Revenge: un film che piacerebbe a Quentin Tarantino

Jen è la protagonista di Revenge, un revenge movie che rompe completamente gli schemi del filone a cui appartiene. I film d'azione sono da sempre noti per il forte contenuto machista, per la prevalenza della dimensione maschile nei suoi aspetti più violenti. La regista Coralie Fargeat, un’esordiente di cui pochi avranno sentito parlare prima, lancia così un manifesto della femminilità ponendo al centro della pellicola una donna assetata di vendetta.


La giovane e inesperta Jen si ritrova a superare delle prove che la portano ad abbandonare l’ingenua frivolezza che la caratterizza nelle prime scene del film. Il suo amante Richard, un ricco uomo sposato, la ospita nella sua oasi in mezzo al deserto: uno scenario all’insegna del lusso. Gli amici Stan e Dimitri li raggiungono, e rimangono fin da subito fulminati dalla bellezza della ragazzina. Jen è infatti al centro delle attenzioni dei tre uomini che non riescono a staccarle gli occhi di dosso per tutta la serata. Stan in particolare ne rimane folgorato, e la mattina seguente, quando Richard non è in casa, non si fa scrupoli ad approfittare di lei sotto gli occhi del compagno Dimitri. 

Al ritorno Richard viene a sapere dell’accaduto, ma non fa nulla per rimediare, né ascolta la richiesta di Jen di essere portata a casa. I due litigano e lui la schiaffeggia: ecco allora che la ragazza scappa di casa, rincorsa da tutti e tre gli uomini, e corre a piedi nudi nel caldo torrido del deserto, fino a giungere sull’orlo di un burrone con gli altri tre alle calcagna. Richard, fingendo di chiamare l’elicottero per portarla a casa, la spinge giù dal burrone e Jen finisce infilzata dal ramo di un albero che seccava in mezzo alle rocce.


È importante fare caso al tipo di uomini che ci vengono presentati in questo film, sia dal punto di vista fisico che morale. Richard è bello, ricco, tradisce la moglie e sta con Jen solo per il sesso: è arrogante, e non si fa problemi a spingere una ragazzina stuprata giù per un dirupo. È in poche parole il prodotto malato della società delle apparenze, materialista fino all’osso, nonché uno spietato assassino. 

Parliamo ora dei due che gli fanno da contorno: Stan e Dimitri, dotati delle medesime caratteristiche interiori, eppure dall’aspetto tutto meno che attraente. I due sono specchio della tirannia di Richard, e riflettono i suoi difetti anche all’esterno. Tutti e tre, tuttavia, non sono che sottoprodotti di una società maschilista e misogina, cui emblema è il maschio alpha, sì dotato di armi pesanti come i tre personaggi, eppure vuoto, completamente sterile di empatia e umanità.


Lo scenario desertico non è che il richiamo dell’aridità di questi personaggi maschili: le terre brulle sconfinate sono il ritratto dell’assoluta meschinità di queste figure, rappresentanti non gli estremi casi di crudeltà ma proprio le ingiustizie domestiche, le usurpazioni apparentemente più insignificanti, che colpiscono le donne ogni singolo giorno.

Il film non vuole porsi come una celebrazione della misandria, al contrario: il film è un urlo di ribellione nei confronti della misoginia, verso i costrutti sociali che permettono tutto questo. Revenge va ben oltre il suo spirito splatter, capace di sfociare nello psichedelico e nel trash: Revenge è metafora del mondo violento in cui viviamo, le cui dinamiche vengono costantemente taciute dai giornali.


Jen risorge dalle sue stesse ceneri, risvegliandosi dalla morte apparente in cui Richard l’aveva gettata: la ragazza, ancora viva, riesce a liberarsi dai rovi e a fuggire dai tre uomini che vorrebbero liberarsi del suo corpo. I tre tornano sul posto e non trovandola più capiscono che è scampata miracolosamente alla morte: così si mettono a caccia, armati e a bordo dei SUV.

È proprio allora che Jen inizia a lottare per la propria sopravvivenza, e in questa lotta è pronta a tutto: a muoverla non è solo la rabbia, l’umiliazione, ma anche la paura, la disperazione. Dopo aver ucciso Dimitri accecandolo con un coltello, si rifugia in una grotta dove, sotto l’effetto del peyote, una pianta dagli effetti psicotropi, si libera del ramo che ha ancora conficcato nel ventre, e cicatrizza la ferita fondendosi sul petto l’alluminio di una lattina di birra. Una volta sveglia, parte alla ricerca di Stan e Richard, in quella che sarà una lotta estenuante all'ultimo sangue: chi avrà la meglio?



Il film sovverte gli stereotipi a cui siamo abituati: fornisce una versione della femminilità che raramente vediamo negli action movie, dando ad essa una dignità all'interno dell'exploitation e dei film più violenti, storicamente realizzati per un pubblico maschile e volti a promuovere un tipo di maschilità tossica, nociva.

La violenza e l’alto contenuto di splatter che impregna queste sanguinosissime scene non può che ricordare agli appassionati i film più truculenti di Quentin Tarantino, o anche un film a cui il regista partecipò come attore: Dal tramonto all’alba. La totale perdita di una trama concreta, che lascia invece il posto a una carneficina ai limiti della decenza, è ciò che troviamo anche in Revenge, seppure in maniera più vincolata. L’eccedere di scene di violenza fino al grottesco è un richiamo agli scenari tarantinici, che non vogliono dare un taglio tragico o catastrofico ma vogliono invece gettare in faccia al lettore la cruda realtà della vita, senza tralasciare un satirico velo di ironia.

La violenza fa parte di questo mondo e io sono attratto dall'irrompere della violenza nella vita reale. Non riguarda tizi che ne calano altri dall'alto di elicotteri su treni a tutta velocità o terroristi che fanno un dirottamento o roba simile. La violenza della vita reale è così: ti trovi in un ristorante, un uomo e sua moglie stanno litigando e all'improvviso l'uomo si infuria con lei, prende una forchetta e gliela pianta in faccia. È proprio folle e fumettistico, ma comunque succede: ecco come la vera violenza irrompe irrefrenabile e lacerante all'orizzonte della tua vita quotidiana. Sono interessato all'atto, all'esplosione e alla sua conseguenza. [cit. Quentin Tarantino]

Revenge è un film da non perdere. Se reggerete l'alto contenuto di brutalità di cui le scene sono intrise, saprete scovare dietro a una trama apparentemente semplice un vero dilemma della realtà contemporanea: la violenza, o, più precisamente, la violenza di genere.





Fonti immagini:
https://www.mymovies.it/film/2017/revenge/
https://www.hindustantimes.com/movie-reviews/revenge-movie-review-the-most-provocative-film-of-2018-invades-your-home-abetted-by-netflix/story-DS1xH8RrLWeeaaa45MEwrO.html
https://reviewsplanet.altervista.org/revenge-vendetta-tutta-al-femminile/
https://www.themacguffin.it/in-sala/revenge-la-vendetta-di-una-donna-tuttaltro-che-tranquilla/
http://jonnyscultfilms.blogspot.com/2018/