“La prima Pietra” contro ...

La prima pietra, è il primo gesto di offesa nei confronti di qualcun altro.

Il film inizia proprio con un bambino che tira una pietra contro un vetro. Un gesto aggressivo nella sua semplicità  ( oltre che nella sua ovvia stupidità ). Un oggetto che viene scagliato lontano, contro qualcosa di più fragile: un vetro, una testa. Cose che si rompono, danneggiano, subendo l’urto con la pietra.

Ma cosa c’è dietro quel gesto?
Perché il bambino ha sentito il bisogno di afferrare la pietra dal suolo, e scagliarla lontano?
Cosa ci voleva realmente dire?

Da un gesto che può essere scambiato come banale atto di vandalismo e di non rispetto del prossimo, prende così il via un percorso di ricerca e ricostruzione dei fatti antecedenti al lancio che va a delineare man mano un’impalcatura molto più articolata e sfaccettata.

 Il bambino, che funge da motore e avviamento di questa commedia diretta da Rolando Ravello, di fatto scompare nel corso della successiva narrazione;
il bambino c’è, ma è sempre posto in secondo piano, lasciando spazio ai veri protagonisti, che sono tutte quelle figure che si interfacciano e relazionano con lui quotidianamente: il bidello, la maestra, il preside, la madre e la nonna. E lo fanno in maniera tale da lanciargli contro non una, bensì molte “pietre”; queste fatte non da minerali, ma da insulti, soprusi, prepotenze, punizioni ingiustificate, atti discriminatori e razzisti, ma anche attenzioni asfissianti e non genuine originate più per soddisfare la propria mancanza di affetto o per riflettere nella vita del piccolo le proprie aspettative e il proprio orgoglio ferito, invece che rivolte solamente al bene del fanciullo.

( Che dite? Vi ricorda qualcosa? Magari come vi sentivate coi da piccoli? )

Ma il lancio della pietra e il danno che ne consegue son ben poca cosa rispetto ai danni collaterali alle liti che ne derivano tra gli adulti chiamati in causa a discuterne: ben presto il linguaggio civile si smarrisce lasciando posto a insulti, minacce, ricatti, per concludersi in …  botte.
Insomma, chi dovrebbe essere d’esempio per i più giovani, di fatto si comporta molto peggio, dimostrando di non essere mai realmente cresciuto o maturato: perché “il diventare grandi”, non è solo una questione anagrafica.

E allora il gesto iniziale assume forse alla fine un significato completamente diverso, qualcosa che assomiglia molto a quello che disse Gesù:
“Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”.
E il bambino, si trasforma così nel fanciullo simbolo di innocenza, che scaglia una pietra contro l’asettica assurdità e la feroce crudeltà del mondo dei presunti grandi.

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