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La danza che va oltre

Erika Di Crescenzo, grande artista che combina performance e teatro, yoga e senso del sacro. 



Venerdì 3 novembre alle ore 21, va in scena il suo spettacolo “E20” presso le Officine Caos in Piazza Montale a Torino: uno spettacolo sperimentale sulla percezione e gli stati di coscienza. Si pone quesiti sulla realtà fisica e la metafisica, indagando il modo in cui si percepisce se stessi e il mondo esterno tramite gli organi di senso. E il rapporto fra micro e macrocosmo? Tutto ciò viene analizzato in una continua ricerca sulla realtà in termini dinamici di energia e processi. 

Carmelo Bene definisce l’osceno come qualcosa che va oltre i limiti della scena visibile e dello sguardo, un altrove ignoto, donando a questo un senso di inquietudine. La Di Crescendo è partita da questo concetto per creare “E20”. Uno spettacolo, nato in seguito ad alcuni viaggi intrapresi in India, che si concentra sullo studio dell’occhio e della luce che esso percepisce e con cui è in stretto contatto. Questa analisi permette di sperimentare diversi punti di vista per ritrattare un’abitudine dello sguardo e suscitare la riflessione su quello che riteniamo sia la realtà e su quello che viene tralasciato a priori. L’osceno è ciò che è fuori dalla scena e il teatro è il luogo dove si vede nell’oscurità. La ricerca prosegue in direzione di ciò che esce dal corpo fisico.

Si tratta di un corpo che nasce ancora prima di quello della ballerina, è un qualcosa che ha origine ancor prima di incontrarsi con la materia rivelando ciò che non si vede. L’intento dell’artista è quello di uscire dalla mancanza che ognuno di noi sente per penetrare in una dimensione dentro di noi dominata dall’intuizione e la fantasia. 
La ballerina Di Crescenzo afferma che lo spettacolo si scandisce in due parti: la prima concentrata appunto sulla luce e l’identificazione dell’invisibile, mentre nella seconda parte la scena si sofferma a riflettere su ciò che le parole non comunicano, sulla confusione, sull’arte poetica che si spinge fino all’aldilà, nel mondo dell’irrazionale e dell’altrove. La sfida consiste nel trovare la felicità, la guarigione, una soluzione e un equilibrio. 

In tutta questa ambientazione si cela un’atmosfera mistica, si percepisce un senso di sacralità e devozione, ma anche una parte indisciplinata e di smarrimento, come presupposto di ri-creazione. E di certo non manca un velo di freschezza, provocazione e ironia. 



Come afferma l’artista..

«C’è un monologo dell’infinito che è sfinito, nel senso che è stanco e vorrebbe essere finito». 

Fonti testo:
www.lastampa.it

Fonti immagini:
1) www.eventiesagre.it
2) www.teatrodellavoro.it
3) www.lastampa.it