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GLI UOMINI PALLA DI PLATONE

di Giada Putiri per redazione Post Spritzum

Omero narra che per via della loro potenza, gli esseri umani erano superbi e tentarono la scalata all'Olimpo per spodestare gli dei. Ma Zeus, che non poteva accettare un simile oltraggio, decise di intervenire così, insieme agli altri dèi si consultarono per decidere che cosa dovessero fare, ma si trovavano in grande imbarazzo: non potevano pensare di ucciderli e di far scomparire il genere umano, ma nemmeno ritenevano di dover consentire la
Esiste un famoso e meraviglioso mito raccontato nel celebre dialogo Simposio di Platone che si propone di trattare l'immortale e sempre emozionante tema dell'amore: il mito di Aristofane (o mito dell'androgino) più semplicemente conosciuto come il mito degli uomini - palla.


Anticamente gli uomini si dividevano in tre generi e non in due come adesso ovvero il maschio e la femmina. Ne esisteva infatti anche un terzo che risultava dalla commistione degli altri due: l’androgino che, nell’aspetto e nel nome, aveva parte del maschio e parte della femmina.
La forma di tutti e tre era quella di una palla con la schiena tondeggiante e i fianchi circolari, quattro mani e quattro gambe, due volti del tutto simili su di un collo rotondo, una sola testa per entrambi i volti girati in senso contrario, quattro orecchie e due organi genitali. Camminavano diritti come ora, ma avanti indietro a piacere e quando si mettevano a correre velocemente assomigliavano a quei saltimbanchi che fanno la ruota. Il maschio discendeva dal Sole, la femmina dalla Terra e l’androgino dalla Luna, inoltre, possedevano una forza ed un vigore ineguagliabile.loro prepotenza.
Finalmente dopo una difficile riflessione Zeus prese la parola e disse: “Taglierò in due ciascuno di essi e così saranno più deboli…” e così fece.


Mano a mano che ne tagliava qualcuno dava ordine ad Apollo di rivolgere il volto e la metà del collo dalla parte del taglio, affinché ciascuno, potendo osservare la spaccatura che aveva subito, si disponesse ad una maggiore moderazione. Spianava poi le altre grinze e modellava il petto con uno strumento come quello che i calzolai adoperano per levigare le pieghe del cuoio sulla forma da scarpe. Alcune ne lasciò tuttavia sul ventre assieme alla cucitura dell’ombelico, quale permanente ricordo dell’antica vicenda.


Appena però la natura umana fu divisa in due parti, ciascuna parte, nel rimpianto della metà perduta, voleva ricongiungersi ad essa. Le metà che derivavano dal genere misto, l’androgino, erano eterosessuali, perché attratte rispettivamente dalla parte opposta, maschio o femmina, cui originariamente erano unite; viceversa le altre metà che derivavano o dal genere maschio o dal genere femmina erano omosessuali perché attratte dalla stessa parte alla quale appartenevano prima dell’intervento di Zeus. Per questo tutte le parti si abbracciavano, si avvinghiavano reciprocamente, nella brama di fondersi insieme, ma così morivano di fame e di inedia perché non volevano far nulla separate l’una dall’altra.


In questo modo gli esseri umani furono divisi e s'indebolirono. Ed è da quel momento - spiega Aristofane - che essi sono alla ricerca della loro antica unità e della perduta forza che possono ritrovare soltanto unendosi sessualmente. Da questa divisione in parti, infatti, nasce negli umani il desiderio di ricreare la primitiva unità, tanto che le “parti” non fanno altro che stringersi l'una all'altra, e così muoiono di fame e di torpore per non volersi più separare. Zeus allora, per evitare che gli uomini si estinguano, manda nel mondo  Eros, il dio dell'amore, affinché, attraverso il ricongiungimento fisico, essi possano ricostruire “fittiziamente” l'unità perduta, così da provare piacere (e riprodursi) e potersi poi dedicare alle altre incombenze cui devono attendere.

« Dunque al desiderio e alla ricerca dell'intero si dà nome amore »
(Platone, Simposio, 192e-193a, trad. it. Franco Ferrari)

Ciascuno di noi è dunque la tessera di un essere umano, sempre alla ricerca dell’altra sua metà, la tessera che corrisponde.
A questo desiderio di interezza e al tentativo di raggiungerla spetta il nome di "Amore.”

Questo racconto viene citato anche nel film tre uomini e una gamba di Aldo, Giovanni e Giacomo, dove per spiegare la ricerca continua che l'uomo svolge nel trovare la parte mancante, nel film viene utilizzato l'esempio dell'altra metà della mela che è stata tagliata.

Tramite il mito degli uomini - palla, Platone introduce velocemente l'argomento dell'omosessualità, ma soprattutto si sofferma nel cercare di dare una spiegazione al perché l'essere umano sia sempre alla costante ricerca della parte mancante che in tempi antichi gli è stata tolta; l'unica che possa farlo sentire completo e appagato, traducendo appunto questa costante ricerca con quel sentimento che tutt'oggi definiamo amore.

Prima di amare qualcuno dobbiamo amare noi stessi senza dipendere da qualcuno o qualcosa.
La vera pace non è fuori, bisogna prima trovarla dentro di noi, solo a quel punto saremo pronti per condurre da veri protagonisti della nostra vita, la ricerca per trovare... voi come la chiamate?
Dolce metà? Anima gemella? Compagno/a per la vita? Insomma per trovare l'amore!

L'altra metà della mela potrebbe essere ovunque: buona ricerca!

Shake your mind with love!

Fonti di testo:
- Beatrice Cullina (a cura di), Platone, Hachette editore, Milano 2015
Fonti immagini:
1) https://it.wikipedia.org