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La Bottega di Erasmo: spazio al futuro passato

L'architettura come la scienza, la moda, l'arte, la tecnologia, ecc, è una disciplina in continua trasformazione, si cerca sempre di progettare qualcosa di nuovo e innovativo che possa modificare lo stile e segnare un'epoca. Siamo passati dall'architettura classica, a quella barocca, dal neoclassicismo all'eclettismo e via discorrendo. Ogni passaggio di stile o rivisitazione di esso, però, ha sempre scaturito critiche iniziali poiché diverso dalla "tradizione" o da ciò che la gente era abituata a vedere. Un caso del genere ha visto protagonista la Bottega di Erasmo.

Ci troviamo nei primi anni '50 del '900 e Roberto Gabetti (1925-2000) e Aimaro Isola (1928) sono due giovani architetti laureati da non molto (questi due personaggi sono tra i più importanti architetti nella scena torinese di questi anni). Torino è reduce dalla II Guerra Mondiale e si ritrova ancora con lotti edificati distrutti dai bombardamenti. Il librario Angelo Barrera commissiona ai due architetti la progettazione di una nuova libreria antiquaria in un lotto distrutto durante la guerra, a pochi passi dalla Mole Antonelliana. Il nuovo edificio oltre ai locali commerciali dovrà contenere la residenza per il committente.
I due architetti si mettono subito all'opera e ciò che progetteranno e verrà costruito lascerà interdetta la critica.


Gabetti e Isola decidono di rompere con la tradizione, ma anche di mantenere alcuni elementi già consolidati nello stile dell'epoca rivisitandone i caratteri. L'edificio, quindi, si presenta di cinque piani fuori terra più un piano arretrato mantenendo l'altezza standard e l'allineamento su strada degli altri edifici intorno (e in generale di tutta la conformazione urbanistica torinese).
La distribuzione interna è divisa, come da commissione, in due parti: i piani interrato, seminterrato, rialzato, primo e secondo sono occupati dalla libreria, mentre il terzo, quarto e arretrato dalla residenza.

Tra gli elementi che hanno maggiormente generato critiche c'è sicuramente la facciata su strada: essa è scandita da fasce piene, ovvero con mattoni faccia vista, e vuote, ovvero con finestre. La scansione delle fasce è la seguente:

1) guardando la facciata e partendo da sinistra, la prima fascia rompe la continuità lineare su strada per inclinarsi verso l'interno caratterizzando così l'ingresso principale. Questa fascia è principalmente costituita da mattoni faccia vista interrotta nel mezzo da una striscia di cemento armato; inoltre essa è inclinata fino al terzo piano fuori terra dove gli ultimi due piani ospitano finestre con balconi;
2) la seconda fascia è chiusa con pietra di luserna per i piani rialzato, primo e terzo; gli altri sono costituiti da finestre con balconi angolari;
3) la terza fascia è caratterizzata dal mattone faccia vista tagliata al centro dalla rivisitazione di un bow-window dai tratti spigolosi;
4) la quarta fascia riprende la seconda dal piano terzo in su, mentre i piani sottostanti sono costituiti da finestre con balconi angolari;
5) le fasce cinque, sette, otto e nove hanno a tutti i piani finestre con balconi angolari, tranne al piano rialzato dove c'è solo la finestra;
6) la sesta fascia è simile alle fasce del punto 5), ma i piani primo e secondo hanno un'altro tipo di bow-window con le vetrate a filo dei balconi;
7) la decima fascia risulta arretrata rispetto al filo stradale per i primi tre piani fuori terra ed è costituita da un ingresso al piano rialzato e due finestre con balconi lineari ai piani primo e secondo; il piano terzo è caratterizzato da un terzo tipo di bow-window, sempre dai tratti spigolosi, e il piano quarto ha una finestra;
8) l'undicesima fascia, infine, è costituita da mattoni faccia vista tranne al piano terra dove è presente il passo carraio e al piano quarto dove c'è nuovamente la finestra con balcone angolare.


Lungo il piano terra, l'edificio è caratterizzato da una fascia in pietra di Luserna con le finestre del piano seminterrato con forma a ziggurat coperte da una griglia in ferro.

All'interno particolare è la scala di collegamento fra i piani costruita in cemento armato e con le pedate rivestite in marmo. Inoltre tutti gli arredi sono stati progettati dagli architetti.

La critica sia nazionale che internazionale si pronunciò in merito al fatto che l'edificio si distaccasse molto rispetto alla "tradizione" del movimento moderno. Sulla rivista "Casabella-Continuità" venne scritto un articolo sulla Bottega di Erasmo e la definì "neoliberty" poiché rivisitava il concetto di bow-window. Ma Gabetti e Isola non si trovarono d'accordo con questa definizione. 

In conclusione, tutti gli edifici che in qualche modo modificano la tradizione vengono criticati perchè non sono conformi alle "mode" del momento e quindi risultano "strani" a primo impatto, ma con il passare del tempo l'occhio si abitua al diverso stile fino ad apprezzarne le forme e le caratteristiche. E questo è successo anche alla Bottega di Erasmo, divenendo lo spunto per il nuovo futuro passato.

Shake Your Mind!

Fonti testo:
- www.museotorino.it
- AA.VV., 26 Itinerari di Architettura a Torino, SIAT, Torino 2000

Fonti immagini:
1-4) Foto di Elena Massa
Immagine di copertina: nicolacastellano.com