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Matisse e il suo tempo

Dal 12 dicembre 2015 al 15 maggio 2016 a Palazzo Chiablese


Con 50 opere di Matisse e 47 di artisti a lui contemporanei  quali Picasso, Renoir, Bonnard, Modigliani, Mirò, Derain, Braque-tutti provenienti dal Centre Pompidou. La mostra racconta la poetica del grande “maestro dei colori”, le influenze nella produzione e l’esatto contesto delle amicizie e degli scambi artistici.

Grazie ai confronti l’esposizione permette di cogliere non solo le sottili influenze  e le fonti comuni di ispirazione, ma anche una sorta di “spirito del tempo” che unisce Matisse e gli altri artisti del Modernismo degli anni Quaranta e Cinquanta.

La tecnica che usava Matisse era partire dalla raffigurazione della realtà, trasformandola poi in forme semplificate e appiattite attraverso l’accostamento di colori primari e secondari puri, accesi, luminosi, privi ormai di riferimento alla descrizione naturale.

Attraverso le dieci sezioni della mostra possiamo conoscere un quadro generale della sua esperienza pittorica.

Il percorso inizia con il “Gruppo Moreau”, siamo all’inizio della sua carriera nel 1900, le tecnica è quella di dipingere dal vivo per strada, una tecnica rapida e sintetica dello schizzo sul posto unita a una  riflessione sul colore, che pongono le premesse del fauvismo. Matisse subì l’influenza di Gaugain e la tecnica divisionista e attraverso il disegno e il colore sono l’espressione del fauvismo. Dal  1910/12 si assiste a un conflitto tra matissiani e picassiani ovvero il fauvismo contro il cubismo.


Le tele di Matisse risultano radicate e austere, subordina la propria composizione alla grigia cubista o divide le composizioni in bande verticali. Esplora anche la scultura con un processo di semplificazione formale e monumentale.

Tra gli anni del 1922/28 con le Odalische, un viaggio nell’esotismo artificioso. Fino ad arrivare agli anni di Nizza 1916-30, Naturalismo e piccole tele. In questo si ispira a vecchi maestri postimpressionisti attraverso lavori intimisti , modelle e nature morte espressione delle volontà di instaurare un dialogo con questi artisti.

Sognare di disegnare, spontaneità e atmosfera onirica a contatto con il disegno automatico dei surrealisti. Fino al Modernismo con la svolta negli anni ’30 attraverso la realizzazione della danza, grande progetto decorativo e monumentale con composizioni di corpi stilizzati in movimento realizzati in 3 colori, esprimendo semplificazione del colore e disegno. Inoltre realizza murali, espressioni del Modernismo Francese.

Prosegue con un ritorno a soggetti intimi e personali con l’influenza di Cezanne per la luce e lo spazio. Negli anni ’40, gli anni della Guerra, sono caratterizzati da convalescenza ed isolamento per questo dipinge per lo più interni. Pittura il proprio studio in un’immagine riflessiva e autoreferenziale, come luogo di trascendenza e un posto ideale.

Giunge poi alla serie Jazz dove realizza opere con la tecnica dello stampino uno dei più famosi è “Icaro”.  Disegnare nel colore verso il cromatismo della Pop Art. L’ultima parte della sua carriera è priva di dipinti.  Nel 1948 non dipinge nulla fino al 1949 con la decorazione della cappella del Rosario di Venci .

Nel 1951 pubblica il libro Jazz una sorta di autobiografia, piccole composizioni concepite come collage colorati inframezzati da pagine con testi calligrafati e aforismi. Dal minimalismo darà origine all’Astrattismo fino a giungere con le sue opere fino negli Stati Uniti grazie al figlio Pierre che era un gallerista.


Non esitate a perdervi tra questi sgargianti colori e splendide forme.

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