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Anche le streghe ballano al sabato sera


Il termine “sabba” è un’alterazione del nome ebraico Shabbat e rappresenta un fenomeno di pregiudizi diffusi in Europa fin dai tempi del Medioevo nei confronti della religione mosaica, la quale veniva spesso mal giudicata perché per tradizione consumava riti occulti e violenti. La parola sabba compare forse per la prima volta in alcune carte francesi intorno agli anni quaranta del XV secolo

Le fonti che si sono pervenute riguardo alla tradizione e alle usanze del sabba appartengono per lo più a processi per stregoneria, trattati demonologici e documenti religiosi di carattere disciplinare.

Il sabba si svolge tradizionalmente nella notte tra il sabato e la domenica. Fonti diverse sulla sua frequenza portano a distinguere due tipi di sabba: quello “ordinario” (settimanale) e quello “ecumenico” (generalmente trimestrale).
Il sabba era un momento particolare in cui stregoni ma soprattutto streghe si riunivano insieme, per praticare riti magici e propiziatori, onorando la natura e l’universo. Durante questi raduni si praticavano anche delle danze, eseguite su un ritmo ipnotico, con specifici movimenti all’inverso da soli o in cerchio e muovendosi verso sinistra. Descrivendo questo cerchio, i partecipanti danzavano schiena contro schiena, così da non potersi guardare in faccia. Questa proprietà della danza della direzione in senso antiorario è considerata come una pratica molto potente per invocare forze cosmiche. Le danze terminavano con un’orgia che prevedeva la liberazione del lato animalesco dell’uomo che era parte di lui. Proprio per questo erano soliti indossare vestiti con pelli e teste di animali quando partecipavano a questi eventi. Le pratiche che si svolgevano nei riti sabbatici hanno anche un’origine in parte sciamanica, perché entrambi hanno lo scopo di suscitare e risvegliare non solo l’animalità dell’uomo, ma anche della divinità. Infatti il sabba originario e vero e proprio era celebrato da un prete mago che assumeva una forma “divina” in occasione di questo rituale, alla quale i partecipanti facevano riferimento. Al termine della celebrazione (a mezzanotte o al momento del canto del gallo), il Diavolo distribuiva pozioni e polveri magiche e donava poteri soprannaturali ai presenti, in modo tale che al loro ritorno alla vita “normale”, avessero la possibilità di praticare malefici. Jean Bodin descrisse una versione insolita della conclusione del sabba secondo la quale, dopo un ultimo bacio blasfemo dato al Demonio reggendo una candela accesa, questi prenderebbe fuoco e le sue ceneri verrebbero raccolte dalle streghe per utilizzarle nei loro malefici.

Esistevano molti modi per arrivare al luogo prestabilito per la celebrazione del sabba: le streghe si recavano al posto o di persona o tramite l’uscita dalla forma corporea, suscitata attraverso particolari tecniche psichiche e spalmandosi un unguento sul corpo fisico (composto di varie misture fra cui erbe rare e singolari). L’unguento non ha alcun potere e serve solo a proteggere le streghe dal tocco del Diavolo, l’unico a possedere la forza soprannaturale per “trasportarle” al sabba. Le streghe raggiungevano il luogo del culto del sabba volando a cavallo di un animale, sopra un bastone, una panca, una pentola o una scopa come tutti sanno.
All’arrivo sul luogo del raduno, le streghe si presentano al Demonio salutandolo con l’ “osculum infame” e a volte con un bacio sul piede sinistro, offrendogli candele nere. Il sabba solitamente si svolgeva in un cimitero, sotto una forca o in luoghi assai remoti come la cima di una montagna o di una radura. Il Diavolo sedeva su un trono di ebano e assumeva sembianze mostruose e animalesche, metà uomo e metà capro, provvisto di corna e di artigli come quelli degli uccelli. Le sue caratteristiche caprine hanno causato l’attribuzione di un’immagine negativa da parte del cristianesimo per il fatto che il rituale del “capro espiatorio”, cioè il capro che aveva in sè tutti i peccati degli ebrei, lo riconducevano all’impurità e al male. Ma in realtà il “Diavolo” è il capricorno, il capro che balza sulle montagne più alte, la divinità che, se si manifesta nell’uomo fa di lui l’egopan, il tutto, quindi è l’uomo fatto dio.



Fonte foto: it.wikipedia.org