Recensire una tempesta tra ricchezza, povertà ed empatia

Parlare di malcostume (tutto italiano? Tutto umano, verrebbe da precisare) strappando un sorriso, della banalità delle material ricchezze se messe a confronto con le emozioni umane, di altezze e bassezze umane di vario genere: niente di nuovo all’orizzonte. Che Marco Giallini sia un bravo attore, nemmeno questo rappresenta una novità. E allora di cosa si parla? Può essere un problema.


“Io sono tempesta” è un buon film. Innanzitutto, perché dimostra ancora una volta come non ci siano solo bianco e nero, ma anche tutte le sfumature del caso. E che povertà non voglia per forza dire bontà, e viceversa. Poi, è una storia tutto sommato verosimile, calata (e calabile) nell’attualità e che proprio per questo permette di riflettere su tutta una serie di questioni e di luoghi comuni. È una pellicola che diverte e che fa pensare, e che altro si vorrebbe da una commedia? Forse un po’ di originalità in più. Vedi un certo gruppo di attori e capisci già cosa ti dovrai aspettare. Non dovrebbe essere così, credo.


Comunque viene tirato in ballo il termine empatia, ed è sempre una gran bella cosa. Bella, nello specifico, perché è un’empatia che permette non solo di capire l’altro, ma pure di comprendere meglio se stessi. Come solo l’empatia più autentica sa fare. C’è allora una frase, facile da estrapolare poiché citata praticamente da chiunque abbia visto il film e scritto del film, che dice “sono cose che […] fanno curriculum”. Ho volutamente tagliato il complemento di luogo “in Italia”, perché mi piacerebbe riflettere su una caratteristica che reputo più umana che nazionale. Pensare che l’imbroglio, alla fine, ripaghi sempre: sarà poi vero? Sembrerebbe di no. Però è una tendenza, va registrata, se ne deve parlare e la si deve prendere in giro, come il buon Tempesta impara a proprie spese.
 
Ci sarebbe ancora un ultimo spunto, in conclusione, di cui vorrei occuparmi. “Strappando un sorriso”, scrivevamo poco più su. Ed è importante sottolinearlo. Basta con lamentele e autofustigazioni, basta fare tragedia di tutto, sempre. Lo sguardo ironico aiuta a superare le avversità, verrebbe da dire, creando arte; i musi lunghi, invece, no. È tutto: non male, per un film senza troppe pretese.

Shake Your Mind!







FONTE IMMAGINI: cinemateatro.donoboscorivoli.it