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Come Daniel Libeskind onora il Giorno della Memoria

Ieri, 27 gennaio, era il Giorno della Memoria. Un giorno triste dove si ricordano le vittime dell'Olocausto, dove si racconta come le persone venivano torturata e uccise e dove si insegna a come non debba più succedere nulla del genere.
In questa ambientazione agghiacciante gli architetti rispondo al bisogno umano del non dimenticare ciò che è stato. Raccoglie la sfida di questa necessità l'architetto polacco Daniel Libeskind.

Daniel Libeskind è nato nel 1946, poco dopo la guerra e i suoi genitori sopravvissero all'incubo nazista. Durante i suoi studi, Libeskind rivolge gran parte della sua attenzione alla storia che ritiene un elemento di estrema importanza per la progettazione di un edificio.
La sua teoria si basa sul fatto che ognuno di noi quando pensa a una civiltà e a un periodo storico, la prima immagine che gli viene in mente è un'architettura (se pensate all'Antica Roma vi verrà in mente il Colosseo, per l'Antica Grecia l'Acropoli, ecc.). Questo suo pensiero si riflette nella sua voglia di progettare edifici in grado di esprimere emozioni, che raccontino storie umane attraverso la combinazione di materiali e volumi.

Nel 1988 sposa definitivamente il linguaggio del Decostruttivismo. L'edificio viene scomposto in vari elementi che vengono poi riassemblati in difformità rispetto le regole classiche. In questo modo assolve al suo desiderio di creare emozioni: la geometria sembra instabile, i volumi deformati e le linee si spezzano creando nel fruitore una iniziale sensazione di spaesamento.

Questa sua bravura nel suscitare emozioni lo ha reso il progettista del Museo Ebraico di Berlino. Inaugurato nel 2001, questo museo è ricco di simbologia, ogni elemento è pensato per essere sia funzionale che evocativo. 


L'edificio ha una particolare forma a zig zag che simboleggia il cammino tortuoso e tormentato del popolo ebreo. Esternamente il museo è rivestito in zinco e presenta numerose finestre strette e allungate che ricordano ferite o squarci. 
Tutta la progettazione si basa su due linee e tre assi:
 
1) la prima linea (visibile dalla fotografia in alto costituita da due binari che intersecano l'intero edificio) richiama la storia ebrea, la seconda, ovvero l'intera linea a zig zag che è l'edificio, rappresenta la storia tedesca. Ove le due linee si incontrano l'architetto ha creato dei vuoti, ovvero l'interpretazione dell'Olocausto che è l'unico modo in cui si è creato il rapporto tra le due culture;

2) I tre assi simboleggiano i tre diversi destini degli ebrei in Germania. L'asse dell'Olocausto, caratterizzata da delle maschere metalliche con visi pieni di angoscia a ricordare gli ebrei, porta alla Torre dell'Olocausto, una struttura priva di finestre a parte un lucernario posto sulla sommità. L'ambiente è vuoto e silenzioso e impedisce di capire dove ci si trova. L'asse dell'Esilio conduce al Giardino dell'Esilio, un luogo costituito da 49 massicce colonne alte 6 metri che non permettono la visione dell'esterno e viceversa. L'asse della Continuità, infine, conduce al museo vero e proprio e simboleggia l'ostinazione degli ebrei a rimanere in Germania nonostante l'Olocausto e l'esilio.

La mancanza di prospettive impedisce al visitatore di avere una chiara visione di ciò che andrà a vedere, un senso di disorientamento che blocca la possibilità di capire cosa gli aspetta dietro l'angolo. Tutto ciò permette di rivivere quella parte di storia vissuta che ha visto tante sofferenze.

Daniel Libeskind ha sicuramente impressionato i tantissimi visitatori che sono andati a visitare questo museo così d'impatto e ricorda ogni giorno ciò che è stato e che non dovrà più essere. 

Shake Your Mind!

Fonte testo:
- Anna Sartea (a cura di), I Maestri dell’Architettura, Daniel Libeskind, Hachette, Milano 2010
- www.ilmitte.com
- www.visitberlin.de
- www.berlin.de

Fonte immagini:
1) bloomberg.com
2-3) inexhibit.com