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Le origini del teatro cinese e l'Opera di Pechino

Nell’antica Cina il teatro legava il canto, la danza e l’arte mimica. Le prime testimonianze di attività teatrale risalgono al VII secolo, quando si trovava al potere la dinastia Tang. Tuttavia l’attività drammatica di quel periodo si limitava per lo più a dialoghi improvvisati tra due personaggi. Opere più costruite cominciano invece a circolare sotto la dinastia Song, intorno al X secolo. In quest’epoca iniziano a formarsi vere e proprie compagnie teatrali stabili e itineranti, formate da meno di una decina di membri, con ruoli fissi, trucco e costumi precisi. Si precisa anche l’accompagnamento musicale nelle parti cantate e circolano i primi testi teatrali.


Uno dei periodi di massimo splendore per il teatro cinese si raggiunge invece a seguito delle invasioni mongole, quando si trovava al potere la dinastia Yuan: sotto il loro governo, furono allontanati dalle cariche pubbliche intellettuali e scrittori, che iniziarono dunque a occuparsi non più di politica, ma di letteratura, musica e anche di teatro. Le opere di questi letterati animavano cerimonie religiose e ufficiali e traevano spunto da diverse tematiche, da quella mitologica alla vita di tutti i giorni, ma avevano tutte una finalità morale e celebravano i valori fondamentali dell’esistenza umana. Rispetto ai testi della tradizione precedente, le parti da recitare si fanno più numerose in questo periodo, anche se nelle rappresentazioni era riservato uno spazio ancor ampio all'esecuzione di brani musicali, canti e danze. Solo 
alla fine del Settecento nasce il genere più caratteristico del teatro cinese, l’Opera di Pechino. La sua origine viene fatta risalire al 1796, anno in cui si celebravano i festeggiamenti in onore dell’imperatore Qian Long: in quest’occasione furono chiamati a corte i più celebri attori di ogni regione. Le compagnie, che portavano a corte i frutti delle diverse esperienze del teatro cinese, diedero così vita a un genere di spettacolo innovativo, unendo vari mezzi espressivi e tecniche. L’Opera di Pechino accosta, infatti, musica, canto, mimo, danza e recitazione. Il testo scritto si limita a fornire una traccia narrativa per gli attori, che, attraverso le parole e la mimica, comunicano al pubblico le caratteristiche distintive del personaggio che interpretano, la presenza di eventuali oggetti sulla scena o il luogo in cui la vicenda è ambientata. Al contrario, si riserva grande attenzione ai costumi: il loro colore e quello del trucco rivelano infatti le caratteristiche principali del personaggio. La storia rappresentata ha sempre un lieto fine. Spesso lo spettacolo è formato da vari episodi tratti da drammi diversi, intervallati da musiche e numeri di acrobazia. I musicisti eseguono i brani e ritmano i movimenti degli attori con strumenti a percussione. Negli ultimi cinquant'anni l’Opera di Pechino ha subito però un forte calo di pubblico. Questo lento ma inesorabile declino è dovuto a diverse ragioni: l’oggettivo abbassamento della qualità delle rappresentazioni, l’incapacità di questo genere di adattare la trama delle opere alla vita odierna e l’uso di un linguaggio arcaico, ormai quasi incomprensibile per le nuove generazioni. A partire dagli anni Ottanta l’Opera di Pechino ha tentato di innovarsi, adottando nuove tecniche e godendo di una maggiore libertà di sperimentazione, nella speranza di attirare un pubblico più vasto.


Fonti immagini:
1) cina.quotidiano.net
2) viaggio-in-cina.it