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Cinque filosofi del XXI secolo

-"Il filosofo deve essere la cattiva coscienza della sua epoca", diceva Friedrich Nietzsche.
- Socrate consigliava ai giovani ateniesi di sposarsi: "se avessero trovato una buona moglie, sarebbero stati felici, altrimenti, sarebbero divenuti filosofi."
- "La filosofia non serve a nulla", diceva Aristotele, "ma proprio perché priva del legame di servitù essa è il sapere più nobile".

Tante parole per definire il pensiero. Ma cosa fa esattamente un filosofo al giorno d'oggi?
Nonostante si releghi questo sapere ai banchi di scuola e in spazi sempre più stretti, non immediatamente raggiungibili da tutti, questo esercizio vive ancora nella nostra società attraverso i linguaggi più diversi. Personalità importanti utilizzano ancora oggi quei discorsi tanto complessi che hanno fatto odiare Hegel e Kant a generazioni di studenti, spiegando così la loro personale visione del mondo. Essere filosofo oggi vuol dire parlare di politica, di cinematografia, di Internet e risultare a volte scomodi: attraverso cinque personalità, ecco un esempio di cosa vuol dire "essere filosofi" nel XXI secolo.

1 - Slavoj Žižek, il comunista che infastidisce
È lui la vera e autentica "cattiva coscienza della nostra epoca". Libri come "In difesa delle cause perse" o "107 storielle di Žižek" sono famosi per il linguaggio estremamente versatile, a volte irriverente, ricco di aneddoti e storie divertenti: ma sotto gli esempi tratti dalla vita quotidiana, quello di Žižek è un pensiero complesso e crudo, soprattutto sui temi caldi della politica internazionale. Ha parlato d'Israele, di Islam, ha raccontato a suo modo le rivolte nelle banlieues parigine e ogni sorta di contraddizione politica esistente al giorno d'oggi. Scrivere un libro di 960 pagine e intitolarlo "Meno che niente", questo è solo un esempio tipico di questa bizzarra "pop-star" della filosofia che è Slavoj Žižek.


2 - Noam Chomsky, il linguista anarchico
Forse l'esempio vivente che la "filosofia" non è altro che la fedeltà costante ad un unico ideale, quello della conoscenza. Linguista, scienziato: essere anche filosofo per Chomsky ha significato, per tutta la vita, porsi come voce fuori dal coro, tanto nelle dispute accademiche quanto nel complicato mondo della politica e della socialità. Un pensiero complesso, che ha arricchito in modo indicibile il campo della linguistica teorica, ma che cerca ancora di parlare con estrema facilità a tutti, e che ha cercato, prendendo a volte strade estreme, di scoperchiare alcuni vasi di Pandora pericolosi: essere stato filosofo negli Stati Uniti durante gli anni Sessanta ha significato per Chomsky porsi in un atteggiamento di totale rifiuto nei confronti della guerra del Vietnam.


3 - Umberto Eco, il professore
È forse una delle personalità più famose della contemporaneità, anche solo per gli straordinari romanzi che sono diventati, di diritto, dei veri e propri classici della letteratura mondiale. Un romanzo come "Il nome della rosa" è stato tradotto in 47 lingue e venduto in trenta milioni di copie. Quello che non tutti sanno è che Eco entra a far parte di questa lista ancor prima di diventare uno scrittore di fama mondiale. Da San Tommaso d'Aquino a Joyce, dalle riflessioni sul linguaggio a quelle sull'arte: una bibliografia sterminata che lo fa entrare a buon diritto nella definizione di filosofo come "amante del sapere" in ogni sua forma. In tempi recenti è tornato a far discutere: in occasione della laurea honoris causa in "Comunicazione e Cultura dei media" a Torino, dove nel 1954 si era laureato in Filosofia, il suo discorso è suonato estremamente critico nei confronti del popolo del web.


4 - Jürgen Habermas, il filosofo che divide l'Occidente
Storico e sociologo, gigante contemporaneo della riflessione politica e della critica alle forme di conoscenza "oggettiva" imposte dalla società. Ha scritto di etica, di diritto, di sociologia e di comunicazione, divenendo famoso in Italia e in ambito accademico con gli studi contenuti in "Etica del discorso", del 1985. Ha fondato una teoria che è anche pratica, studiando per molto tempo la forma di sapere più concreta che c'è, il linguaggio, cercando di individuarne le regole e valutarne l'importanza a livello sociale. Continua a far sentire la sua voce anche in ambito di politica internazionale, con opere come "L'Occidente diviso": per il filosofo tedesco, la scissione che segna trasversalmente i paesi occidentali sarebbe stata provocata non dal terrorismo, ma piuttosto dalla politica degli Stati Uniti che dopo l'11 settembre hanno ignorato del tutto il diritto internazionale. Le sue diagnosi sono pesanti, soprattutto se si considera che vengono da un convinto sostenitore della sinistra americana.


5 - Umberto Galimberti, fra psicologia e filosofia
Parla da sempre della necessaria compenetrazione di filosofia e psicologia, per non dimenticare che la filosofia è anche una teoria della vita, e nasce soprattutto come questo.




Fonti di testo:
- www.culturaesvago.com

Fonti immagini:
1) www.spaziofilosofia.com
2) www.novaroma.org