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(La Spina Centrale, terzo appuntamento) Spina 3: un rapporto perfetto tra passato e presente

Continuano i nostri appuntamenti di approfondimento sul Progetto Speciale Spina Centrale: dopo avere parlato di Spina 1 e Spina 2, oggi ci occupiamo del terzo tassello, il penultimo per completare questo puzzle a tema urbanistico.



Spina 3 è l’area con la dimensione maggiore tra i quattro lotti, essa, infatti, occupa una superficie di 1 milione di metri quadri circa e, a differenza delle altre, il boulevard stradale che sovrasta il sedime ferroviario sottostante non rimane al centro del lotto ma spostato verso est. In questa parte di territorio sorgevano le più importanti fabbriche di Torino, dai primi anni del ‘900 fino agli anni ’80 – inizio ’90 quando vennero chiuse, grazie alla presenza sia del fiume Dora sia, ovviamente, dalla ferrovia che permettevano un trasporto rapido delle merci verso altre città. Ciò ha reso quest’area il cuore della città operaia nella zona centro-nord di Torino. Con la decisione di interrare la ferrovia la zona è stata completamente riqualificata ed è stato fatto un grande lavoro di ricucitura della città ove prima c’erano le fabbriche e la ferrovia. Le industrie che occupavano Spina 3 erano: Fiat Ferriere (divisa in tre comparti, Ingest, Vitali e Valdocco), Michelin, Savigliano e Paracchi. A seguire ci occuperemo di queste aree vedendo le trasformazioni che hanno subito oggi.



Fiat Ferriere

Questa fabbrica era la più estesa tra le quattro e il suo lavoro ha inizio nel 1917 durante la prima guerra mondiale. Già attiva come industria di armi, dopo averla acquistata, la Fiat la rifunzionalizza a fucina e lavorazione dei metalli al fine di alimentare il settore automobilistico, aviatorio e motoristico. La chiusura dell’industria avvenne nel 1992 quando ormai la crisi del settore metallurgico e siderurgico era a un livello avanzato. Come detto nel paragrafo precedente, l’area di Fiat Ferriere era stata suddivisa in tre comparti differenti e questa divisione è stata mantenuta anche per le trasformazioni degli ultimi anni. L’area denominata Ingest a ovest dell’area tra via Borgaro, via Val della Torre, via Nole e corso Potenza è stata demolita completamente per permettere la costruzione del Centro Diocesiano del Santo Volto e di diversi complessi residenziali.

La chiesa del Santo Volto è stata costruita dall’archistar Mario Botta progettata ispirandosi alle ex-fabbriche; essa è a pianta centrale e circondata da sette torri di 35 metri che permettono l’ingresso della luce dall’alto. Il rivestimento esterno è in mattoni faccia-vista mentre all’interno predomina il legno. La chiesa possiede l’unico elemento preservato delle fabbriche ovvero la ciminiera alta 55 metri, circondata da una struttura metallica elicoidale luminosa; essa ora ha funzione di campanile e ricorda la vecchia destinazione d’uso, le campane, tuttavia, sono ai piedi della torre e non incorporate alla ciminiera per preservarne l’aspetto originario. Il comprensorio Vitali delimitato da via Orvieto, via Verolengo e via Borgaro, è stato diviso in due parti per la trasformazione: la zona est è caratterizzata da un forte mix funzionale composto da residenze private e pubbliche, attività commerciali, ricettive, produttive e terziarie; la zona ovest ha mantenuto gran parte delle strutture delle fabbriche colorandole di rosso caratterizzando molto questa area divenuta un grande spazio aperto adatto per passare un tranquillo pomeriggio o per numerose manifestazioni. Infine la zona Valdocco, che si estende tra via Livorno e corso Mortara (affianco al boulevard), ospita un comparto residenziale, progettato dallo studio Isola Architetti e dallo studio Picco e un parco scientifico tecnologico per l’ambiente definito come Environment Park (anche abbreviato EnviPark) progettato dagli architetti Benedetto Camerana (personaggio importante nel settore a livello torinese), Emilio Ambasz, Giovanni Durbiano e Luca Reinerio. Questo parco tecnologico (il primo in Europa) ha dato il via a tutte le altre trasformazioni attuate in Spina 3, iniziato nel 1992 e terminato nel 2000 è caratterizzato da una copertura verde (come per il PAV di cui abbiamo parlato in questo articolo), dal verde anche in facciata ed è costruito con materiali eco-compatibili e tecnologie attente al risparmio energetico. All’interno sono ospitati laboratori e uffici per le sperimentazioni.



