L'ora più buia: le parole di Winston Churchill

L’ora più buia: un film che ha vinto premi nelle cerimonie più prestigiose e che mette in scena un Gary Oldman mai visto prima, tanto da guadagnarsi la riconoscenza di miglior attore agli Oscar e ai Golden Globes. 
Anni di preparazione fisica e di trucchi strategici per assomigliare al burbero Churchill, figura che è alla base di questo film. Infatti, per quanto si racconti della Seconda Guerra mondiale e in particolare di Dunkerque, il contesto storico rimane un po’ in sottofondo. Tutto ciò è chiaro già dalla prima scena del film, in cui da un buio profondo emerge il barlume del sigaro di Winston Churchill e la cinepresa si apre con un movimento ascendente alla sua stanza da letto. Durante il film lo spettatore si immerge nella vita del Primo Ministro, uomo dai numerosi vizi e dal carattere spigoloso, spesso smussato e addolcito dalla moglie Clementine. Churchill è un po' l’eroe Romantico dell'età moderna: turbato, scettico, folle e ombroso, tutti aspetti che la macchina da presa cerca di carpire e di realizzare non smettendo mai di muoversi. Tuttavia,  alla fine del film, ciò che rimane allo spettatore è la potenza delle parole, che risuonano dapprima sulla macchina da scrivere e poi si aprono al popolo grazie alla radio.


 
Wright e McCarten, rispettivamente il regista e lo sceneggiatore, hanno saputo isolare i discorsi incentrandosi sullo spazio piuttosto che sul personaggio. È dunque in questi momenti che Churchill perde la sua fisicità, trasformandosi in un’entità forte e imperante che incoraggia il popolo inglese anche di fronte a una situazione molto critica. Da ciò si evince che il cinema di Wright va oltre lo spazio reale, si concentra sulle immagini e sulla loro potenza: l'inquadratura è tutto e che importa se il film si prende sei minuti per raccontare cosa succede in una sola fermata di metro!


Fonti (immagini):
figura 1: Il Sole 24 Ore
figura 2: targatocn.it 
copertina: bollalmanacco.blogspot.com