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Made in Italy. Mostre del Design.

Ultimo weekend per due mostre diverse, nei contenuti e appartenenti a a differenti periodi storici, ma collegate al Design Italiano.

 A ridosso della settimana della moda non possiamo non parlare del fenomeno Made in Italy.



Storicamente Made in Italy era un’espressione in lingua inglese apposta dai produttori italiani, specie dagli anni ottanta in poi, nell’ambito di un processo di rivalutazione e difesa dell’italianità del prodotto, al fine di contrastare la falsificazione della produzione artigianale e industriale italiana, soprattutto nei quattro settori di moda, cibo, arredamento e meccanica, in italiano noti anche come “Le quattro A” da Abbigliamento, Agroalimentare, Arredamento e Automobili.

Dal 1999, la dicitura Made in Italy ha cominciato ad essere tutelata da associazioni come l’Istituto per la Tutela dei Produttori Italiani e regolata da leggi statali. Basta quindi che il prodotto sia «pensato o disegnato» quando non totalmente gestito da un imprenditore italiano, per potersi tranquillamente fregiare di tale marchio, anche se questo manufatto è costruito in un qualsiasi altro luogo.

Nel 2009 è stata emanata una legge per tutelare il Made in Italy, la quale è un’indicazione di provenienza che indica che un prodotto è completamente progettato, fabbricato e confezionato in Italia. Secondo uno studio di mercato, Made in Italy è il terzo marchio al mondo per notorietà dopo Coca Cola e Visa.

Questo fenomeno ha influenzato anche l’arte industriale italiana e a Torino sono ora presenti due mostre proprio su questo tema.



Gio Ponti e la Richard Ginori. L’eleganza della modernità.

Per la prima volta a Torino, a Palazzo Madama, il pubblico potrà ammirare le straordinarie invenzioni che Gio Ponti creò nel decennio 1923-1933 per la fabbrica di Sesto Fiorentino, di cui divenne direttore artistico all’età di 31 anni, per volontà di Augusto Richard.

L’esposizione comprenderà un’ampia selezione di lettere e disegni di Ponti, provenienti dall’Archivio del Museo Richard-Ginori, e settantatre opere in porcellana,anch’esse dal Museo di Sesto Fiorentino, tra cui capolavori che evidenziano la profondità del linguaggio pontiano, le sue riflessioni sulla classicità, i riferimenti al movimento futurista.

Convinto che il legame fra arte e industria fosse una condizione imprescindibile per la creazione di uno stile e di un gusto veramente moderni, Ponti aprì la strada al grande, straordinario sviluppo del design italiano nel Novecento.



“Il Mercante di Nuvole. Studio65: 50 anni di Futuro”.

Prima tappa in Italia,presso la GAM, la mostra che celebra i 50 anni di attività di Studio65, uno dei protagonisti del Pop Design italiano, fondato a Torino nel 1965 da un collettivo di futuri architetti riuniti attorno alla figura di Franco Audrito, che intendevano combattere, proprio in quegli anni di rivoluzione, il conformismo imperante dello stile “moderno” con le armi di nuove idee creative, nel nome di un cosiddetto “design radicale”.

La mostra raccoglie insieme progetti e oggetti di Studio65, molti dei quali prodotti da sempre da Gufram, lo storico marchio che, a partire dagli anni Sessanta, ha dato un importante contributo alla creatività del design italiano e che, proprio per lo stretto legame con lo studio torinese.

Per celebrare il contributo innovativo e radicale di Studio65, Gufram presenta in anteprima per la mostra una nuova edizione speciale limitata del divano Bocca, progetto emblematico della collaborazione tra lo studio e il brand. In mostra saranno esposti anche la prima edizione di Bocca, del 1970, insieme alla seduta Capitello, alla poltroncina Attica e al tavolino Attica TL, progettati nel 1972, frutto della sperimentazione che ha contraddistinto Gufram e Studio65. Accanto a questi oggetti sono presentati altri pezzi, meno noti al grande pubblico, ma dal profondo significato concettuale, come, per esempio, la seduta Mela del Peccato.



Oggetti che parlano della storia di una generazione, che ha conosciuto la trasformazione del mondo da industriale a post-industriale, per continuare a vivere come simboli contemporanei.

La mostra, a cura di Maria Cristina Didero, nasce dal desiderio di raccogliere il vasto repertorio progettuale di Studio65 e riorganizzarlo in modo da narrare non solo il percorso del gruppo di artisti e architetti che vi hanno fatto parte, ma le vicende di una generazione in grado di incidere sui mutamenti storici.

Dopo la tappa torinese la mostra sarà presentata in altre istituzioni internazionali a partire dal Medio Oriente (Ryad, ottobre 2016 e Jeddah, febbraio 2017), per sottolineare il segno lasciato da un protagonista del design italiano ben oltre i confini nazionali, continuando a far parte di una memoria condivisa.
 
Per saperne di più cliccate sul sito ufficiale della GAM e di Palazzo Madama.

Shake your mind!

Fonti immagini:
1) www.wikipedia.org
2) Museo Ponti
3) www.torinocastello.it
4) www.repubblica.it