Vice-l'uomo nell'ombra

Come diavolo è successo? Come diavolo siamo arrivati a questo punto? Come diavolo è potuto accadere che un vicepresidente sia riuscito ad ottenere così tanto potere e ad usarlo in modo così poco nobile e trasparente? Sono domande che portano con sé tutto lo sgomento di chi, non riconoscendosi più nel presente, cerca quantomeno di ricostruire il percorso che lo ha condotto fin qui, per capire dove le cose non sono andate come avrebbero dovuto.

Attraversando mezzo secolo, il complesso viaggio di Cheney, da operaio elettrico del rurale Wyoming a Presidente de facto degli Stati Uniti, offre una prospettiva interna, a volte amara e spesso inquietante, sull'uso e l'abuso del potere istituzionale. La dicotomia di Cheney, tra amorevole padre di famiglia e burattinaio politico, è raccontata con intelligenza e audacia narrativa. Guidato dalla sua straordinaria e fedelissima moglie Lynne, e avendo come mentore il brusco e spavaldo Donald Rumsfeld, Cheney si insinua nel tessuto politico di Washington DC durante l'amministrazione Nixon, diventando Capo dello Staff della Casa Bianca sotto Gerald Ford e, dopo cinque mandati nel Congresso, Segretario alla Difesa per George W. Bush. Nel 2000 rinuncia alla sua posizione di C.E.O. di Halliburton per ricoprire il ruolo di vicepresidente di George W. Bush, con l'implicito accordo che avrebbe esercitato un controllo quasi totale. Un copresidente in tutto e per tutto, tranne che per il nome. Le astute e segrete manovre politiche di Cheney hanno modificato il panorama politico americano in modi che continueranno a riecheggiare per i decenni a venire. 



Vice, ovviamente, sta per vicepresidente. Il titolo del film mette dunque subito in evidenza quella che è stata la carica politica più importante occupata da Dick Cheney, l'uomo nell'ombra dell'amministrazione Bush Jr. e uno che quella carica l'ha piegata alla sua volontà, ridisegnandone completamente i confini. La vicepresidenza secondo Dick Cheney non era una posizione passiva e di secondo piano in cui «attendere solo che il presidente muoia», ma aveva un ruolo strategico ben preciso, grazie al quale Cheney riuscì ad accentrare sulla sua figura uno smisurato potere decisionale. Tuttavia, è bene ricordarlo,Vice traduce anche il termine "vizio".

L'uomo comune sta anche a monte, contemporaneamente narratore e destinatario di un racconto che vuole denunciare, senza mezze misure, i vizi del potere. McKay, il regista, nobilita l'uomo comune mentre lo deride. Ne critica il menefreghismo, la superficialità e l'incapacità di vedere l'apocalisse in corso, eppure continua ostinatamente a crederci, a sperimentare con il linguaggio e con tutte le forme del cinema per cercare il modo più efficace di comunicare con lui. Che non è mai il più banale o il più superficiale. 

Shake your mind!

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