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"Emily" VS "Elephant Woman" sul ring delle colline torinesi

In un’edizione delle Colline Torinesi dedicata alla donna, testimone della contemporaneità, quali spettacoli meglio di Emily  e “Elephant woman“ per raccontare questo festival?

Nel primo, l’Emily  di Milena Costanzo troviamo 4 attori (Milena Costanzo, Alessandra DeSantis, Rassana Gay, Alessandro Mor) e una scena essenziale (un tavolo, quattro sedie e 3 lampadari) riallestita di volta in volta dai medesimi.

Una sola attrice (Silvia Lorenzo) con solo pantaloni addosso e una pistola in mano, nel secondo, l’Elephant woman  di Andrea Gattinoni (che forse avete già sentito per le sue partecipazioni nel mondo della tv  ad esempio per Rido (Rai 2), Visitors (Italia 1), Cronache Marziane (Italia 1 )  e più recentemente,   protagonista della serie tv Sìsara in uscita alla fine del 2016) .

Due spettacoli profondamente diversi a partire dai temi toccati:
In Emily è l’amore familiare, che passa dal suo essere punto di forza e sostengo a divenire soffocante involucro vuoto e tiranno. E con il suo dominare, impossibile è vivere appieno e si rischia di rimanere intrappolati e limitati, non importa quanto lontano uno vada.
In Elephant Woman eccessi di violenza che plasmano e segnano ulteriore violenza: abusi, rapine, omicidi schizofrenia.. forse fin troppa roba messa tutta assieme.. ma si sa, non c’è limite alla disgrazia umana.

Comune ad entrambi,  oltre che l’uso di elementi del teatro sperimentale e del corpo inseriti in un contesto più classico, è il mutare della direzione del tempo

In Emily è la ciclicità di azioni e scene del passato e del presente, alcune divertenti alcune paurose, e il ritornare confuso del tempo e delle trappole che esso lascia nel suo essere. Ma nella confusione il sovrapporsi di scene e tempi, forse il significato e la trama faticano un po’ ad arrivare allo spettatore.
Sicuramente invece inaspettata, la forma  in cui appare Emily (ma compare veramente? C’è per davvero? ).

Elephant woman è invece un viaggio a ritroso, con un inizio d’impatto capace di catturare l’attenzione, oltre che turbare un po’ (arma puntata in faccia al pubblico, indice sul grilletto pronto a fare fuoco).
 E viaggiando indietro nel tempo la storia emerge e si definisce man mano:  le aspettative, i sogni e i drammi della protagonista Topazio B emergono violentemente e si mettono al loro posto, in modo ordinato.
Attraverso monologhi e dialoghi con se stessa, con un utilizzo molto buono di tecnica vocale e con l'ausilio di luci e microfoni sul palco che le permettono di variare rapidamente atmosfera di una scenografia povera di elementi materiali (ma non per questo meno ricca), l’attrice raggiunge l’apice della perfomance nella scena in cui la protagonista Topazio B legge una lettera scritta ai suoi. E’ infatti in quel momento che tutte le emozioni che ribollono e si accavalcano nell’anima turbata della donna prendono forma nel corpo della medesima divenuto elefante: animale sofferente che pesta e punta le zampe pesanti e agita, pronta a far fuoco e letale, la proboscide armata.

E voi? A quali spettacoli  andrete?

Shake your mind!


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