BlaKkKlansman: Spike Lee fra passato e presente

Non è la prima volta che Spike Lee affronta la tematica del razzismo, ma questa volta si è davvero superato: ha messo le mani in pasta negli anni '70 per raccontare una storia realmente accaduta. Infatti, il film si ispira direttamente al libro autobiografico di Ron Stallworth che si intitola Black Klansman. 


Ron Stallworth è stato il primo poliziotto afro-americano ad entrare nel Colorado Springs e, grazie alla sua curiosità e al suo spirito d'iniziativa, è riuscito ad infiltrarsi nel Ku Klux Klan (KkK). La storia presenta gli eventi in maniera abbastanza fedele, a parte per alcuni dettagli. Ad esempio, non c'è stata alcuna storia d'amore fra il protagonista e l'attivista e la spalla di Stallworth, che non era ebrea. Questi elementi, ovviamente, sono stati aggiunti per rendere il film più piccante e, ammettiamolo, per creare decisamente più suspense!




Lasciando da parte le modifiche, di certo non manca la base oggettiva della storia, a cui si aggiunge anche molta ironia, soprattutto in riferimento al personaggio di Stallworth. È proprio grazie a Ron che Spike Lee riesce a schiaffeggiare le teorie di David Duke e a farsi beffa delle sue tesi sulla razza bianca, soltanto attraverso delle semplici telefonate. 




L'aspetto comico lascia comunque spazio a spunti di riflessione, soprattutto sul finale, quando il confronto fra l'ora e l'allora diventa esplicito. Spike Lee per tutto il film ha messo in scena il razzismo, facendo intendere che sono sì passati trent'anni, ma episodi legati al colore della pelle e non solo sono nuovamente in auge. In effetti diventa molto facile riecheggiare la presidenza Trump, non senza un retrogusto amaro che non veniva fuori almeno dai tempi di Inside Man


Shake Your Mind!


FONTI (immagini):
Foto 1: BBC
Foto 2: The HotCorn
Foto 3: BBC
Copertina: slate.com