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Villa Scott: il set degli orrori

Una delle architetture più belle presenti nella zona precollinare torinese è Villa Scott, o meglio nota come “Villa del bambino urlante”. Questo suo soprannome è dovuto al fatto che questo edificio è stato protagonista nel famoso thriller di Dario Argento Profondo Rosso nel 1975. Questo è il motivo principale per cui la villa è famosa nel mondo, ma il realtà è uno degli esempi più importanti di architettura liberty in Italia.



Il Liberty si sviluppa a Torino a cavallo tra l’800 e il ‘900 e deve la sua influenza alle scuole parigina e belga (per quanto riguarda l’architettura). Lo stile ha preso piede in questo periodo in tutta Europa e ogni Paese ha dato il proprio nome al fenomeno (es. in Francia Art Nouveau, in Gran Bretagna Modern Style), ma il filo conduttore era il medesimo: estetica al primo posto basata su motivi floreali ed eleganti, ricchi di curve e ghirigori. Questo stile trova terreno fertile anche nell’ambito degli arredi e negli oggetti di design.

Villa Scott è stata commissionata nel 1901 da Alfonso Scott (consigliere torinese della Società torinese automobili Rapid) all’ingegnere Pietro Fenoglio, che a Torino è famoso per le sue opere nello stile liberty (alcune di queste opere le vedremo prossimamente!). Il sito ove sorge la casa (c.so Giovanni Lanza 57) ha un dislivello di 24 metri rispetto al cancello d’ingresso e vennero occupati da una grande scalinata e da corpi di fabbrica annessi all’edificio principale. La villa ha una planimetria articolata costituita da due torri ai lati della facciata principale, la prima di tre piani e la seconda di quattro, unite da una veranda vetrata sormontata da una terrazza. Tante sono le terrazze, le logge e i bow-window (forse vi ricordate cosa sono se avete letto questo articolo!) che caratterizzano le facciate e le piante dei vari piani della villa. Ma ciò che la caratterizza maggiormente è proprio il tema del liberty che diventa un tutt’uno con la struttura stessa. I vetri delle finestre delle verande, dei bow-window e delle terrazze sono ornati da curve sinuose in ferro che conferiscono eleganza alle facciate; le colonne e le finestre stesse sono disegnate curvilinee e prive di linee spezzate creando armonia tra le parti. Anche la scalinata che dal cancello porta alla villa ha una balaustra in ferro arricchito di ghirigori e sostenuta da colonnine in cemento esteticamente elaborate.

L’edificio è inoltre immerso nel verde. Anche il giardino è stato progettato ad hoc suddiviso in elementi fantasiosi che riprendono il tema liberty con aiuole dal perimetro sinuoso come il corpo dei serpenti. Il fatto che le verande e i bow-window protendano verso il giardino fanno sì che quest’ultimo diverti un’appendice dell’architettura stessa della villa.

Gli interni, come gli esterni, sono studiati in stile liberty, dagli elementi fissi come le scale agli arredi. La villa venne terminata nel 1902.

Curiosità:
- Quando è stata usata per le riprese cinematografiche di Profondo Rosso, la villa era sede di un istituto femminile gestito da suore. Il regista Dario Argento, a spese della produzione, ha offerto a maestre e alunne una vacanza a Rimini per due mesi per avere l’edificio vuoto e permettere le riprese in tutta tranquillità;

- Più avanti negli anni la villa venne abbandonata e, a causa del film di Argento, rimase legato al filone dell’esoterismo torinese.



Fonte testo: 
- Maurizio Ternavasio, Pietro Fenoglio Vita di un architetto – Viaggio nella Torino liberty del primo ‘900, Araba Fenice, Boves 2014.

Fonti immagini:
1) www.flickr.com
2) www.a-belle-epoque.de
3) www.wikimedia.org