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Le stazioni ferroviarie riprendono vita


Più di 500 scali ferroviari abbandonati al loro triste destino hanno finalmente trovato una rinascita. Grazie al contributo di associazioni e la messa in atto di diversi progetti, le stazioni prendono di nuovo vita con nuovi vesti. Danza, teatro, laboratori, centri sanitari e molto altro hanno intrapreso questo nuovo viaggio. 

Tanta fatica, ma sempre con la musica in sottofondo che accompagna le loro giornate. Sono serviti una cassa, un computer e tantissimi progressi lavorando con il pavimento. Il tutto racchiuso in 35 metri quadri. La vecchia sala d'attesa della stazione di Mondovì, in provincia di Cuneo, respira nuovamente: a darle ossigeno ci ha pensato un gruppo che nutre la passione per la break dance e la cultura hip hop, una vera e propria crew. La danza di strada è riuscita ad arrivare in un piccolo paese piemontese, situato nel mezzo delle montagne e del mare ligure. La crew sostiene di aver impiegato parecchio tempo prima di trovare un posto adatto per i loro allenamenti e che non costasse troppo. Finalmente hanno a disposizione un'intera sala, dove si ritrovano fino a quattro volte a settimana per allenarsi e si tengono anche dei corsi. Un gruppo che si trasforma in famiglia, con componenti che vanno dai 16 ai 42 anni, anche di provenienza e cultura diverse. Uniti da una forte passione per il ballo, si sentono tutti veramente integrati e in sintonia con il resto del gruppo, perché la danza “fa stare bene ed emoziona”. Il riutilizzo della sala della crew è merito dell'intervento dei tre fondatori dell'associazione MondoQui (Claudio Boasso, Francesco Belgrano e Abdelghani Boumehdi): nel 2013 hanno collocato la prima sede della onlus nell'ex deposito bagagli della stazione e poi hanno offerto gli spazi ai ballerini. Anche i punti di incontro dei viaggiatori che partono e arrivano si trasformano: se nelle metropoli si trovano gallerie di negozi, boutique e ristoranti, dove c'è meno affluenza e pochi passeggeri si punta sulla promozione culturale.


Su un totale di quasi 2300 stazioni, 1900 sono già disponibili e pronte al cambiamento. Negli ultimi due decenni le Ferrovie dello Stato ne hanno affidate intorno alle 510 agli enti locali e alle associazioni no profit, facendole così rivivere. Il responsabile delle attività sociali di FS Fabrizio Torella ha affermato di sentirsi onorato di assegnare questi luoghi in cambio di manutenzione per il raggiungimento di un grande risultato a livello sociale. Inoltre dichiara che sia il migliore metodo per sfruttare il vasto patrimonio pubblico. 

Il percorso di questa metamorfosi è molto profondo e la svolta è notevole: quando si offrono degli spazi, le persone che vengono accolte riescono a riempire un vuoto che si era proteso nel tempo in quei luoghi abbandonati, nasce una comunità e si riparte. Diventa un concetto filosofico molto forte, e il luogo delle fermate del treno ne è una dimostrazione concreta. 

Sono moltissimi i luoghi che hanno subito una rivisitazione della propria vita ferroviaria precedente. Alcuni si sono trasformati in punti informativi per l'enogastronomia locale o veri e propri mercati alimentari, e altri ancora centri di assistenza e consulenza di varia funzione. Sono diventati un mezzo fondamentale per la promozione turistica, culturale e ambientale, hanno promosso attività e iniziative a scopo benefico e sociale, e sono anche sedi della protezione civile. 

Svariati chilometri di terreno attendono invece di passare dalle ruote dei treni in ferro ai sottili pneumatici delle biciclette. Il progetto si chiama “Greenways” e prevede percorsi verdi dedicati a ciclisti, pedoni e anche cavalli. 
Ben 8000 chilometri di percorsi e linee abbandonati potrebbero nascere di nuovo e acquisire un andamento più “slow”. Per ora più di 700 tratte sono state adoperate per percorsi cicloturistici e riguardano varie zone della penisola. É un progetto che richiede tempo e molto denaro, ma il sogno rimane del tutto accattivante: riportare in luce la bellezza e il patrimonio di borghi, paesi e villaggi, strutture architettoniche preziose come ponti e caselli oggi abbandonati. 

Fonti testo:
www.repubblica.it

Fonti immagini:
www.repubblica.it
www.mondoqui.it