Immagine Header

Il mondo di Steve McCurry

Dal 1 aprile al 25 settembre presso la Reggia di Venaria 



Steve McCurry è uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea, punto di riferimento per un larghissimo pubblico, soprattutto di giovani, che nelle sue fotografie riconoscono un modo di guardare il nostro tempo e, in un certo senso, “si riconoscono”.

 In ogni scatto di Steve McCurry è racchiuso un complesso universo di esperienze e di emozioni e molte delle sue immagini, a partire dal ritratto di Sharbat Gula, sono diventate delle vere e proprie icone, conosciute in tutto il mondo

La nuova rassegna allestita nella grandiosa Citroniera delle Scuderie Juvarriane nella Reggia di Venaria, è la più ampia e completa tra le mostre che Civita e SudEst57 hanno dedicato fin dal 2009 al grande fotografo americano.


Proprio per la grandezza del personaggio e della mostra mi sembra doveroso pubblicare due articoli al riguardo. Il primo nel quale racconto una breve biografia del personaggio intervistato presso la Reggia il giorno dell'inaugurazione della mostra, mentre nel secondo parlerò dell'esposizione cercando di trovare le parole adatte a descrivere le sensazioni di ciò che si prospetta un lungo percorso carico di emozioni intense.

Da circa 30 anni, Steve McCurry è considerato una delle voci più autorevoli della fotografia contemporanea. La sua maestria nell'uso del colore, l'empatia e l'umanità delle sue foto fanno sì che le sue immagini siano indimenticabili. Ha ottenuto copertine di libri e di riviste, ha pubblicato svariati libri e moltissime sono le sue mostre aperte in tutto il mondo.

Nato nei sobborghi di Philadelphia, già all'età di 19 anni incomincia a mostrare l'interesse per il viaggio e la fotografia girovagando per 3 mesi in Europa. Ritornato negli Stati Uniti, McCurry studia cinema e storia alla Pennsylvania State University prima di andare a lavorare in un giornale locale. Ma ascoltando il suo cuore Steve pian piano capisce che quella vita non fa per lui e si rimette in cammino. Dopo molti anni come freelance, McCurry compie un viaggio in India, il primo di una lunga serie. Con poco più di uno zaino per i vestiti e un altro per i rullini, si apre la strada nel subcontinente, esplorando il paese con la sua macchina fotografica. 


Dopo molti mesi di viaggio, si ritrova a passare il confine con il Pakistan. Là, incontra un gruppo di rifugiati dell'Afghanistan, che gli permettono di entrare clandestinamente nel loro paese, proprio quando l'invasione russa chiudeva i confini a tutti i giornalisti occidentali. Riemergendo con i vestiti tradizionali e una folta barba, McCurry trascorre settimane tra i Mujahidin, così da mostrare al mondo le prime immagini del conflitto in Afghanistan, dando finalmente un volto umano ad ogni titolo di giornale.

Da allora, McCurry ha continuato a scattare fotografie mozzafiato in tutti i sei continenti. I suoi lavori raccontano di conflitti, di culture che stanno scomparendo, di tradizioni antiche e di culture contemporanee, ma sempre mantenendo al centro l'elemento umano che ha fatto sì che la sua immagine più famosa, la ragazza afgana, fosse una foto così potente. Una ragazza che non aveva mai visto prima una macchina fotografica, ritrovata anni dopo in un campo di rifugiati con il viso segnato dal tempo e totalmente diverso.


McCurry è stato insignito di alcuni tra i più importanti premi della fotografia, inclusa la Robert Capa Gold Medal, il premio della National Press Photographers e per quattro volte ha ricevuto il primo premio del concorso World Press Photo. Il ministro della cultura francese lo ha nominato cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere e, più recentemente, la Royal Photographic Society di Londra gli ha conferito la Centenary Medal for Lifetime Achievement.

La fotografia rappresenta, per Steve, un modo diverso attraverso la quale vedere il mondo. La composizione e la luce sono alla base di ogni sua fotografia, successivamente entrano in gioco il senso di movimento e la gestualità dei personaggi che danno carattere alla realizzazione della foto. McCurry viene considerato il fotografo dei colori, componenti importanti della storia che rendono la foto più realistica, scatenando nello spettatore un maggior impatto. Spesso durante la realizzazione di una foto non interagisce neanche con il soggetto, si limita a scattare e immortalare il momento.



Come si può notare durante il percorso espositivo la maggior parte delle foto sono state scattate in India, Tibet, Afghanistan, regioni preferite da Steve per l'unicità del vestire e dell'architettura, ma lentamente a causa della globalizzazione stanno perdendo il loro isolamento, che le rendeva uniche e speciali.

Spero di avervi incuriosito vi aspetto con il secondo articolo sulla mostra!

Stay tuned and Shake your mind!

fonte sito:http://www.lavenaria.it/web/it/calendario/mostre/details/299-il-mondo-di-steve-mccurry.html,
http://www.mostrastevemccurry.it/#mostra