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Quando la danza attrae la filosofia


In Occidente la filosofia della danza nasce grazie a Stephan Mallarmè, in un periodo dove la danza non aveva raggiunto la propria indipendenza e autonomia e i suoi massimi esponenti e promotori, come invece era successo per l’opera lirica e il teatro. Ma la situazione cambiò quando iniziò a crearsi una “morfologia” tecnica propria della danza, a causa di un graduale distaccamento dei danzatori dal canto e la recitazione. Questa situazione comportò un interesse sempre maggiore da parte di filosofi poeti e pensatori. Per quanto riguarda la danza continuerà ad esistere ancora nel Novecento un fenomeno di pregiudizio, considerandola come un’arte secondaria e di più basso livello. Ma, a cavallo tra Ottocento e Novecento, la figura del coreografo inizia ad essere considerato come vero e proprio artista.

È proprio Mallarmé a capire che la danza è l’unica espressione dal carattere umano che riesce a mutare il corpo in puro simbolo, a rendere l’effimero in pura idea e pensiero, fattori fondamentali rinascimentali, senza nemmeno adoperare l’uso della parola. La ballerina diventa idea in movimento, altro da sé, che, secondo la filosofia e terminologia di Hegel, possiamo tradurre con tesi (in quanto persona), antitesi (in quanto astrazione) e sintesi (come arte). La ballerina si trasforma nella più forte delle metafore che, con un unico movimento è capace di comunicare ciò che numerosi capitoli di testo potrebbero fare. Mallarmé non vide mai realizzarsi il suo sogno, che si realizzò invece con Diaghiliey e i Ballets Russies.

Grazie al lavoro e all’influenza di Mallarmé, nasce l’opera di testo “L’Après-midi d’un faune” di Diaghiliey, in seguito arrangiato in musica da Debussy e trasformato in coreografia da Nijinsky. La dimensione onirica è ciò che Mallarmé descrive: la sensualità della ballerina, come fosse una ninfa, si smaterializza con la musica.

Con Paul Valery, la concezione della danza inizia a cambiare e trasformarsi uscendo dai cardini del mondo romantico e immateriale, per confrontarsi con il classicismo dell’architettura perfetta e armonica, dove la poesia diventa tecnica e la ragione ha il dominio su tutto. Valery trasforma un suo trattato in un dialogo platonico tra Socrate, Fedro e Erissimaco. Ne viene fuori una visione del corpo come “deus ex machina” (divinità che scende da una macchina) di se stesso, dunque la danza detiene il primato sulle arti, perché se l’anima e Dio sono attimi di un tempo infinito ed eterno, è solo nel momento danzato che si percepisce il sacro e l’infinito del mondo. La ballerina rappresenta il mezzo mediatico inconsapevolmente. In un suo scritto Paul sostiene che l’uomo non ha solo bisogno di sopravvivere, ma sente altre esigenze. Egli è un essere e animale singolare, che attribuisce valore e importanza alla propria esistenza. L’essere umano ha creato un mondo del futile e dell’inutile di cui avrebbe anche potuto fare a meno se avesse vissuto tenendo conto solo delle necessità pratiche. Si comprende un riferimento di pensiero riguardo la danza: non l’ipotesi di una trascendenza come totale aldilà dell’uomo, ma bensì un recupero di trascendenza come possibilità etica per l’uomo, ovvero un’occasione per rimettere in discussione i fattori che riducono l’essere umano a una pure definizione “biologica” e scientifica.

La volontà di superare la corporeità fisico-biologica è stata presente anche in altri pensatori. Infatti Maurice Merleau-Ponty ha fatto della corporeità un oggetto di analisi fondamentale. Quando un corpo umano si mette a danzare notiamo che il suo movimento non è solo fisico. Ogni più piccolo movimento del ballerino mostra le tracce di un corpo che è anche anima, rivelando i segni di un cosmo di gesti possibili. «La particolarità della danza è trasformare il movimento “utilitario” in movimento “poetico”». La danza è un’esperienza reale che si offre attraverso un’esperienza immaginaria: l’esistenza dell’uomo e la situazione del mondo ricreate dall’immaginazione, vero, grande, potere della danza.

Tra il XX e XXI secolo si percorre una linea di pensiero più meditativa, che riesce a conferire all’arte un carattere filosofico. La danza si è trasformata in qualcosa che dà da pensare. È interessante soffermarsi su una riflessione comune e collettiva: il nesso tra materia e forma, tra corpo, gesto e movimento. Nella danza, gesto e movimento combaciano perfettamente con la realtà corporea. La forma, invece, è legata al tempo e al divenire, quindi qualcosa connesso con la mobilità e temporalità. La danza, in realtà, mostra un altro aspetto temporale: è un istante che si rivela, in ciò che è fugace, simile a un qualcosa che ricorda un attimo eterno carico di memoria.

Fonti Foto:
1) social.mypresslab.com
2) lascansione.net