Lady Bird: la delicatezza dell'adolescenza

Cinque nominations agli Oscar e due premi vinti ai Golden Globes (miglior film brillante e miglior attrice brillante): stiamo parlando di Lady Bird, il film del 2017 scritto e diretto da Greta Gerwig. 


Un lungometraggio che parla di sentimenti, rabbia, dolore, ma che affronta con delicatezza quel periodo dei 17/18 anni in cui ci si sente persi, fra litigate con i genitori, nuove esperienze, ostacoli da superare ogni giorno. Un periodo difficile che negli Stati Uniti raggiunge l’apice con l’esperienza del college, che solitamente si svolge lontano dal proprio nucleo famigliare. Infatti, non a caso gli Stati Uniti sono proprio la patria del teen movie.
Solitamente, questo genere cinematografico presenta un punto di vista maschile, ma qui Greta Gerwich rivede tutto in una prospettiva “femminile”, riportando la sua esperienza e trasformando questo film in un’opera quasi autobiografica. Infatti, è ambientato a Sacramento, città di periferia non molto conosciuta in cui la regista è cresciuta prima di trasferirsi a New York. Ad incarnare lo spirito adolescenziale è Saoirse Ronan con Christine, o meglio, Lady Bird, nome con cui vorrà farsi chiamare da tutti. Una personaggia profonda, superficiale, sensibile e ingiusta, un po’ altalenante in quella che è la ricerca del suo “io”. Questo suo atteggiamento si rifletterà in famiglia, in particolar modo con la madre, con discussioni isteriche altalenate a piccole confidenze e pianti. Anche in amicizia ingannerà se stessa e forse soltanto in amore si sentirà davvero tradita, ma anche qui per lo stesso motivo: trovare chi siamo veramente.


Dalle sventure imparerà sempre qualcosa e, nonostante tutto, non smetterà mai di credere nelle proprie capacità. Tutto ciò le permetterà di prendere il volo come una vera “Lady Bird”, ma, proprio quando imparerà a farlo, si spoglierà del suo nome, della sua adolescenza, diventando ufficialmente Christine.  
È questo il messaggio che Greta Gerwich vuole dare e più nel concreto vuole ricordare allo spettatore la fatica di essere sia genitore che figlio. Un’età delicata che viene inscenata in modo filosofico, in cui emergono fragilità, raffinatezza e anche un po’ di “brutalità”.

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Fonti (immagini):
immagine 1: variety.com
immagine 2: noisiamofuturo.it
immagine di copertina: Grazia.it