"L'insulto": mai sottovalutare le parole

Dietro “L’insulto” di Ziad Doueiri c’è una buonissima sceneggiatura. C’è un tema importante e ben sviluppato, un discorso politico di un certo peso, un’analisi sociologica del Libano -e non solo- piuttosto azzeccata. Eppure il primo pensiero che mi è venuto in mente dopo aver visto la pellicola è lontano anni-luce da questo tipo di riflessioni. Ho pensato che, da piccolo, mi piaceva lanciare pietre in un laghetto non lontano dalla mia città, ammirando i cerchi concentrici che dal punto del tonfo nel liquido si espandevano, sempre più grandi.


È un’immagine che trovo particolarmente adatta alla situazione descritta in questa pellicola. Perché se al posto di soffermarci sugli ampi cerchi provassimo a tornare all’origine dell’accadimento troveremmo due persone “accartocciate” in se stesse e nelle proprie convinzioni, che in nome di un orgoglio tutt’altro che nobile sono pronte a fare e farsi del male. Penso ad una barchetta di carta che, lanciata in acqua, galleggia tranquilla: il nodo della questione sta nell’essere leggeri, non farsi rallentare dai propri pregiudizi. Bisogna essere aperti all’altro, insomma, ed è un discorso che solitamente può apparire banale. Eppure è proprio un esempio di chiusura a trasformare quello che inizialmente appare come un semplice battibecco in un affare di Stato.


Le parole sono parole, esattamente come i cerchi dell’acqua sono solo una reazione fisica alla rottura di un equilibrio causata da un corpo solido. Ciò che cambia le carte in tavola è il significato che ciascuno di noi dà a quello che accade. Un elemento curioso è che il fattore scatenante di tutta la questione -quello che avrebbe portato allo schieramento di due vere e proprie fazioni, a lotte in tribunale e ad autentiche risse verbali e non- viene scelto come titolo del film e lasciato privo di qualsiasi tipo di idealizzazione: “L’insulto” è un semplice insulto, né più né meno. Qualcosa che sarebbe potuto finire nell’indifferenza, se solo uno dei personaggi avesse dimostrato un briciolo di saggezza in più. E allora accanto a significati complessi e profondamente simbolici, ecco che fa capolino un insegnamento piuttosto concreto, che non manchiamo di ricordare ai più piccoli ma del quale spesso siamo i primi a dimenticarci: occorre saper perdonare, per poter costruire un mondo migliore.

Shake Your Mind!




FONTE IMMAGINI: cinemateatro.donoboscorivoli.it