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Il mito immortale di Casablanca

Casablanca, 1941. Nella città africana, luogo di ritrovo di militanti antinazisti, spie, giocatori d’azzardo, europei in attesa di espatrio e trafficanti, Rick Blaine, un espatriato americano con un passato da contrabbandiere, è proprietario e gestore di un locale. Proprio qui, una sera, avviene l’incontro con l’affascinante Ilsa e suo marito Victor Laszlo, un perseguitato politico antinazista. La donna è una norvegese con cui Rick aveva avuto una breve ma molto intensa storia d’amore a Parigi, da lei improvvisamente interrotta senza troppe spiegazioni. Quando Rick e Ilsa si ritrovano, l’amore torna più forte che mai, nonostante l’afflizione dell’uomo per la sofferenza subita. La donna e suo marito si trovano a Casablanca per tentare di fuggire in America e l’unica persona che potrebbe aiutarli a realizzare il loro piano è proprio Rick, 
che tempo prima era casualmente venuto in possesso di due lettere di transito. Questi inizialmente è riluttante all’idea di consegnare le lettere ai due coniugi per consentire la loro fuga, ma quando Victor si dice disposto a rimanere in Marocco e a far partire Rick e Ilsa pur di sapere la moglie al sicuro, Rick realizza quanto sia forte l’amore di Laszlo per la donna e decide di aiutarli nel piano. Con uno stratagemma, costringe il capitano Renault, un francese fedele al governo filo-nazista di Vichy, ad accompagnare lui e i due coniugi all’aeroporto, da dove Ilsa e Victor sarebbero partiti per gli Stati Uniti. Poco prima della partenza, la donna, ancora perdutamente innamorata di Rick, esprime il desiderio di restare in Marocco con lui, ma questi respinge la proposta di Ilsa, che parte dunque con Victor.  

Il film del 1942, tratto dall’opera teatrale Everybody Comes to Rick’s, è considerato uno dei massimi miti del cinema. Non a caso, nel 2007 l’American Film Institute l’ha classificato terzo nella lista dei film americani più belli di tutti i tempi. Un altro – curioso – merito del lungometraggio è stato poi quello di essere premiato come il preferito di sempre dai deputati del Regno Unito, secondo un sondaggio svolto nel 2006. La pellicola, che vinse tre Oscar (film, regia e sceneggiatura) alla cerimonia del 1943, divenne presto uno dei più importanti, ma insieme sottili, manifesti di propaganda bellica. Il perseguitato Laszlo, ad esempio, si rivela essere la figura più efficace per promuovere la lotta antinazista che l’America portava avanti nel conflitto mondiale in corso in quegli anni.
Il personaggio di Rick Blaine è poi entrato nell’immaginario comune non solo come la migliore e più famosa interpretazione del grande Humphrey Bogart, ma anche come una delle più riuscite rappresentazioni della figura maschile ideale nel mondo del cinema: estremamente cinico, ma capace di amare profondamente e di coniugare a questa capacità anche valori come la lealtà, il patriottismo e un grande spirito di sacrificio. A questo personaggio si affianca brillantemente quello interpretato da Ingrid Bergman, la norvegese Ilsa Lund, una donna dilaniata dalle sue stesse passioni e dall’amore che prova tanto per il marito quanto per l’affascinante Rick.
Casablanca rientra certamente tra quei film che meglio hanno retto la prova del tempo, anche grazie ai molteplici riferimenti e ai numerosi omaggi che il mondo del cinema e della televisione hanno offerto a questo colossal nel corso degli anni. Primo fra tutti Woody Allen: il finale del film Provaci ancora, Sam altro non è, infatti, che una brillante parodia della conclusione di Casablanca. Le citazioni in altre opere cinematografiche delle frasi più celebri del film sono poi incalcolabili e hanno conferito alla pellicola una fama più che meritata e che rimane ininterrotta anche a distanza di diversi decenni.