La forma dell'acqua

"La forma dell'acqua è tutto quello che il cinema dovrebbe essere", Michael Shamberg.



"La forma dell'acqua" è un film dalla trama semplice, che però mescola insieme temi importanti e delicati anche ai giorni nostri. Orr scrive che è “un film con un mostro, una favola romantica, un’ode al cinema classico, una parabola sulla tolleranza e un thriller di spionaggio”.

Chi conosce del Toro sa che i mostri c’entrano quasi sempre, ma le storie d’amore mai. Il regista ci spiega che per la prima volta anziché ispirarsi ai suoi incubi si è ispirato ai suoi sogni, con la dedizione e l’accuratezza che da sempre lo contraddistinguono, dando luce a quello che può essere considerato il suo film più personale.



Durante la guerra fredda Elisa, una giovane ragazza muta, lavora come addetta alle pulizie in un laboratorio scientifico di Baltimora, che ha attirato l’attenzione dei sovietici. Zelda, sua grande amica, è una collega afroamericana che lotta per i suoi diritti dentro il matrimonio e nella società, mentre Giles, il suo vicino di casa omosessuale, deve sopportare discriminazioni a lavoro. In questa cornice si inserisce una creatura anfibia che arriva dal sud America, intelligente e sensibile, di cui Elisa si innamora. L’uomo anfibio possiede capacità particolari che fanno sperare in un primato nello spazio. Il loro amore è messo a rischio dal dispotico Strickland. Gli Stati Uniti sono disposti a tutto per battere i russi nella corsa allo spazio…



Nonostante la storia si sviluppi durante la guerra fredda, possiamo notare come si tratti di temi attuali: la paura del diverso, la discriminazione in base alla razza, all’orientamento sessuale. Il racconto si snoda su due piani: quello storico, con la violenza della guerra e quello mitologico, l’incontro con la strana creatura.  
L’ambiente marino ha sempre affascinato il mondo terreno, e questa creatura anfibia, capace di vivere in entrambi, rappresenta una sorta di congiunzione tra i due mondi…



Elisa, interpretata da Sally Hawkins, è l’emblema della donna comune, semplice, che ripete tutti i giorni la solita routine. La sua mancanza di voce è colmata dall’amica Vanda, Octavia Spencer, che parla molto. Mentre Richard Jenkins, l’amico illustratore, è provato dalla tristezza, anche sul lavoro, a causa della propria omosessualità. Per quanto riguarda il “mostro”, del Toro ha voluto mescolare il thriller alla componente romantica, accompagnando lo spettatore da un sentimento di repulsione fino ad uno di compassione, empatia. Ha ricreato le forme delle labbra in modo che facessero all’inizio paura, ma che risultassero con il tempo “sensuali e attrattive”. Ecco spiegata anche la scelta dell’utilizzo di pochi effetti speciali, per rendere la creatura il più vero possibile: ha voluto che gli attori recitassero con l’anfibio, guardandolo negli occhi e non parlando davanti al vuoto, perché solo così poteva arrivare quell’empatia oltre lo schermo.



È stato risparmiato molto sugli effetti speciali, infatti sembra assurdo che questo film sia costato solo 19,3 milioni. Ad esempio sono state girate scene “sott’acqua” utilizzando vecchie tecniche, come la dry-for-wet, che prevede l’utilizzo di cavi per tenere sospesi gli oggetti, diverse ventole, e una ripresa “rallentata” che fanno credere ci sia dell’acqua.

Il film non manca di citazioni come “Il mostro della laguna nera” del 1954, di cui del Toro intendeva fare un remake. La storia d’amore riprende quella de “La Bella e la Bestia”, mentre la scena di danza arriva da “Seguendo la flotta” del 1936.

Un gran capolavoro, da non perdere!