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Due parole con Mattia Gaido

Intervista di Irene Fascio e Federico Mo

MATTIA GAIDO fotografo-documentarista. Giovane rivolese che abbiamo già incontrato durante la mostra “LE RADICI DELL’ESSERE UMANI” tenutasi ad Alpignano in Ottobre e che ci ha visto da organizzatori.

Mattia nasce a Rivoli nel dicembre 1994. Laureato presso il corso di Scenografia Cinematografica dell'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Si avvicina all'arte visiva e alla fotografia in particolare quali mezzo di espressione della personalità, oltre che strumento di racconto e condivisione delle storie e delle sensazioni presenti attorno a noi. Il viaggio è per lui mezzo di conoscenza dell'altro e esplorazione di se stessi, dove la fotografia di viaggio e di reportage sono principali veicoli di connessione al luogo. Tra i viaggi più recenti il Kenya, l'India e un breve periodo di residenza in Turchia per ricerca fotografica.

L’abbiamo intervistato per conoscerlo meglio e per scoprire come nasce e cosa fa un fotografo-documentarista.

Da dove nasce la tua passione per la fotografia?
Inizialmente credo un po’ come tutti, quando si è piccoli i genitori fotografano e anche tu inizi a fare foto a ciò che è intorno a te. Ma la mia passione per la fotografia, intesa come mezzo di espressione estetica, è iniziata nel 2012 dopo la prima esperienza in Africa perché sentivo la necessità di raccontare. Infatti un primo progetto che ho realizzato è stato quello di cogliere la bellezza delle piccole cose nel quotidiano africano. Inoltre in parte questo viaggio ha contribuito nella scelta dell’Accademia delle Belle Arti come percorso universitario ma nello specifico il ramo della fotografia e della grafica è stata una scelta decisa in seguito.


Ti definisci fotografo-documentarista… perché documentarista?
Documentarista è un significato che varia da persona a persona e da progetto a progetto. Per me documentare significa raccontare le emozioni, nelle mie fotografie cerco sempre di portare all’occhio di chi osserva le emozioni. In particolare amo raccontare ciò che riguarda le persone e la loro vita quotidiana. Documentarista significa essere capace di raccontare sia la sensazione del momento ma anche una storia celata dell’immagine. Infatti i più bravi documentaristi sono coloro che sanno raccontare una storia particolare con una determinata foto, in seguito ogni osservatore può interpretarla in maniera diversa perché la collega con il proprio passato e il proprio vissuto. Documentare significa anche raccontare il modo in cui viviamo oggi.. gli usi, i costumi, cose per noi scontante ma che non sono poi così del tutto scontate e documentando creo anche un patrimonio per le generazioni future. 

Quindi fotografi anche delle persone… come interagisci con esse?
Spesso cerco di cogliere la persona nella sua azione spontanea.. Dopodichè se vedo che le persone capiscono di essere state fotografate, gli spiego il motivo per il quale ho scattato loro una foto e gli domando se acconsentono alla condivisione delle immagini. Cerco però di avvisarle solo dopo essere state fotografate.. perché in questo modo non influenzo la scena e rendo le fotografie spontanee. Non mi piacciono le pose e non mi piace ricreare situazioni finte.


A proposito di progetti… come nasce un progetto?
Le parole chiave per un buon progetto per me sono ideazione, sviluppo e contenuto.
Di solito quando inizio un progetto incomincio con un concept, un’idea di base, devo avere almeno tre scatti ben chiari nella mia mente in modo da non andare fuori tema. In seguito amo molto il confronto e per questo cerco di confrontare molte cose diverse tra loro, e mi lascio trasportare dalle idee che magari crescono nella mente. Seguo, inoltre, una grafica accattivante e minimal perché il vero segreto di un bel progetto sono i contenuti che rendono tutto credibile. Invece per i progetti più ampi cerco di non programmare troppo, ad esempio, con le fotografie dei paesaggi e ai matrimoni. 


Vuoi parlarci di qualche tuo progetto passato? 
I miei principali progetti sono stati in Africa, India e Turchia. Posso raccogliere i miei progetti in due filoni quelli riguardanti il Sud del mondo, come ad esempio in Africa e India, in cui ho cercato di esprimere la bellezza delle persone e la bellezza della cultura dal punto di ricchezza culturale di quel paese. Mentre nei paesi occidentali, ho cercato di esprimere una sensazione della singola persona che è coinvolta in un’azione.


