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Laurence Anyways: ritratto di un uomo e della donna che gli comprava le parrucche

"Voglio essere una donna. Per più di trent’anni ho mentito a me stesso e mi sono travestito da uomo, ma ora non posso più continuare così."


Oggi parliamo di un film che affronta un tema sempre più popolare, che sta a poco a poco abbandonando i confini di mero taboo. Per chi di noi conosce già Pedro Almodóvar, la ventata di novità che Xavier Dolan porta con il suo “Laurence Anyways e il desiderio di una donna...” (2012) non stupisce. Tuttavia, il modo in cui il regista canadese affronta il tema della transessualità ha dell’innovativo.
Non è infatti solo la tecnica cinematografica che Dolan affina in quella che è la sua terza pellicola, mettendo già in luce quei tratti distintivi che ritroveremo in film più recenti come “Tom à la ferme” o “E’ solo la fine del mondo” – ossia, i primi piani quasi soffocanti, dialoghi vacui che vogliono dire tutto e niente, e un’audacia e creatività che spinge le emozioni umane al loro limite più estremo. 


Laurence Alia (Melvil Poupaud) è un uomo che, all’alba dei suoi 30 anni, decide di comunicare alla famiglia e alla compagna Fred (Suzanne Clément) la scelta di diventare donna. Nonostante una premessa come questa, Laurence Anyways non è un film sulla transessualità, come lo stesso Dolan sostiene, bensì un “film sulla complessità dei rapporti tra persone che si amano”.


È sul rapporto tra Laurence e Fred, infatti, che si fossilizza l’attenzione fin dalle prime inquadrature. Fred finirà per rubare la scena al nostro stesso protagonista, con la tipica durezza che denota le figure femminili presenti nei film dell’enfant prodige: donne forti che tuttavia svelano una fragilità tagliente, vera, soffocata al punto giusto dietro a crolli emotivi di una grazia violenta e letale.
Difatti, se dapprima Fred decide di sostenere Laurence nella sua scelta, il legame tra i due andrà sfaldandosi inesorabilmente.

Tu sei una donna a cui piacciono gli uomini. Lui è un uomo che vuole essere donna. Non è difficile immaginare come andrà a finire” (Stéfanie Belair, sorella di Fred)


Per la durata di quasi 3 ore, il film ripercorre 15 anni di vita dei nostri due personaggi: Laurence assume via via sempre più le sembianze di una donna, dal primo momento in cui mette piede nella scuola in cui insegna – e da cui verrà cacciato – con indosso un tailleur verde smeraldo. Sia Laurence che Fred prendono strade diverse, ricominciano altre vite senza riuscire a smettere di nutrire quel sentimento di complicità ormai de-sessualizzata che sarà però, sempre, un’arma a doppio taglio, alimentata da un senso di colpa e disperazione che non hanno eguali.


Ecco su cosa indaga la pellicola di Xavier Dolan: non tanto sul cambiamento di un singolo uomo che decide di cambiare sesso, ma su quanto la sua individualità venga limitata o sia limitante nel rapporto con un’altra persona. L’interrogativo che permane per tutta la durata del film e che, forse, non trova risposta, è questo: quanto influisce ciò che siamo nel rapporto che intratteniamo con coloro che amiamo? Quanto a lungo possiamo esercitare la nostra libertà di espressione, prima che si scontri inesorabilmente con la società che ci circonda? E infine: siamo veramente liberi

“Cosa sta cercando, Laurence Alia?”
“Mi ascolti... sto cercando qualcuno che capisca la mia lingua e che la parli. Qualcuno che, senza essere un reietto, contesti non solo i diritti e il valore degli emarginati, ma anche quelli delle persone che affermano di essere normali.”




Fonti immagini:
- http://www.imdb.com/title/tt1650048/mediaviewer/rm1601152256
- https://film-grab.com/2013/07/25/laurence-anyways/#jp-carousel-26565

Approfondimenti:
- http://www.cineforum.it/recensione/Laurence_Anyways_di_Xavier_Dolan
- http://www.sentieriselvaggi.it/gender-bender-festival-2012-laurence-anyways-di-xavier-dolan/