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Problemi "periferici": le Vele di Scampia

L'articolo di oggi ci porta nel sud Italia, per l'esattezza a Napoli, ad affrontare un argomento di cui si parla per tutte le maggiori città italiane, ma per Napoli il problema è molto grande. Sto parlando delle periferie e in particolare di Scampia e delle sue Vele.


Già Renzo Piano nel momento in cui è diventato senatore ha iniziato a parlare del problema delle periferie, della necessità di inglobarle nel resto della città e non trattarle come un luogo annesso ad essa solo marginale. 
Il quartiere Scampia a Napoli è l'emblema della marginalità, visto come la zona della criminalità per eccellenza. In particolare il fulcro della criminalità si trova nelle famose Vele, ovvero una serie di sette edifici (ora solo più quattro a seguito dell'abbattimento di tre di esse tra il 1997 e il 2003) chiamati così poichè ricordano la forma di una vela. 
Perchè proprio in questi edifici ha prolificato la criminalità? L'architettura è una delle cause? Mi rincresce dire che purtroppo il tipo di edificio ha contribuito molto alla formazione della malavita, ma posso anche affermare che la storia poteva andare in tutt'altro modo. 


Tutto ha avuto inizio nel 1962 con la legge 167/62 riguardante le "Disposizioni per favorire l'acquisizione di aree fabbricabili per l'edilizia economica e popolare", ovvero la possibilità di espropriare beni terreni per pubblica utilità, nella fattispecie per rendere disponibili aree per la costruzione di edifici adatti ai più bisognosi. L'obbiettivo di Napoli era quello di sviluppare la città verso Scampia in modo tale da inglobare questo quartiere nel cuore della città.
Il progetto fu affidato all'architetto Francesco Di Salvo che nella sua formazione aveva appreso ed apprezzato l'influenza del pensiero di Le Corbusier e di Ludwig Mies van der Rohe ed era attivo nel campo dell'edilizia napoletana.
Le Vele di Scampia si ispirano al modello abitativo dell'Unitè d'Habitation di Marsiglia progettato da Le Corbusier (di cui abbiamo parlato nella settimana tematica #Radici), ovvero un edificio concepito come quartiere autosufficiente, con negozi e attività che possano favorire la socializzazione tra gli abitanti e un forte senso di comunità. Gli edifici sono caratterizzati dalla presenza di due corpi di fabbrica divisi da un vuoto, all'interno del quale si sviluppa la distribuzione degli alloggi data da una serie di passerelle aeree poste a piani sfasati rispetto agli ingressi degli appartamenti, quest'ultimi collegati alle passerelle tramite scale. 
Questo luogo di passaggio e collegamento era stato concepito come una grande area comune che ricordasse i vicoletti della Napoli storica e la stratificazione della città antica, ricca di fascino e interazioni sociali. Purtroppo però, questa soluzione favorì la formazione della criminalità poichè i luoghi celavano al loro interno cospirazioni e attività malavitose. 

Come ho detto prima, però, la situazione attuale poteva essere molto diversa, ma una serie di circostanze durante la costruzione delle Vele comportò il fallimento dell'intero progetto. 
In primo luogo l'idea dell'architetto venne in buona parte stravolta dalle imprese appaltatrici che si permisero di variare molti elementi del progetto originale. In particolare:

- il modulo su cui si basava l'intero edificio venne modificato comportando una diminuzione dell'intercapedine tra le due parti di edifici (10,80 metri invece di 12 metri), compromettendo quindi l'illuminazione, l'areazione e la vivibilità dell'area;

- Di Salvo aveva esplicato nella sua relazione illustrativa come fosse importante un sistema di prefabbricazione che potesse garantire agli alloggi la flessibilità, invece è stata adottata una maglia estremamente rigida senza permettere la versatilità e quindi la formazione di spazi per la comunità ed eliminando i vuoti lungo la facciata che potessero permettere maggiore luce tra le passerelle.

In secondo luogo fattori esterni alla realizzazione contribuirono alla loro disfatta. In particolare:

- Scampia non venne mai efficacemente collegata al resto della città, diventando così velocemente un ghetto e un quartiere dormitorio;

- per circa 15 anni le forze dell'ordine non misero piede nel quartiere, causando la formazione della delinquenza indisturbata;

- gli edifici vennero concessi agli affittuari anche in mancanza di servizi primari, quali luce e acqua, e a seguito del terremoto di Irpina del 1980 molti sfollati occuparono abusivamente gli appartamenti rimasti vuoti.

Ad oggi le Vele sono in uno stato di fortissimo degrado. Il 3 marzo 2017 è stato approvato l'abbattimento di tre delle quattro Vele rimaste e la riqualificazione dell'ultima, nel frattempo sono già stati costruiti nuovi edifici in grado di ospitare gli abitanti rimasti nelle Vele. 
Purtroppo la cattiva esecuzione dei lavori, i fraintendimenti dei concetti del progettista e la pessima gestione da parte dell'amministrazione locale hanno portato a gravissime conseguenze sociali in questa periferia di Napoli e ora si tenta di ristabilire l'equilibri abbattendo il cuore della malavita, ma forse è troppo tardi per estirparla del tutto.


Shake Your Mind!

Per approfondimento: Le Vele di Scampia, cultura e progetto (link)

Fonte testo:
- Le Vele di Scampia in AA.VV. Francesco Di Salvo. Opere e progetti, (pp. 69-82)
- fanpage.it

Fonti immagini:
1) internettuale.wordpress.com
2-3) fanpage.it
4) Foto di Tommaso Loro