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"Colazione da Tiffany" e il successo di Holly Golightly

Nel 1961, quando Colazione da Tiffany, l’adattamento cinematografico del celebre romanzo di Truman Capote, fu distribuito nelle sale americane, Audrey Hepburn aveva alle spalle importanti successi, tra cui Sabrina, la storia di una moderna Cenerentola corteggiata da un affascinante Humphrey Bogart, e Vacanze romane, la cui interpretazione le aveva fruttato un Oscar nel 1954. Tuttavia il ruolo che ha maggiormente contribuito a consacrare questa meravigliosa attrice a icona del cinema americano è proprio quello di Holly Golightly nel film di Blake Edwards, Breakfast at Tiffany’s per l’appunto. La Hepburn dovette impersonare un soggetto molto lontano da quelli interpretati fino ad allora, quello di una escort di alto borgo, residente a New York in un piccolo appartamento di Manhattan, con l’esclusiva compagnia di un gatto arancione. 

Holly è, infatti, una ragazza giovane, mondana, amante delle feste e del lusso: il suo sfizio è, in effetti, proprio quello di fare colazione, ogni mattina, davanti alla nota gioielleria Tiffany, proprio come suggerisce il titolo della pellicola. Le feste rappresentano poi l’occasione perfetta per cercare di realizzare la propria ambizione, quella di sposare un uomo ricco che possa assecondare ogni suo capriccio. Dietro quest’apparente superficialità, Holly deve fare in realtà i conti con il suo difficile passato, con momenti dolorosi e frequenti crisi depressive. Solo l’incontro con lo scrittore Paul Varjak farà capire alla protagonista le reali priorità della sua vita.

Il successo del film, a distanza di anni, è innegabile; ma lo scrittore fu deluso sotto parecchi fronti per come la sceneggiatura fu poi effettivamente impostata. Addirittura pare che Capote rivolse pesanti accuse nei confronti della Paramount, tra cui quella di doppiogiochismo, soprattutto perché lo scrittore americano aveva esplicitamente richiesto che fosse Marylin Monroe a interpretare il ruolo di Holly, richiesta poi effettivamente ignorata, avendo la produzione preferito la Hepburn; e considerata l’incredibile influenza che il film ha avuto e continua ad avere sulla cultura di massa, forse la scelta non si è rivelata poi così errata.

Le ragioni del successo del personaggio di Holly Golightly sono piuttosto evidenti: il gusto impeccabile per la moda le ha assicurato un posto tra i più influenti personaggi cinematografici del XX secolo e in effetti, in questi anni, non sono certo mancati i tributi a quello stile sobrio ed elegante che la Hepburn ha saputo conferire al suo personaggio, indossando un semplice tubino nero di Givenchy e dei fili di perle al collo. Indubbiamente, poi, il carattere e le personalità della giovane hanno notevolmente contribuito alla fama del personaggio, che diventa emblema di una società perennemente insoddisfatta e alla continua ricerca di certezze economiche più che sentimentali e affettive.

La storia, nella sua semplicità, non manca certo di momenti di profonda riflessione: la vita di Holly, del resto, non è una vita del tutto felice, segno che probabilmente non sono da ricercare tanto il lusso e la ricchezza, quanto più la vera felicità, una felicità che forse non può essere autentica, se non condivisa. Ed ecco perché Paul cerca di far capire a Holly, pressoché per l’intera durata del film, l’importanza di legarsi ad altre persone, non diventandone una “proprietà”, ma semplicemente permettendo loro di entrare nella sua vita.

Completa il film una colonna sonora eccezionale, per la realizzazione della quale Henry Mancini vinse l’Oscar, oltre a condividere con Johnny Mercer quello per la miglior canzone, Moon River. Il brano vanta numerosissime cover incise da cantanti estremamente influenti nel panorama musicale, tra cui Paul Anka, Barbra Streisand, Mina, Elton John e Judy Garland. Questo contribuisce tuttora a rendere il film non solo uno dei più grandi successi cinematografici di sempre, ma anche una pietra miliare della musica del novecento.

Fonti delle immagini:
1) www.iodonna.it
2) www.gatto999.it
3) www.movieplayer.it