L'unione fa la melodia

Avete presente quei film dalla trama già vista altrove, che in ogni caso riescono a scaldare il cuore? Ecco, La mélodie di Rachid Hami è esattamente questo. Sai già cosa aspettarti, sai già che Simon, musicista disilluso, cambierà idea su quegli studenti problematici e apparentemente senza speranze, perché le pellicole di questo tipo fanno esattamente così, devono far toccare il fondo allo spettatore affinché la conclusione già di per sé positiva appaia ancora più apprezzabile. Ed è facile aspettarsi, nel momento peggiore, l’arrivo di un imprevisto, rappresentato in questo caso dal timido Arnold, che non potrebbe essere più distante dal violino, lo strumento fine ed elegante che lo attrae così tanto. Sai già cosa aspettarti. Ma l’idea che regge tutta la storia -e cioè la speranza, intesa come “ci sarà sempre una nuova occasione di riscatto”- è dolce, e sentirsela ribadire ogni tanto male non fa. Ed ecco perché questo film scalda il cuore, ed ecco perché fa bene vederlo.


Tutti hanno il proprio ruolo, verso il grande sogno rappresentato dalla Filarmonica di Parigi. Grande o piccolo che sia, il contributo di ciascun ragazzo sarà importante, ragazzi con i propri pregi e i propri difetti (più difetti che pregi, almeno all’inizio…). La speranza di cui scrivevamo poco fa diventa insomma speranza pedagogica. Non un termine casuale, visto che Simon è un insegnante. Speranza pedagogica vuol dire non arrendersi di fronte alle difficoltà, continuare a sognare in grande nonostante tutto. Suonare alla Filarmonica diventa un obiettivo concreto, qualcosa che si può raggiungere, con la forza non dei singoli, ma del gruppo. Il violino, allora, così come la musica in generale, diventano un simbolo: una corda e una nota, da sole, non concludono nulla. E assieme alle altre corde, e alle altre note, che creano una melodia. “La mélodie” del titolo, insomma.

Shake Your Mind!








FONTE IMMAGINI: cinemateatro.donboscorivoli.it