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Palazzo del Lavoro: gloria, decadenza, (forse) rinascita

Tutti noi abbiamo in mente il Palazzo del Lavoro, o quasi. Per chi non lo conoscesse, sicuramente se qualcuno glielo mostrasse potrebbe dire “Quel capannone tutto arrugginito e mezzo sfasciato? Perché è un edificio famoso?” oppure “Ah si, adesso ho capito! Però come è ridotto male!”, ovviamente le risposte variano a seconda dell’età e della cultura del ricevente la domanda. Sicuramente, però, potreste trovare delle persone che alla domanda “Hai presente il Palazzo del Lavoro di Torino?” rispondano “Si certo, quell’edificio è bellissimo!”. Già proprio così, questo edificio è un capolavoro di architettura moderna sviluppata negli anni del dopoguerra, anche se adesso non appare così meraviglioso come lo era un tempo.



Il progetto, opera dell’Ing. Pier Luigi Nervi in collaborazione con l’Arch. Giò Ponti, è stato pensato per l’evento Italia ’61 che celebrava i cent’anni dell’Unità d’Italia sotto forma di Esposiszione Internazionale del Lavoro, tenuta proprio a Torino nel 1961. La costruzione dell’edificio iniziò nel febbraio 1960 e terminò a dicembre dello stesso anno.

Ma cosa rende questo edificio così speciale? Semplice: l’innovazione tecnologica costruttiva. Il Palazzo, a pianta quadrata, copre una superficie di 22.500 mq circa (156 m per lato) ed è sormontato da una copertura composta da 16 moduli in calcestruzzo armato. Questi ultimi sono sostenuti da colonne, sistemate in posizione centrale rispetto ai moduli, alte 25 metri che si rastremano in altezza terminando in una raggiera di travi in acciaio, donando la sua particolare bellezza architettonica che permette al visitatore di stare col naso all’insù I moduli in copertura sono indipendenti tra loro e uniti solo da una fessura che funge da lucernaio. La struttura così formata permette di avere una facciata completamente vetrata (ovvero una facciata continua o curtain wall) composta da setti in lamiera verticali ai quali si agganciano delle lamelle frangisole orientabili a seconda dell’esposizione solare. Il padiglione così composto offre la possibilità di avere all’interno spazi molto flessibili sia per l’evento del ’61, sia per quelli successivi. Oltre al grande salone espositivo, nel piano interrato è presente una sala conferenza, un albergo diurno, due sale cinematografiche e l’area dedicata agli impianti.

Terminata l’esposizione, il Palazzo del Lavoro iniziò il suo lento periodo di decadenza. Inizialmente divenne la sede torinese dell’International Training Center del Bureau International du Travail dell’ONU, ma venne abbandonato negli anni ’70; a seguire ospitò una sezione della Facoltà di Economia e Commercio fino al 2008 e dal 2009 venne occupato da una discoteca e da alcune attività commerciali fino all’abbandono completo. I grandi costi di manutenzione portarono alla chiusura definitiva del Palazzo. L’assurdità in tutta questa faccenda è il fatto che lo stesso Nervi aveva già predisposto, ai tempi della costruzione, i plinti (ovvero le basi dei pilastri sotto terra) e gli innesti per un nuovo solaio intermedio il grande salone e potere in questo modo sfruttare lo spazio al meglio con nuove funzioni. Nervi, a suo tempo, aveva pensato a laboratori o un impianto sportivo. Ma, ovviamente, i tempi sono cambiati e anche la gestione di questo grande edificio ha portato alla sua lenta disfatta. Le lame in facciata sono ormai arrugginite in buona parte, i vetri sono spaccati e, come se non bastasse, il Palazzo è stato vittima di incendi dolosi nell’ultimo anno, tra cui il più grave il 20 agosto 2015 che ha distrutto il secondo piano. Un vero disastro!



Nel 2007, però, l’edificio fu venduto dal Demanio a privati che avevano intenzione di mettere in atto quello che già Nervi aveva pensato, ovvero una rifunzionalizzazione, ma inserendo un centro commerciale, più consono al terzo millennio per riuscire a mantenerlo. E a questo punto voi potreste dire: “Un altro centro commerciale?! Ma c’è il Lingotto a neanche un kilometro di distanza!” e avreste ragione, è quello che ho pensato anche io. Ma, non sarà come l’ennesimo già presente, bensì un centro commerciale di lusso, in stile Harrods a Londra (o almeno questa è l’idea!).

Quindi il progetto parte prendendo l’incarico l’architetto Alberto Rolla, ma varie vicissitudini portano ad un nulla di fatto fino al 2014 quando il progetto viene riproposto ma la progettazione è ancora lunga, molti sono i problemi da affrontare. Bisogna fare i conti con la mole di nuovi parcheggi, interrati e non, da inserire e soprattutto con la nuova viabilità nell’incrocio tra c.so Unità d’Italia e c.so Maroncelli: è in previsione un sottopassaggio che permetta una migliore circolazione degli autoveicoli e dividere il traffico tra quelli che dovranno andare nel Palazzo e verso p.zza Bengasi e chi invece si dirige verso il centro città. Inoltre il progetto prevede tutta la sistemazione della zona intorno l’edificio con la riqualificazione del parco già esistente verso il Palavela.
Il progetto dell’edificio riprenderà l’idea dello stesso Nervi ovvero l’inserimento di un solaio intermedio nel grande salone, ma anche una hall a tutta altezza, che possa ospitare un centinaio di negozi.

L’inizio dei lavori di rifunzionalizzazione è previsto per la primavera del 2017 e il completamento nel giugno 2018. Ce la faranno i nostri eroi a far rinascere il Palazzo del Lavoro? Lo scopriremo presto!

Shake your mind!

Fonti testo:
- William J.R. Curtis, L’architettura moderna dal 1900, Phaidon 2009
- www.museotorino.it
- www.torino.repubblica.it
- www.torinotoday.it
- www.comune.torino.it/cittagora

Fonti immagini:
1) www.regesta.com
2) www.mimoa.eu
3) www.repstatic.it
4) www.spaziotorino.it