Michelin

Quest’area è divisa in due parti, la nord e la sud. La zona nord è compresa tra via Livorno, corso Mortara e via Tesso a nord della Dora ed era occupata dalla fabbricata che produceva i famosi pneumatici. Oggi ospita le tre cosiddette “torrette di Spina 3”, vere e proprie torri residenziali che raggiungono i 21 piani fuori terra. La progettazione per questi edifici è stata affidata allo studio Picco, allo studio dell’architetto Rosenthal e allo studio AI. Dal 2003 al 2006 le torri sono state una delle sedi dei Villaggi Media per ospitare i giornalisti durante le Olimpiadi del 2006. L’area sud è delimitata da via Livorno, via Treviso, corso Umbria e il parco Dora contiene un centro commerciale e residenze. Quest’ultime sono divise in due corti chiuse con giardini privati al suo interno e i piani variano dai 9 ai 15 piani. Il centro commerciale, come l’EnviPark, è stato tra i primi ad essere costruito permettendo il rilancio dell’intera area verso la trasformazione. Il centro si sviluppa attorno ad un grande spazio aperto centrale suddiviso in tre livelli collegati tra loro tramite passerelle aeree di materiali diversi per sottolineare le possibili traiettorie percorribili a piedi. Infine, è stato mantenuto un ex-fabbricato sede dei vigili del fuoco della Michelin, restaurato e rifunzionalizzato a museo di informazione ed educazione ambientale che prende il nome di A come Ambiente.



Savigliano

Questo comprensorio era dedicato allo stabilimento che produceva bobine elettriche per la costruzione di materiale ferroviario. Esso è compreso tra via Tesso, via Giachino, via Udine e corso Mortara. In questo caso non si è previsto il totale abbattimento degli edifici preesistenti perché la manica principale del complesso era vincolata dalla Sovrintendenza poiché ritenuta un edificio d’importanza storico-architettonica. Di conseguenza è stata restaurata e rifunzionalizzata a galleria commerciale e sono stati aggiunti degli innesti sistemati a pettine lungo la manica storica rivestiti in pannelli di alluminio e vetro con funzione produttiva e artigianale. Infine nell’ultimo piano della manica sono stati inseriti dei loft residenziali.



Paracchi

L’ultimo comparto industriale che produceva tappeti, si trova a ovest rispetto alle altre aree affacciata sulla Dora e attualmente parte del complesso è stato abbattuto per favorire la costruzione di nuove residenze, un supermercato e funzioni commerciali. Inoltre è stata restaurata una vecchia palazzina della ex-fabbricata e ora ospita uffici, terziario e all’ultimo piano dei loft.



Queste sono le aree di grande trasformazione e ricostruzione cucite assieme dal grande Parco Dora centrale. Esso ha una superficie di 450.000 metri quadrati circa ed è alternato da elementi prettamente naturalistici a quelli che mantengono un forte rapporto con il passato attraverso il mantenimento di elementi degli ex-fabbricati.

Infine, lungo il nuovo boulevard a est dell’area sorge la stazione ferroviaria Dora, la seconda lungo il nuovo sedime sotterraneo.



Termina così il nostro terzo appuntamento. Vi aspetto la prossima settimana con il capitolo conclusivo della Spina Centrale.

Stay tuned!

Video del progetto EnviPark

Fonti immagini:
1) Google maps
2) http://www.comune.torino.it
3) www.archimagazine.com
4)  www.flickr.com
5) http://www.comune.torino.it/
6) foto di Michele D’Ottavio
7) www.photoshelter.com
8)  www.comune.torino.it
9) www.urbancenter.to.it