanto singolare, ancora più dell'opera citata di Gabetti e Isola, poichè la particolarità sta nell'uso della linea curva, quasi una rarità nella lineare Torino. 


Andando al fondo di corso Vittorio Emanuele II, superato il parco del Valentino, attraversato il fiume Po sul ponte Umberto I e salendo lungo la collina torinese, incontriamo Piazza Crimea, e, per l'esattezza, al numero civico 2 il nostro occhio si soffermerà quasi sicuramente su Casa dell'Obelisco, proprio perchè, come si diceva prima, è tendenzialmente caratterizzato da linee curve parallele tra loro che ricordano le dune del deserto o le onde marine.
Questo bizzarro edificio, che deve il suo nome all'obelisco posto al centro della piazza, è stato costruito tra il 1954 e il 1959 e progettato dagli architetti Sergio Jaretti ed Elio Luzi. A primo impatto questo edificio, destinato ad appartamenti, può sembrare molto diverso dall'architettura circostante, in realtà mantiene intatti alcuni elementi fondamentali dello stile torinese:

- 5 piani fuori terra;
- allineamento con gli assi stradali;
- allineamento delle finestre lungo le facciate principali;
- planimetria a L e distribuzione interna lineare.

La sua stravaganza resta, quindi, tutta nelle facciate costituite da un rivestimento in pietra artificiale creato in laboratorio grazie a degli stampi in gesso e assemblato successivamente in opera. Gli strati curvilinei sovrapposti vengono modellati in corrispondenza dei pilastri, delle logge e dei balconi. All'ultimo piano la copertura è piana ed emergono le canne fumarie e la torre dell'ascensore.  


L'ingresso all'edificio avviene dall'angolo attraverso un piccolo portico che porta al vano scala e all'ascensore. Al piano terreno sono presenti gli uffici mentre, ai piani superiori, gli appartamenti non sono tutti uguali, ma si differenziano in quanto alcuni sono duplex, altri singoli.
Le ringhiere sono in ferro e tutti i balconi sono tendenzialmente curvilinei. 


Questo tipo di architettura si ispira molto allo stile dell'architetto Antoni Gaudì, quindi ad uno stile più legato al mondo naturale, decisamente in contrasto con la tradizione torinese.

Ma probabilmente è proprio questa sporadica rottura della linearità che fa di Torino una città magnifica e ricca e piccole singolarità da scoprire.

Shake Your Mind!

Fonti testo:
- www.museotorino.it
- www.manolino.com

Fonti immagini:
1) manolino.com
2- copertina) flickr.com
3) zerounidicipiu.it