Il valore delle biglie

Ogni oggetto, oltre ad un valore oggettivo riconoscibile da chiunque, possiede un valore soggettivo. Non importa quanto banale o scontato appaia ai nostri occhi: per un'altra persona potrebbe rappresentare un tesoro inestimabile. Come la coperta da cui Linus, personaggio dei celebri “Peanuts” di Schulz, mai si separa, o come un semplice sacchetto di biglie che diventa una specie di talismano contro i nemici.

 

Ne è convinto Joseph che, assieme a suo fratello, è costretto a compiere un avventuroso viaggio per tutta la Francia, in fuga dai nazisti in quanto ebrei. Il valore soggettivo delle cose, di cui si parlava, diventa qui un tassello fondamentale per comprendere le vicende narrate. Quello che a noi potrebbe apparire come un viaggio di salvezza, simile a molti altri, diventa un itinerario di formazione, grazie al quale i due protagonisti impareranno a conoscere meglio il mondo e le persone che lo abitano. Gli occhi dei due bambini trasformano una triste vicenda di antisemitismo in un’avventura coinvolgente e degna di essere raccontata, come in un romanzo fantastico. Si potrebbe pensare ad una sorta di banalizzazione, e invece il regista Duguay riesce in questo modo a donare nuove sfumature e nuovi significati a vicende storiche che, così facendo, non perdono mai valore, consentendo ancora dopo più di 70 anni diverse riflessioni.


“Un sacchetto di biglie” è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo autobiografico scritto da Joseph Joffo e già portato al cinema nel 1975. La riproposizione a distanza di anni testimonia l’attualità di certe tematiche, e consente di inserire nella Storia delle storie più personali e concrete, affrontando anche questioni particolarmente attuali come il rapporto tra genitori e figli, l’immigrazione. È il valore che si dà a ciascun evento ad essere importante: il valore soggettivo, ovviamente.

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FONTE IMMAGINI: cinemateatro.donboscorivoli.it