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Flamenco, il “fuego” della Spagna


La storia e le origini

Il flamenco è sicuramente uno degli emblemi più noti e importanti del folklore spagnolo, soprattutto per quando riguarda la zona della Spagna meridionale-andalusa. Come molti altri stili di danza, risalire alle origini di questo ballo risulta alquanto complesso. Molto ricercatori e storici collocano la sua nascita nel XVIII secolo, periodo in cui il folklore andaluso si mescola a quello degli zingari spagnoli meridionali, permettendo così un processo di reciproca influenza. Nello stesso periodo compaiono nella letteratura spagnola citazioni e riferimenti espliciti a questo ballo, diventando così parte della civiltà e identità spagnola. Il flamenco fu influenzato da molte culture e tradizioni come quella ebrea, araba e cristiana, ma quella zingaresca fu sicuramente la più determinante. Infatti i maggior interpreti del flamenco sono gli zingari, chiamati ginatos, anche se ovviamente ne esistono anche di origine diversa, i payos.

Inizialmente, l’arte del flamenco era entrato nelle case della gente e quindi la si esercitava per lo più a casa, per un pubblico riservato e molto famigliare. Dall’inizio del 1800, periodo in cui si era diffuso il Romanticismo in Europa, nasce una curiosità e un maggior interesse per la Spagna “esotica”, tratto caratterizzante proprio degli zingari e della loro tradizione. Iniziano così le prime pubblicazioni di opere letterarie di ispirazione zingara spagnola e del flamenco. Dalla metà del secolo, iniziano a diffondersi i cosiddetti cafés de cante o café cantantes, luoghi caratteristici per la produzione commerciale del flamenco. Questo porterà a quel periodo floreo chiamato “L’età d’oro del flamenco“, che durerà fino all’inizio del secolo successivo. Da allora i gitanos iniziarono ad esibirsi nei locali di tutta la Spagna. Questo periodo è caratterizzato da due processi di diffusione del flamenco antagonistici. Da una parta, il flamenco si fa strada tra il vasto pubblico, la popolarizzazione di questa danza darà l’opportunità a molti artisti di intraprendere una vita professionale e ambire così a una vita più gratificante riuscendo così a “scampare” dal ceto sociale più povero. Dall’altra parte, la commercializzazione del flamenco riesce ad adattarsi al vasto pubblico e rispondere alle sue richieste. Di conseguenza, la purezza e l’originalità del flamenco tradizionale vengono messe da parte.

All’inizio del XX secolo inizia un periodo di decadenza: la superficialità e l’abbandono alla purezza artistica diventano oggetto di forte critica da molti intellettuali del tempo. Ci fu l’intento di restituire al flamenco la sua purezza e portare i suoi valori alle origini, ma non andò a buon fine, e la decanza continuò fino alla metà del secolo. Dagli anni 50 del secolo scorso, inizia una ripresa artistica che è in voga ancora oggi. Iniziano a diffondersi libri che trattano dell’arte del flamenco e in radio trasmettono programmi che lo riguardano. Inizia così un processo di modernizzazione del ballo, cercando di mantenere il suo valore artistico, anzi di elevarlo.

Ai giorni nostri il flamenco ha intrapreso una diffusione e un successo senza precedenti. Diventa popolare e sempre più diffuso in tutto il mondo. Oggi è presente nel cinema, grazie al regista Pedro Almodovar, e ad attori come Antonio Banderas. Nella musica la fa da padrone Paco de Lucia, chitarrista di Flamenco che ha incantato il pubblico per circa tre decenni, sapendosi adattare alle nuove fusioni con jazz e salsa, Tomatino, Joaquín Cortés, Belén Maya e anche Eva la Yerbabuena, che fanno riempire gli spalti dei concerti grazie al loro talento. Nel ballo le grandi protagoniste sono due: Estrella Morente ha saputo reinventare l’arte del Flamenco, introducendovi la passione dei canti popolari spagnoli. Il risultato è stata un’aria di riverente novità in una tradizione così forte. Il suo lavoro è stato premiato proprio da Pedro Almodovar nel suo film Volver. Invece Sara Baras è la stella spagnola di questa danza. A lei infatti è andato il premio nazionale della danza, e con la sua compagnia , composta di venti elementi è un insieme di eleganza e tradizione. La sua danza viene definita “un virtuosismo di rara bellezza e perfezione”.

