"Sulla mia pelle": un messaggio inaspettato

   “Sulla mia Pelle” è un film che tratta la triste storia dell’ultima settimana di Stefano Cucchi, un uomo di 31 anni che nel 2009 muore in carcere in seguito a percosse ricevute dopo l’arresto – solo di novembre 2019 la sentenza che condanna due carabinieri a 12 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale.

   I fatti non erano ancora ben chiari nel momento in cui è stata girata la pellicola, anche se sembrava effettivamente esserci stato un pestaggio da parte di alcuni carabinieri dopo l’arresto.
Quindi si potrebbe pensare che il film sia focalizzato sull’abuso di potere da parte delle forze dell’ordine.

   Ebbene, guardandolo non è così.
A restare, dopo aver visto la pellicola diretta da Alessio Cremonini, è piuttosto un’infinita tristezza e una profonda angoscia; sensazioni originate dalla sofferenza sì fisica, ma anche dalla netta solitudine e dall’incapacità di comunicare di quest’uomo con il prossimo e viceversa del prossimo con quest'uomo.
Questo il vero focus del film.
L’incapacità di esprimersi, da un lato; la non-voglia di vedere, di ascoltare  e il non fare uno sforzo in più in quel verso, dall’altro lato.

   Stefano, geometra, ha una famiglia che gli vuole bene;
nonostante ciò ha dei problemi con la droga, è entrato e uscito da comunità e forse spaccia anche; ed è proprio la droga che lo fa finire in arresto.

   Un carattere introverso, forse un po’ chiuso gli rende difficile relazionarsi con gli agenti. Arrivano le percosse, suggerite non mostrate, forse perché come dicevamo all’inizio il film non è focalizzato sull’abuso di potere, ma sulla situazione che si ha dopo di esse: la sofferenza fisica e la mancata comunicazione tra Stefano e i funzionari, compresi i medici che lo hanno in cura (non è chiaro quanto il fatto che sia affetto da epilessia vada  ad aggravare la situazione).
Le cause di questa non comunicazione?
Paura, incapacità, superficialità, distrazione?

   E se Stefano si scontra con il suo difficile carattere e con il mondo esterno, i genitori entrano in conflitto con il difficile mondo della burocrazia italiana, rigida e incomprensibile all’esasperazione. Incomprensibile, questa burocrazia perché probabilmente non vuole realmente farsi capire, e si limita a rigidità estreme allontanandosi e rinnegando l’aspetto umano e relazionale con il prossimo che dovrebbe semplicemente regolare, e non soffocare.

   Non siamo qui per giudicare, ma per riflettere.
 Concludiamo allora citando con un estratto dalla presentazione dell’Associazione Onlus in memoria di Stefano Cucchi per i diritti umani:

Una società che è la nostra e che ha imparato ad osservare i diritti umani in maniera distratta,
con l’idea che riguardino sempre gli altri e mai noi stessi”
.

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