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Guaguin. Racconti dal Paradiso.

Ultimo weekend per visitare la mostra di Gauguin al Mudec di Milano.



Il Museo delle Culture di Milano ospita la mostra Gauguin. Racconti dal paradiso.

La Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen ospita una delle collezioni più complete al mondo di opere di Paul Gauguin, e questa mostra include non meno di 35 lavori provenienti dal museo danese – insieme a opere significative di Cézanne, Pissarro e Van Gogh. È la prima volta che una sezione così ampia della raccolta dei lavori di Gauguin viene esposta al di fuori del museo.

La mostra si articola in cinque sezioni. La prima, Introduzione, inserisce la figura di Paul Gauguin nel contesto storico e culturale europeo della fine dell’Ottocento. I lavori dal 1876 al 1892 sono raccolti nella sezione Le Visioni di Gauguin e il concetto di primitivo, in cui l’artista è alla ricerca di una sua personale chiave di espressione figurativa. Il titolo della terza sezione è I Viaggi di Gauguin, reali e immaginari, in cui trovano spazio opere realizzate durante i viaggi in Bretagna e Danimarca e i soggiorni a Parigi e ad Arles. È anche presente un video con immagini e racconti dello scrittore, regista e attore Filippo Timi, che aiuta i visitatori a entrare nel mondo interiore dell’artista. I dipinti di Gauguin: tecnica e visione è il titolo della quarta sezione, in cui è possibile ammirare i dipinti “Veliero alla luce della luna” (1878) e “Donne tahitiane sdraiate” (1894). È l’intreccio di mito, fantasia, sogno e realtà a dominare l’ultima sezione, Il primitivo come credo artistico.



Gauguin si fa portatore di svariate culture e di stili poco famigliari agli occidentali. I suoi ideali potevano trarre spunto da qualunque fonte ceramiche etrusche anche figure di culto giapponese, rocce nordafricane, dalle cartoline di Raffaello e dai fiamminghi. Il pittore francese che traendo ispirazione dalle arti “altre” (la peruviana, la inca, la cambogiana e soprattutto quella polinesiana) diede forma al suo “primitivismo”, visione artistica di evasione da un’opprimente realtà contemporanea, a favore di un viaggio ideale (e non solo: l’artista fu infatti un’anima nomade, e trascorse molti anni in Polinesia) in un mondo puro e incontaminato, popolato da figure ancestrali e fortemente simboliche.

Tra i capolavori c’è Vahine no te Tiare (Donna con fiore), uno dei primi dipinti che l’artista inviò in Francia da Tahiti nel 1891, come opera ambasciatrice di una nuova arte radicale “made in Polinesia”.Un quadro che inoltre ricorda molto la Monnalisa di Leonardo Da Vinci. Lo sfondo di colore giallo ricorda i ritrattisti rinascimentali. La donna non era bella e graziosa per gli standard europei ma bella, una bellezza di “natura oceanica”.



Nel percorso in mostra troviamo anche “Il mulino della regina”, Copenaghen 1885. Quadro che segue l’influenza pittorica di un celebre pittore impressionista Degas e l’uso della policromia. Gauguin però si distingue da tutti i pittori impressionisti perché interpreta la famosa “impressione” come precisa elementarità di espressione sinonimo di autentico e verità. Infatti lo stesso Gauguin sosteneva di “professare un arte del tutto nuova,sua”. Anche nel quadro “Rose” possiamo notare l’influenza impressionista nella quale i motivi floreali vengono rappresentate con contorni blu nelle foglie come accadeva nelle stampe giapponesi.

La mostra, che presenta circa 70 opere, può contare su alcuni prestiti eccezionali, per la prima volta in Italia: Autoritratto con Cristo Giallo del Musèe d’Orsay di Parigi che testimonia la fascinazione di Paul Gauguin per l’arte “primitiva”. Il pittore cerca un’analogia tra Gauguin e Cristo, come Vittima e Redentore. L’Arte viene interpretata come opera nobile e del trionfo dell’artista attraverso la sofferenza.

Mahana no atua (Giorno di Dio) dell’Art Institute of Chicago che fu dipinto a Parigi nell’intervallo tra i soggiorni di Gauguin a Tahiti, dimostra che l’influenza di immagini e ricordi di un mondo primordiale e più autentico così come la commistione di fonti iconografiche diverse fosse elemento imprescindibile della sua produzione, in un mix di colori nella quale l’arte non conosce il confine tra il reale, il simboli e il decorativismo.



A questi si aggiungono le 10 zincografie della Volpini Suite, una delle manifestazioni più evidenti della portata artistica di Gauguin e che può essere considerata un manifesto delle sue idee artistiche fondamentali. Mette in risalto i contadini Bretoni, i quali ricordano il Medioevo, e in Martinica sviluppa uno stile più decorativo.

E’ proprio attraverso il confronto tra alcuni capolavori dell’artista e le sue fonti d’ispirazione che la mostra si prefigge di dimostrare il suo approccio peculiare e originale al “primitivismo”. Gauguin raffigurava nei suoi quadri il mondo come avrebbe potuto essere.

cit. “Il mio centro artistico è il mio cervello”

Per saperne di più cliccate sul sito ufficiale Mudec!

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Fonti immagini:
1) www.radiomontecarlo.net
2) www.radiomontecarlo.net
3) www.radiomontecarlo.net
4) www.radiomontecarlo.net