La musica e la danza del flamenco


Il flamenco può essere diviso in tre parti, in cui ogni parte rispecchia e crea un’arte indipendente, benchè in gran parte lavorano unitamente o almeno in coppia: canto (cante), ballo (baile), e il suonare la chitarra (toque). Molto spesso viene introdotto e citato l’accompagnamento ritmico (jaleo).

La vera anima del flamenco è il “cante“. Il flamenco infatti nasce come semplice canto puro, musica e danza si aggiungono solo successivamente. I “cantaores” possono cantare sia dove il “baile” è presente in pezzi di assolo con o senza l’accompagnamento della chitarra. Negli assoli, la chitarra può emettere qualche suono di “falseta” e il chitarrista può eseguire il “compas” di un determinato “palo”. Su queste note, il cantaor improvvisa una sequenza di “letras” o “coplas” che rappresentano le strofe, eseguite a piacimento. Ogni “letra” rispecchia una sua personalità e identità, intrinseca di melodia e significato, e la presenza del pubblico (jaleo) è fondamentale, in quanto manifesta il proprio apprezzamento con una certa intensità e vigore per una particolare strofa o per l’intero pezzo musicale.
Quando il cantaor canta per il baile la scelta delle letras è più obbligata, ma anche qui una dose di improvvisazione è presente grazie all’interazione degli artisti sul palco. Naturalmente più il contesto coinvolge un numero maggiore di persone (teatro) più l’improvvisazione riveste un ruolo meno importante.

Il “baile” flamenco è l’espressione più conosciuta di quest’arte, soprattutto dai turisti che tendono ad identificare, a torto, il flamenco unicamente con il ballo. Nei contesti casalinghi e di tablos è quasi sempre una danza solistica, caratterizzata da una buona dose di improvvisazione, dove il ballerino è comunque coreografo della propria esibizione. Nel caso di spettacoli teatrali, la presenza di compagnie nutrite necessita di coreografie condivise, facendo in modo che i momenti di improvvisazione siano ridotti. Nel baile flamenco esistono movimenti del corpo e delle braccia detti “braceo” e il battito dei piedi “zapateo”. Lo zapateo viene utilizzato dal ballerino per introdurre il cante (llamada) o per sottolineare la fine di un verso o di una letra (remate) oppure per eseguire dei veri e propri assoli ritmici (escobilla).

Gli stili basati sul Toná, sul sofferente Soleá, sul lento Fandango, sulla disperata Seguiriya, sulla Ida y vuelta e a ritmo di Tango sono alcuni degli dei “palos” del flamenco: essi sono i ritmi di base da cui iniziare per ogni ballo, canto o musica. Se ne contano almeno 50 e ognuno ha un ritmo e delle partizioni differenti (dal ¾ al 4/4 ad esempio) e spesso vi si introduce il battito delle mani (“palmas”), dando vita a canzoni dette “coplas”

Il costume della danza

L’abbigliamento del ballerino prevede speciali calzature. A metà del Novecento il flamenco viene rappresentato in locali pubblici chiamati tablaos, in cui i ballerini potevano esibirsi su pedane di legno che valorizzavano i colpi dei piedi: infatti, il flamenco viene praticato con scarpe specifiche che grazie a dei chiodi sulla suola producono un suono secco ad ogni passo.Infatti le fogge e i colori si armonizzano con il sentimento del palo rappresentato: colori sgargianti e pois per il cante chico e toni più smorzati per il cante jondo.
Nel ballo flamenco si possono utilizzare diversi accessori: il bastone e talvolta le nacchere sono quelli utilizzati dagli uomini (le nacchere in particolare solo in alcuni tipi di danze come sevillanas e fandangos), mentre le donne oltre alle nacchere (anche per altri generi quali solea, seguiryia, ecc.) utilizzano anche il ventaglio (abanico), lo scialle (mantón), il cappello (sombrero) e l’abito con lo strascico (bata de cola). Accessori come lo scialle e il venaglio esaltano il movimento elegante e lento delle braccia, in contrasto con il ritmo incalzante dei colpi dei piedi sul suolo (“zapateado”). Per le donne, gli abiti sono sgargianti e spesso con dei lunghi strascichi (“bata de cola”) da far volteggiare con le mani.



Fonti Foto:
1) www.olivares.es
3) www.murciatoday.com
4) www.pitarest.it
5) www.open.edu
6) esenciadevalenciablog.wordpress.com