Quanto Basta



Il film, con la regia di Francesco Falaschi, racconta di Arturo (Vinicio Marchioni), uno chef stellato, caduto in disgrazia a causa del suo caratteraccio: la sua aggressività lo ha fatto finire in una rissa, per la quale deve scontare una pena ai servizi sociali. Terrà un corso di cucina per ragazzi autistici, presso un centro sociale, in cui lavora la psicologa Anna (Valeria Solarino). 
Guido (Luigi Fedele), è un ragazzo affetto dalla sindrome di Asperger e appassionato di cucina, per la quale ha un gran talento e riesce a riconoscere tutti gli ingredienti presenti in un piatto. Arturo lo tratta senza filtri, non facendosi impietosire, nonostante la sua diversità. Guido chiederà ad Arturo di fargli da tutor in una gara di cucina. Lo chef odia questo tipo di concorsi, ma presto scoprirà da vicino cosa è la “neuro-diversità” e capirà meglio anche sé stesso…   

Quanto basta è il quarto film di Francesco Falaschi, ma non è la prima volta che racconta di “neuro-diversità”. Già 2002 con “Emma sono io” (candidato al David di Donatello e al Nastro d'argento come miglior regista esordiente), la protagonista soffriva di disturbo bipolare della personalità. In questo film si parla di sindrome di Asperger, che influisce sempre sulla personalità: chi ne è affetto può apparire distratto e poco empatico, con difficoltà a relazionarsi con gli altri, pur sempre in grado di lavorare e comunicare verbalmente. Spesso hanno un unico interesse che li coinvolge, in questo caso per Guido è la cucina.

Guido è interpretato da Luigi Fedele, attore giovanissimo, al suo quarto lungometraggio. Apparve nel primo film, “La pecora nera di Ascanio Celestini” quando era solo un bambino. Dal 2016 inizia gli studi di cinema all'Accademia d'arte drammatica Silvio D'Amico di Roma. Arturo è interpretato da Vinicio Marchioni, un altro attore romano, che deve la sua popolarità grazie al ruolo del Freddo nella serie tv “Romanzo Criminale”.

Falaschi riesce ad affrontare un tema importante, il disturbo mentale, con una leggerezza impressionante. Abbiamo da un lato Guido con la sindrome di Asperger, disturbo dello sviluppo imparentato con l’autismo, e dall’altro Arturo e la gestione della rabbia. Due situazioni molto diverse che però riescono a offrire spunti interessanti l’una per l’altra.

Il regista ha voluto puntare sulla forza delle immagini, incentrandosi sulle emozioni dei personaggi, senza grandi colpi di scena. Il film si concentra sulla semplicità e sui vecchi valori, a volte dimenticati nella vita frenetica di tutti i giorni.