Nureyev, il rivoluzionario della danza

«La vita di Rudolf Nureyev insegna ai giovani a inseguire i propri sogni senza temere le conseguenze»


Queste sono le parole del regista Ralph Fiennes, la cui carriera è esplosa grazie a Shindler’s list ed è proseguita con James Bond e con la saga di Harry Potter, in cui ha interpretato il crudele Voldemort. Con Nureyev-The White Crown, Fiennes si aggiudica il suo terzo film da regista, fortemente ispirato dalla lettura del romanzo di Julie Kavanagh Rudolf Nureyev: The Life, ritagliandosi anche il ruolo del maestro di ballo Alexander Pushkin. A interpretare l’eversivo Rudolf Nureyev è l’ucraino Oleg Ivenko, preferito a una qualsiasi vedette che avrebbe messo in secondo piano la storia del personaggio. Infatti, l’obiettivo del regista e dello sceneggiatore David Hare è stato sin da subito quello di raccontare la diserzione del giovane ballerino attraverso tre linee temporali che si ricongiungono nella scena dell’aeroporto di La Bourget nel giugno del ’61.




Questa scelta stilistica cerca di sfuggire alle forme del biopic tradizionale, ma non senza problemi: il film procede lento e viene svuotato di significato da troppi elementi, dal focus sul viso del protagonista piuttosto che sulle coreografie, da improbabili citazioni pittoriche condite da strascichi di tragedia Shakesperiana che anestetizzano il vero spirito anticonformista del grande ballerino. Nureyev era diverso: egocentrico, duro con se stesso, pronto a far capire che l’uomo sul palco non era un semplice accessorio delle ballerine, ma che doveva arrivare al pubblico con passi e movimenti che avrebbero assunto un significato. È con queste idee e con questo spirito che Rudolf ha rivoluzionato il mondo della danza.  




Se manca un po’ di gomito in questi aspetti, non si può dire che il film tratti di tematiche poco rilevanti. In primis, emerge forte il tema dei confini da superare, dell’asilo politico e della libertà, riflessioni attuali che fanno pensare alle ondate nazionaliste e ai muri, fisici e non, che stanno emergendo fra le varie culture. A tal proposito, il regista si è anche espresso su questi problemi, affermando di aver sempre creduto in un mondo tollerante e liberale, aperto a tantissime sfaccettature.  
Un pensiero meno preoccupante e negativo proviene dall’aura generale del film: Rudolf è nato in un contesto povero, ma seguendo la sua passione è riuscito a determinarsi e a diventare un simbolo di genio e sregolatezza. Di certo una cosa che tutti dobbiamo tenere a mente a qualsiasi età: non è mai troppo tardi per rinnovarsi e riscoprirsi!

Shake Your Mind!



Fonti (testo):
-www.avvenire.it
-www.sentieriselvaggi.it

Fonti (immagini):
-www.avvenire.it
-Eagle Pictures/ www.turismo.it
-copertina: www.slowcinemaostuni.wordpress.com