Nome di donna

Nome di donna, il film, diretto da Marco Tullio Giordana, narra la storia di Nina, una giovane madre single che all'inizio dell'estate decide di lasciare Milano e di trasferirsi con la figlia in un paesino della bassa Lombardia. Qui Nina trova impiego in una prestigiosa clinica privata per anziani, dove ha modo di relazionarsi con le altre donne che vi lavorano, alcune italiane e molte straniere. Questo luogo elegante e quasi fiabesco, però, cela uno scomodo segreto, legato al torbido sistema di favori messo in piedi da Marco Maria Torri, il manager della struttura. Quando Nina scoprirà tutto, verrà inizialmente isolata dalle colleghe, preoccupate di perdere il posto di lavoro. Ma ben presto troveranno tutte la forza di affrontare il direttore e lanciarsi in un'avvincente battaglia per i loro diritti e la loro dignità di donne.


Il primo film (non solo in Italia) ad affrontare direttamente il tema delle molestie sessuali sul posto di lavoro. Temi importanti e dibattuti a lungo in questo ultimi anni, che la sceneggiatrice Cristiana Mainardi e il regista Marco Tullio Giordana affrontano con un film la cui genesi è precedente ai recenti scandali, in una forma fin troppo stringata rispetto alla grandissima quantità di sfumature e punti di vista contenuti nella storia. Nome di donna è un film comunque importante e da vedere assolutamente, che ci invita a riflettere su quante donne abbiano accettato come un dato di fatto, per decenni, una cultura della sopraffazione a cui ci si può ribellare e che si contrasta spezzando un silenzio che ha tutto l'amaro sapore di una complice omertà.


L'eterno scontro tra silenzio e sorrisi. Il silenzio da cui escono le persone che arrivano negli studi degli avvocati.I sorrisi di dirigenti, titolari di aziende, sindacalisti e anche avvocati o giudici che preferiscono archiviare questi comportamenti come goliardate. A volte sono anche le stesse donne a non considerarli un problema. I dati Istat appena pubblicati rilevano che una donna su 6 è oggetto di molestie da parte di colleghi, capi, datori di lavoro: sono verbali, palpeggiamenti, richieste di prestazioni sessuali. 167 mila hanno subito ricatti sessuali per essere assunte, per mantenere il lavoro o per progressioni di carriere. Oltre 80 per cento non ne parla con nessuno, qualcuna condivide il problema con colleghi, ancora meno con datori di lavoro (4,1%) o dirigenti (3,3). Pochissime con i sindacati (1,0%). Quasi nessuna fa denuncia. Se questo genere di fatti non arrivano nei palazzi di giustizia, nemmeno gli addetti ai lavori se ne occupano in maniera compiuta. Cosa possiamo fare per cambiare?

Nina (Cristiana Capotondi): Non sarà una gran cosa, però ferie, tredicesima, stipendio... 
Luca (Stefano Scandaletti): Potevamo tentare di farcela col mio lavoro

Ines (Adriana Asti): Molestie? Una volta li chiamavano "complimenti" 

Shake your Mind! 

fonte sito:
-https://27esimaora.corriere.it/18_febbraio_14/molestie-lavoro-complicita-chi-uomini-donne-finge-che-non-esistano-58a1c352-11c7-11e8-9c04-ff19f6223df1.shtml?refresh_ce-cp

fonte immagini:
-http://cinemateatro.donboscorivoli.it/cineforum/
-https://www.comingsoon.it/film/nome-di-donna/54554/recensione/