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Il primo ospedale rivolese

Nel cuore della Rivoli storica, alle spalle della chiesa San Rocco, si trova un edificio abbandonato che dall'esterno non spicca particolarmente, anzi, si confonde con il resto dell'abitato. In realtà questo è uno degli edifici più importanti della città soprattutto dal punto di vista funzionale, infatti è stato il primo ospedale rivolese.

Qualche cenno storico

L'edificio nacque nel 1643 ed ospitò dal 1652 il convento dei Carlemitani Scalzi. Nel 1690 subì un incendio durante uno scontro contro i soldati francesi.
Nel 1717 con un Reale Editto venne deciso di aprire all'interno dell'edificio una congregazione dipendente dall'Ospedale di Carità di Torino a servizio dei malati di Rivoli e dintorni.
L'ospedale traeva i suoi profitti solo tramite beneficenza fino al 1740 quando il gioco del tiro a bersaglio divenne una nuova fonte di guadagno.
Nel 1803 avvenne la svolta: se fino a quel momento l'edificio era considerato principalmente un ricovero per i bisognosi, da quell'anno il governo francese lo adibì ad ospedale a tutti gli effetti a seguito della soppressione napoleonica del convento.
L'ospedale smise di assolvere al suo compito negli anni '80 del '900 quando venne costruito quello attuale in via Rivalta.

Architettura

Dal punto di vista architettonico l'edificio è ancora composto di tutte le sue parti: il chiostro con il portico lungo il perimetro, i lunghi corridoi con volte a crociera, le cellette della vecchia struttura conventuale, una terrazza e un grande salone a tutt'altezza nella manica principale. 
L'ultimo lavoro eseguito nell'edificio è stato il rifacimento della copertura del grande salone, il quale prima del restauro era composto da un soffitto a volte e invece ora è in legno con un sistema costruito composto da capriate.


La restante parte dell'edificio è in forte stato di abbandono e degrado con evidenti segni di umidità, scrostamenti, distacchi di intonaco e molto altro.
Fortunatamente l'ex ospedale è comunque ancora integro e sono presenti anche dei busti marmorei e delle iscrizioni in memoria dei benefattori, ovvero coloro che a seguito della loro morte hanno lasciato in parte o del tutto la loro eredità all'ospedale. A molti di loro, in seguito, sono state dedicate alcune vie cittadine, ad esempio a Rosa Fellogna e a Luigi Antonio Rombò.

Rivoli, come tutte le città, possiede al suo interno tesori nascosti e quasi dimenticati, che, dopo aver concluso la loro principale funzione, sono lasciati a degradare.
Si spera che prima o poi, presto, qualcuno prenda a cuore questi edifici e ne faccia un uso utile alla comunità.

Shake Your Mind!

Fonti testo:
- N. Gallino, E. Zanone Poma, Rivoli Insolita - Guida alla scoperta della città, Editris Duemila s.n.c., Torino 2006

Fonti immagini:
1) rivolidistoria.it
2) booksandbooks.it
3-4) Foto di Irene Fascio