Il realismo magico de "Lazzaro Felice"

Di Stefano Rolfo per Redazione Post Spritzum

Nelle calde campagne lontane dalla modernità, una numerosa famiglia di contadini vive inconsapevole del cambiamento che sta avvenendo nei grandi centri urbani. Ancora all’oscuro dell’abrogazione della mezzadria, un nucleo di cinquanta agricoltori viene sfruttato dalla Marchesa de Luna (interpretata da Nicoletta Braschi) che, cavalcando la loro ignoranza, si arricchisce sempre di più. Tra i lavoratori appare l’ultimo fra gli ultimi: Lazzaro (Adriano Tardiolo).

Questi ha un cuore d’oro; con un sorriso serafico aiuta tutti coloro che glielo chiedono e, per questo viene facilmente sfruttato anche da parte dei suoi ‘pari’. Non ha genitori, non sa di chi sia figlio, ma ha una “nonna” e vive nella comunità dei contadini, stipati uno sull’altro in due camere. Il figlio della Marchesa, Tancredi (Luca Chikovani), vuole ribellarsi ai voleri della madre e si allea con l’ingenuo Lazzaro. Considerando il nuovo arrivato dalla città un vero amico, l’affabile contadino si fa trascinare e, accondiscendendo i voleri del giovane Marchese, viene inscenato un rapimento.
Tra una mansione e l’altra nei campi, il povero sfruttato porta giornalmente viveri a Tancredi. Il trasporto dei rifornimenti cesserà quando un giorno Lazzaro, sorpreso dall’approcciarsi di un elicottero, perde il contatto con la realtà e scivola giù da un dirupo. Svegliato da un lupo intento ad annusarlo, il giovane bracciante si sveglia miracolosamente salvo dalla caduta e risparmiato dall’animale feroce.

In questo frangente, la storia a tratti fiabesca, scritta e diretta da Alice Rohrwacher, viene caratterizzata dal realismo magico nel quale il giovane, salvato dalla bestia selvatica per la sua bontà e purezza, oltre che illeso, rimane immutato nel tempo.
Tornando sui suoi passi scopre che la fattoria è ormai abbandonata. In seguito a degli avvenimenti riesce a rientrare in contatto con alcuni componenti della famiglia di contadini. Gli schiavi, tratti in salvo dalla democrazia, si ritrovano catapultati in una realtà di un sistema classista chiuso che li lascia ai margini della società. Nessuno riconosce il giovane Lazzaro; solo Antonia (Alba Rohrwacher), l’unica da sempre interessata al suo benessere, si inginocchia alla sua apparizione angelica. Accolto controvoglia dalla famiglia ritrovatasi con una bocca in più da sfamare, trova il suo impiego come raccoglitore di erbe e viveri donati dalla “natura metropolitana”. E’ proprio svolgendo questo compito che incontra un Tancredi invecchiato. Nel tentativo di aiutare quest’ultimo, il suo incredibile candore e benevolenza verso il prossimo, gli si ritorcono contro, mostrando il lato più usuale della natura umana.

Dramma e commedia, cronaca e storia si intrecciano dando vita ad una storia contemporanea, dentro e fuori dallo spazio temporale, mostrando l’Italia contadina di una volta, ignorante e totalmente succube del potere padronale, posta in contrapposizione al presente impoverito economicamente e moralmente, dove la rabbia e la brutalità dell’essere umano sfociano dissolvendo così la purezza di un personaggio semplice e felice.