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Ritorno allo splendore: il caso della Cascina Marchesa

Chi di voi ha letto i miei articoli avrà capito che spesso tratto l'argomento della rigenerazione urbana. Ne abbiamo parlato con l'Atelier Fleuriste a Chieri, con l'edificio in via Calandra a Torino e con il Castello di Rivoli
Il territorio in cui viviamo è ricco di storia: quasi ogni parte di città è caratterizzata da un piccolo patrimonio culturale che riteniamo necessario salvaguardare, poichè l'impronta materiale costituita dagli edifici è una chiara testimonianza delle trasformazioni urbanistiche avvenute nel corso dei secoli.
Siamo circondati da costruzioni che ci permettono di leggere la città del passato. Basta voltare l'angolo per ritrovarsi davanti a qualcosa di antico, ma spesso in stato di abbandono. 
Questa condizione degli edifici è molto comune e può determinare un crollo della struttura stessa eliminando così la traccia che avevamo sul territorio. Per questo motivo è importante il recupero edilizio.

Gli edifici oggetto di recupero più comuni sono le cascine. Essendo il nostro territorio, come tanti altri, un tempo costituito principalmente da terreni fertili, la cascina era la tipologia edilizia tra le più diffuse. 
In particolare oggi vedremo la trasformazione della Cascina Marchesa, e di come è tornata al suo antico splendore.

La Cascina Marchesa venne costruita nel '600 sulla base di una precedente grangia (ovvero una struttura utilizzata per la conservazione del grano e delle sementi) di origine cinquecentesca. Essa si trova immersa nel parco della Pellerina sulle sponde del fiume Dora.

Il suo impianto planimetrico originale è ad "L", come viene mostrato nella carta topografica della caccia del 1762. Le due maniche dell'edificio suddividevano la parte di civile abitazione da quella di lavoro agricolo vero e proprio, inoltre era presente una cappella distaccata dall'impianto principale.

Il suo assetto attuale a corte chiusa venne eretto nell'800. Questa sistemazione è quella tipica torinese dopo la metà del '700, dove la corte, lasciata rustica, conteneva il deposito degli attrezzi, prodotti agricoli, stalle e fienili e l'appendice a questa struttura ospitava l'abitazione vera e propria.

Dopo numerose occupazioni e sgomberi dagli anni '90 del Novecento in poi, la cascina, ormai in stato di abbandono e forte degrado, venne ristrutturata negli anni 2000 e data in concessione dal 2010 alla società sportiva Turin Marathon



La villa abitativa si presenta come edificio simmetrico costituito da due corpi di fabbrica laterali prospicienti in avanti rispetto al centrale arretrato e che indica l'ingresso principale. I due corpi laterali hanno due bucature finestrate per ogni piano e tra di esse la bucatura è solo segnata sotto forma di decorazione di facciata. 
Il corpo centrale, invece, è costituito da tre bucature per ogni piano: al piano secondo sono presenti tre arcate che costituiscono un loggiato ora chiuso da vetrate. Il corpo arretrato ha, inoltre, il marcapiano e le lesene (l'elemento architettonico decorativo addossato alla parete che nasconde le colonne portanti retrostanti).
In copertura, sono presenti tre abbaini in corrispondenza della fila centrale di finestre per ogni corpo di fabbrica. Quello centrale risulta essere diverso da quelli laterali.



Questa magnifica cascina è passata dalla funzione agricola a quella di aggregazione e tempo libero. Dopo un secondo restauro e ristrutturazione nel 2012 l'edificio ospita ora, inoltre un hotel e un ristorante.

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Fonti testo:
- www.museotorino.it

Fonti immagini:
1-2-3) www.museotorino.it
4) www.2spaghi.it