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"Anticorpi" di Zappalà Danza

La danza contemporanea ha sempre portato con sé degli interrogativi interpretati dai danzatori nelle coreografie di vari spettacoli fin dal Novecento. Lo spettatore, di fronte a questo grande potere trasmesso dalla danza, non può che tentare di trovare delle risposte a questi enigmi senza avere alcuna certezza dei suoi esiti. Più uno spettacolo apre varie porte per possibili interpretazioni e significati, più aumentano le possibili domande che è lecito porsi. Il potere della danza contemporanea è proprio quello di lasciare la libertà di interpretazione al suo pubblico: ogni spettatore ha la sua possibilità di lettura e percezione sensibile. Questi enigmi e interrogativi sono sempre stati un tratto caratterizzante dell'arte contemporanea, restando impliciti e dominanti. 


Questa sera, presso la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di Torino, va in scena lo spettacolo “Anticorpi”, realizzato dalla compagnia Zappalà Danza di Roberto Zappalà. I protagonisti delle coreografie ballano sulle musiche di Salvo Noto. La compagnia nacque a Catania nel 1989 per volontà e desiderio di Roberto e viene supportata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali del Dipartimento dello Spettacolo e dalla Regione Sicilia. 

Lo spettacolo fa parte del progetto “Sudvirus o dell'appartenenza”. Il titolo “Anticorpi” rappresenta la flessione “scientifica” di questo progetto: il linguaggio adottato parte dall'osservazione al microscopio del virus che si vuole analizzare, e prosegue con un andamento convulso e meticoloso che i ballerini trasmettono con progressione e intraprendenza. Il palco assume così le sembianze del vetrino del microscopio, dove i movimenti disordinati di organismi microscopici vengono rappresentati dai ballerini stessi. Questa confusione dimostra che nonostante si abbia un'impressione di caoticità e disarmonia, come nella vita, anche il caos possiede una propria struttura. Le coreografie si svolgono su un preludio di Bach e uno scioglilingua tipico siciliano. Grazie ad un ritmo maniacale e insistente di musica elettronica, si delineano nuovi sentieri estetici e narrativi. L'approccio adottato dalla compagnia Zappalà trasporta il metodo di analisi della scienza e biologia in una dimensione culturale e sociale. Con l'intervento dei ballerini, il virus si immerge in quelle manifestazioni assolute di appartenenza che sono gli inni, che partendo dal caos portano alla conciliazione assoluta.  

La visione dello spettacolo si sviluppa in questo modo: così come gli anticorpi agiscono contro i virus per studiarli, analizzarli e abbatterli, allo stesso modo, la danza capisce e combatte i virus del corpo e dei gesti, i virus che contaminano la nostra vita. La visione si sofferma su un tipo di virus in particolare: quelli tossici e contagiosi, ma secondo livelli di interpretazione diversa, anche benefici, dell'appartenenza. Si tratta di virus che si insidiano nella nostra quotidianità, che ci portano a vivere in un certo modo o raggiungere una determinata consapevolezza sulla nostra esistenza: si parla di appartenenze della sfera sociale, culturale, sentimentale e dei rapporti familiari e interpersonali. 

Seguendo questa linea di riflessione, lo spettacolo di Zappalà raggiunge un'intensità e libertà che non dà la sensazione di un viaggio concluso e realizzato, ma tralascia un velo di mistero che vale la pena di scovare.












Fonti testo:
www.giornaledelladanza.com
www.compagniazappala.it
www.compagniazappala.it

Fonti immagini:
www.compagniazappala.it