E se ci ricordiamo bene hai fatto proprio il progetto di tesi in Turchia… perché hai scelto questo paese?
Un po’ perché già la conoscevo e inoltre perché mi sembrava interessante dal punto di vista antropologico. Infatti la Turchia ha subito diverse dominazioni nel corso della sua storia e anche variazioni a livello culturale. Inoltre è un paese molto attuale difficile da raccontare se non ti trovi al suo interno. Facendo fotogiornalismo, creando un reportage dall’interno e non dal punto di un turista o da passeggero, sono infatti andato in posti meno frequentati dai turisti e sono riuscito a suscitare la simpatia dei locali spiegando di volta in volta il progetto che stavo seguendo in quei mesi da universitario a Istanbul.. Sono stati tutti molti aperti e accoglienti nei miei confronti.. Ho inoltre percepito che i Turchi sono molto più simili alla cultura occidentale a livello di apertura mentale nonostante le usanze siano musulmane anche se la Turchia si dichiara stato laico.


Esiste un imprevisto ricorrente che ti impedisce di scattare?
Non sono tanti gli imprevisti tecnici, gli aggiornamenti della macchina fotografica a volte, ma spesso mi capitano più degli imprevisti situazionali spesso qualcosa o qualcuno si mette in mezzo tra me e il soggetto che ho deciso di fotografare.

Hai un’ora della giornata preferita in cui ami fotografare?
Si.. cerco di non scattare mai nelle ore centrali della giornata tra le 12 e le 15 perché le ombre sono troppo dure, tutto ciò che all’ombra viene nero e tutto ciò che è in luce è troppo bianco, il contrasto è troppo forte. L’ora preferita in cui scatto è l’ora che precede il tramonto, le ombre iniziano a scendere e riesco a vedere le persone nella sua interezza.. Tutto dipende però anche dalla stagione.. In inverno preferisco il pomeriggio mentre in estate la mattina presto.


Hai uno scatto a cui sei particolarmente affezionato?
Se proprio dovessi sceglierne uno…  scelgo una fotografia scattata ad Istanbul sul Ponte di Galata.. la foto rappresenta una coppia di giovani che attraversa il corno d’oro e si dirige verso la principale moschea di Istanbul, la Moschea Blu..  Ho scattato questa foto pochi giorni dopo essere arrivato e ho capito che quella sarebbe stata la prima fotografia di un progetto grande e veramente serio,  rappresentava un inizio di un percorso. Ma scegliere una foto preferita su tutte per me è complicato.. perché tutte le fotografie esprimono idee per me diverse… 



E invece il viaggio che ti è rimasto più impresso?
Sicuramente il viaggio in Kenya.. la seconda volta. In Africa c’ero già stato nel 2012 ma quando sono tornato nel 2014 è stato differente perché ho rivisto luoghi già visti e che per me erano diventati (quasi) una casa.. Sono tornato semplicemente con un'altra consapevolezza.. 


Ma quali sono i tuoi progetti futuri?
Prevedo quest’estate di partire pe la Tanzania, non parto con idea definita quando parlo di viaggi nel sud del mondo.
Inoltre la scorsa estate ho avuto la possibilità di viaggiare attraverso la Via Francigena, da Rivoli a Roma, e vorrei creare un progetto in cui documento come in Italia la tradizione popolare cresce dalla Toscana in poi.. inoltre avendo fatto il viaggio in estate ho potuto partecipare a molte feste e sagre e mi piacerebbe raccontare il folklore italiano.. Sto anche cercando di creare un progetto con le scuole e organizzare una mostra alla Casa del Conte Verde.. E infine nell'immediato futuro terrò diversi LABORATORI FOTOGRAFICI a Rivoli. (tutte le informazioni a questo link). 

E infine, hai qualche consiglio da dare ad un apprendista fotografo? 
I consigli che posso dare agli allievi è non aver paura di sperimentare.. le regole sono fatte per essere infrante.. Non perdete tempo su ciò che non vi piace ma andate dritti verso ciò che più vi piace… e infine crederci, ma crederci davvero, facendo ogni cosa con consapevolezza e spontaneità.

Per saperne di più seguite la pagina ufficiale Facebook di Mattia!!

#shakeyourmind 

fonte foto: Mattia Gaido