Psicologia e fotografia di “Io Progetto Me”

Era una sera di dicembre 2018. Un gruppo di persone stava al buio nel Centro di Quartiere Fratelli Cervi di Cascine Vica, Rivoli (TO) a guardare foto proiettate su un telo. Erano foto legate da un comune filo conduttore: “Cogli l’attimo”. A commentarle c’era Alessandro Scatolini, psicologo e fotografo a cui capita più volte durante l’anno di far da giudice a concorsi fotografici. Quella sera non si trattava però di una gara. Era un incontro del Gruppo Fotografico Rivolese L’Obiettivo; gli autori delle foto erano presenti per confrontarsi sull’interpretazione e sull’essere riusciti a cogliere il tema.
Finito l’incontro noi di Post Spritzum abbiamo avuto modo di scambiare qualche parola con Alessandro Scatolini.

  Lei qui, questa sera, è stato un “lettore di foto”.
Come si può riassumere, in breve, l’essere lettore di foto?

Leggere le foto vuole dire innanzitutto incontrare altre persone che condividono una passione comune: la fotografia. E’ un bel  momento di incontro e di scambio in cui si analizzano sì le fotografie dal punto di vista tecnico; ma è anche narrazione, perché è un raccontarle agli altri. Quindi c’è l’aspetto dell’incontro e della relazione unito a quello del raccontare delle storie partendo dalle fotografie, e da ciò che in queste è possibile trovare … ciò che è suggerito.

Ma lei è anche psicologo
C’è un punto di incontro tra queste due passioni?


Assolutamente sì. Ho un progetto che usa la fotografia per affrontare questioni di psicologia: IOprogettoMe.
E’ un po’ l’unione della fotografia con l’aspetto emozionale – psicologico, se vogliamo – che sta dietro a una fotografia (che può stare dietro a una fotografia). Quello che facciamo in questi incontri di gruppo, che ogni tanto organizziamo per il piacere di conoscersi meglio, è portare delle fotografie, discuterle in gruppo con un percorso guidato dove ci sono io che in qualche modo garantisco un po’ la neutralità della discussione;  e provare a vedere cosa le altre persone riconoscono nelle immagini che ciascuno porta. Spesso mi dicono:
"Io porto un’immagine pensando che vedano una cosa e invece la gente ne vede un’altra".
Ecco forse il motivo  per cui io porto le fotografie, spesso non è quello che invece riesce ad emergere dalla fotografia agli occhi degli altri.
Da questa differenza nascono delle discussioni che portano l’autore, o l’autrice, ad una consapevolezza di sé più alta, più elevata; e quindi ad una persona che è in grado di conoscersi meglio e di fotografare meglio: perché fotografa consapevolmente, sfruttando i suoi punti i forza.

Vedendo cosa riesce a trasmettere ..

Vedendo cosa riesce a  trasmettere agli altri.

 Dove fate questi incontri?

Sono percorsi di gruppo che facciamo a Torino abitualmente che coinvolgono dalle 6 alle 8 persone (perché non può essere un gruppo molto grande) e si crea subito affiatamento. Gli incontri sono solo 4 e poi finiscono: c’è la certezza del fatto che è un percorso che ha una data di inizio e una di fine.

E di cosa parlate ?

Trattiamo il PRESENTE, quello che penso di essere io oggi, con un selfie e poi vediamo cosa esce dal selfie; LE MIE RADICI, chiedendo di portare delle fotografie che sono state importanti per noi; possono anche non essere state scattate da noi, ma sono fotografie che abbiamo incontrato e che ci portiamo dentro. Qui scandagliamo un po’ le nostre radici. Poi nella terza puntata:  il FUTURO … il futuro mette molto in crisi le persone, perché già solo la parola “futuro” che cosa vuol dire? Stiamo pensando a un mese, un anno, o cinque anni? Rendere le persone consapevoli anche solo del significato della parola futuro per loro e per gli altri è una gran cosa.  Ed infine autorizzarsi ad avere un FUTURO a 5 ANNI: che poi è quello che io chiedo alle persone di portare per l’ultimo incontro, cioè due fotografie che tu pensi siano buone per te tra cinque anni. E partono delle discussioni molto intense, molto significative: donne sul limitare della possibilità di avere figli o meno; uomini in relazioni complicate che sembra sempre che tanto ci sia futuro…  ma per avere figli a un certo punto il futuro finisce, ad esempio. Pre-visualizzare questo è un aspetto molto intenso che viene fuori con la fotografia.

Ed è da molto che lo fate? Come reagiscono le persone?

Abbiamo fatto più di dieci edizioni, incontrato più di ottanta persone nel corso di 3 – 4 anni. Sono stati sempre incontri che si sono conclusi con grossi abbracci  e nascite di consapevolezze.
(Incontri) Molto ricchi umanamente, partendo da una fotografia, che è uno stimolo molto delicato. Perché non è come scrivere qualcosa, che vuol invece dire averlo pensato e messo nero su bianco.. diventa impegnativo scrivere qualcosa … In una fotografia uno può sempre dire: “ beh.. a me è parso che sia così.. ma in fin dei conti,  è solo una fotografia…”

Dove si possono trovare le informazioni riguardanti “Io Progetto Me” ?

C’è una pagina facebook che si trova facilmente digitando io progetto me.

Che è un po’ il motto di questa iniziativa: io (oggi) progetto il me di domani. Se non penso io a me, non ci penserà di sicuro nessuno. In qualche modo la consapevolezza dell’Io permette a me (a noi stessi) di avere un progetto domani. 



PER APPROFONDIRE
IOprogettoME