Requiem for a Dream: una tragedia psicologica dai risvolti horror

"La viola la mattina, la blu a mezzogiorno, l'arancione la sera, questi sono i miei tre pasti, brutto mostro! La verde prima di dormire... Questo è tutto! Uno, due, tre, quattro. " (Sara Goldfarb)
Coney Island, Brooklyn, New York: è qui che si svolgono le vicende dei quattro protagonisti di un film ormai divenuto un cult, Requiem for a Dream, uscito per la prima volta nel 2000.
Harry, interpretato da Jared Leto, è un tossicodipendente che vive di stenti da quando ha lasciato la casa della madre Sara (Ellen Burstyn nel film), una donna rimasta vedova che spende le proprie giornate a guardare la televisione.



Nella prima parte del film Harry e l’amico Tyrone decidono di iniziare un traffico di eroina sperando così di arricchirsi in poco tempo; a questo progetto si aggiunge la ragazza di Harry, Marion (Jennifer Connelly), che potrebbe così realizzare il sogno di diventare stilista.
La storia d’amore tra Harry e Marion infuoca le prime scene del film con la dolcezza estremamente raffinata che caratterizza la regia di Darren Aronofsky, portandoci lontano nella placida intimità e complicità che i due condividono nell’abbandono più totale.
- Sei in assoluto la ragazza più bella che abbia mai conosciuto.
- Davvero?
- L’ho pensato appena ti ho vista.
- Sei così dolce Harry. […] Me l’hanno detto anche altri prima… Ma non voleva dire niente.
- Perché, credevi che ti prendessero in giro?
- No, no, non era questo. […] È che, detto da loro, non voleva dire niente. Niente. Ma se lo dici tu… Lo sento. Lo sento davvero.
- Con una come te credo che riuscirei finalmente a far funzionare la mia vita.
(Harry e Marion)

C’è infatti una vena tetra di malinconia stagnante che caratterizza parole, gesti e sogni dei tre amici. È una sensazione più astratta che concreta, capace di permeare ogni singola scena che li vede protagonisti. Harry è lontano da casa ormai da molto quando decide di tornare a fare visita a sua madre Sara.

Siamo ormai in autunno, e il ragazzo scopre che sua madre ha iniziato una dieta dimagrante a base di anfetamine. Veniamo quindi al nostro quarto personaggio, che rappresenta l’altra faccia della tossicodipendenza: Sara. Le sue giornate non sono altro che un incontro perpetuo con i programmi televisivi da lei preferiti – uno in particolare, uno show a cui lei spera avidamente di poter partecipare.  
Il sogno di comparire in televisione si accosta al sogno di Sara di ritornare giovane e bella – di rientrare, più concretamente, nel vestito rosso che indossava il giorno del diploma del figlio Harry.


"Sono qualcuno adesso, Harry. Tutti mi adorano. Presto, milioni di persone mi vedranno e tutte mi adoreranno. Parlerò loro di te, e di tuo padre, e di quanto fosse buono con noi. Te lo ricordi? È un buon motivo per alzarsi al mattino. È un buon motivo per perdere peso, per entrare in quel vestito rosso. È un buon motivo per sorridere. Rende il domani migliore. Che cos'altro ho, Harry? Perché dovrei anche solo rifare il letto, o lavare i piatti? Lo faccio, ma perché dovrei? Sono sola. Tuo padre se n'è andato. Tu te ne sei andato. Non ho nessuno di cui occuparmi. Che cosa mi rimane, Harry? Sono sola. Sono vecchia. […] Mi piace sentirmi così. Mi piace pensare al vestito rosso e alla televisione e a te e a tuo padre. È un buon motivo per svegliarmi col sorriso. " (Sara)
Le pillole che il medico le prescrive hanno l’effetto sperato: Sara perde un gran numero di kili in pochissimo tempo, smettendo completamente di mangiare. Tuttavia, le devastanti conseguenze sulla sua mente non tarderanno ad arrivare.

Il sogno di Sara lentamente si trasforma in un incubo, un’ombra malsana si scaglia brutalmente su di lei e su tutti gli altri personaggi. Il traffico di droga iniziato da Harry e Tyrone viene stroncato dai loro stessi fornitori, e lentamente i rapporti tra i tre amici vanno sfaldandosi.


La relazione tra Harry e Marion s’incrina inesorabilmente quando quest’ultima, visti ormai scarseggiare i soldi per procurarsi una dose, decide di darsi in pasto a dei famelici miliardari e prostituirsi pur di poter ritornare a farsi.
La vera tragedia si compie quando Harry scopre una brutta infezione al braccio da lui in precedenza trascurata e l’amico Tyrone è costretto a portarlo in ospedale, dove vengono scoperti dalla polizia e portati in prigione.

La madre di Harry, presa da allucinazioni sempre più frequenti, decide di recarsi presso la sede del suo show televisivo preferito per chiedere di essere inserita nelle riprese. In seguito a questo evento, verrà presa e portata in un ospedale psichiatrico dove subirà un violento elettroshock. 

Intanto, Marion, in preda all’astinenza, partecipa a un festino in cui sono coinvolti molti uomini in giacca e cravatta di fronte ai quali si cimenta in uno show lesbico, al termine del quale stringerà avidamente a sé la dose appena guadagnata.
Harry verrà invece portato d’urgenza in un ospedale dove il braccio, ormai in cancrena, gli verrà amputato.


Prima di trarre qualsiasi tipo di riflessione sul film di Aronovsky, dobbiamo basarci sulle parole di Hubert Selby, l’autore dell’omonimo romanzo da cui Requiem for a Dream prende ispirazione. Sbaglieremmo infatti a etichettare questo film unicamente come un film sulla tossicodipendenza: benché infatti i personaggi attraversino tutte le fasi della dipendenza, Requiem for a Dream ambisce ad altro.

Come sostiene lo stesso Jared Leto, questo film non è altro che la rappresentazione della condizione umana, ciò che caratterizza ognuno di noi, ossia l’ossessione. Requiem for a Dream è la storia di un’ossessione che accomuna diversi personaggi, protagonisti di un’America completamente distante dal Sogno Americano.



Non è un film sulla droga, ma sull’ossessione. Ossessione per l’eroina, per le pillole dimagranti, per la televisione: l’ossessione per l’immagine.” (Hubert Selby)

La dipendenza di questi personaggi non è altro che una fuga perpetua dalla realtà, nonché da se stessi. Questo è ciò che rende Requiem for a Dream il cult che tutti conosciamo: il riferimento diretto a ciò che vi è di più intimo nell’animo umano, nella società in cui viviamo.

Requiem for a Dream è un film horror, un film terrificante, ma non nel senso tradizionale del termine: terrificante nel modo in cui i sogni dei personaggi si trasformano in incubi. […] I protagonisti di questa storia hanno aspettative e speranze, ma la realtà li stronca, fino a distruggerli completamente.” (Darren Aronofsky)





Fonti:
http://www.jonathanrosenbaum.net/2000/12/family-values/
https://www.youtube.com/watch?v=DxockfJddFU
https://www.youtube.com/watch?v=tMWBuaDvDNo&t=755s&list=LL0Y8TETj7P62wCLPXdtAUuA&index=84