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John Locke: Il Saggio sull'intelletto umano

di Giada Putiri per redazione Post Spritzum


John Locke è stato un filosofo e medico britannico, considerato il padre del liberalismo classico, dell'empirismo moderno e uno dei più influenti anticipatori dell'illuminismo e del criticismo.

Locke, nel cercare di ampliare la sua conoscenza e quella degli altri, non è interessato a ricerche fisiologiche o ontologiche, materialiste o spiritualiste ma vuole partire dalla mente dell'uomo costituita da numerose idee. A suo avviso, sono queste idee i veri oggetti di conoscenza presenti nella nostra mente, non la realtà in se stessa e quindi occorre arrivare a stabilire, seguendo un metodo analitico, quali siano le idee semplici, chiare e distinte, evidenti con cui poi edificare ordinatamente il nostro mondo conoscitivo.


John Locke ritratto da Herman Verelst


Il saggio sull'intelletto umano
Locke si dedicò alla stesura di un saggio, analizzando e spiegando il suo concetto di idee e di conoscenza. Il Saggio era composto da quattro libri: i primi tre libri del Saggio sull'intelletto umano trattano l'origine delle idee, il quarto è dedicato al tema della certezza e l'estensione della conoscenza umana.

Locke classifica i vari tipi di idee derivate dall'esperienza per scoprire i limiti reali del nostro conoscere.

In base all'esperienza possiamo distinguere:
- le idee di sensazione quelle cioè che provengono dall'esperienza esterna, dalle sensazioni come, ad esempio, i colori. La formazione di queste idee avviene tramite gli oggetti esterni, da cui provengono dati che s'imprimono su quella tabula rasa che è la nostra sensibilità;
le idee di riflessione ovvero quelle che riguardano l'esperienza interna o riflessione sugli atti interni della nostra mente come le idee di dubitare, volere ecc.

Una seconda distinzione riguarda:
1 - le idee semplici quelle che non possono essere scomposte in altre idee e che quindi sono di per sé chiare e distinte, non implicano un contenuto di verità ma soltanto il fatto di costituire gli elementi primi conoscitivi derivati in forma immediata dalla sensazione o dalla riflessione. Locke infatti distingue fra le idee semplici le seguenti categorie di idee:
- idee di qualità primarie che sono oggettive come quelle caratteristiche che appartengono di per sé ai corpi (l'estensione, la figura, il moto ecc.);
- idee di qualità secondarie, soggettive (colori, suoni, odori, sapori ecc.) che non sono inventate (l'intelletto non ha la capacità di creare idee semplici) ma che non hanno corrispondenza nella realtà.

2 - le idee complesse, nel produrre le quali il nostro intelletto non è più passivo, bensì riunisce, collega e confronta le idee semplici originando tre tipi di idee complesse:
- modi: quelle idee complesse che modificano una sostanza, come il numero, la bellezza ecc, ovvero tutte quelle che non fanno parte delle sostanze o delle relazioni;
- sostanze: Locke infatti afferma che non si può parlare della sostanza come di una realtà metafisica in quanto essa si origina dal fatto che noi abitualmente osserviamo che l'esperienza ci mostra un insieme di idee semplici che si presentano concomitanti: come, ad esempio, il colore e il sapore di una mela: tendiamo allora a pensare che all'origine di questa concomitanza vi sia un substrato, un elemento essenziale (la sostanza "mela") che però possiamo solo supporre che ci sia ma non dimostrare empiricamente;
- relazioni: riguarda la critica dell'idea di causa-effetto. Le idee di relazioni sono quelle che stabiliscono dei rapporti tra le idee come avviene con l'idea di relazione causa-effetto per cui se sperimentiamo, ad esempio, che la cera si scioglie sottoposta a calore, tendiamo a pensare, dalla ripetitività di questo fenomeno, che ci sia un rapporto di causa-effetto. Locke ritiene che si tratti di una semplice, non necessaria connessione di idee, della quale non possiamo affermare con certezza che il collegamento di queste corrisponda con la realtà.

Copertina del Saggio sull'intelletto umano

Il linguaggio nasce per la comunicazione ed è costituito da parole che sono segni convenzionali delle idee. I nomi non si riferiscono alla realtà, ma alle idee esistenti nel nostro intelletto, e dunque il linguaggio non serve per lo studio della realtà ma solo a porre ordine nel pensare. Se i nomi rappresentano le idee particolari perché vi sono nomi generali che fanno riferimento a una pluralità di idee? Questo avviene secondo Locke, per il procedimento dell'astrazione, secondo il quale noi cogliamo gli elementi comuni di idee semplici mettendo da parte quelli particolari e formuliamo così i termini generali che non esprimono l'essenza reale delle cose, che non si può conoscere, ma solo l'essenza nominale.

I gradi della conoscenza umana
Conoscere vuol dire constatare l'accordo o il disaccordo di più idee tra loro esprimendo questa operazione in un giudizio.
Quando questa operazione avviene in modo immediato abbiamo:
- la conoscenza intuitiva di certezza assoluta ed indiscutibile «in questo modo la nostra mente percepisce che il bianco non è nero, un circolo non è un triangolo, che tre è maggiore di due ed è uguale a uno più due».
Quando invece rileviamo l'accordo con una serie di idee collegate si ha:
- la conoscenza per dimostrazione dove le idee intermedie sono in realtà delle intuizioni collegate tra loro e quindi anche in questo caso abbiamo certezza di conoscenza.

Esiste dunque:
1 - una verità come connessione di idee (conoscenza probabile);
2 - una verità dove le idee corrispondono alla realtà, qui Locke indica quali siano, le conoscenze certe suddividendole in:
- la conoscenza intuitiva del proprio io;
- la conoscenza per dimostrazione dell'esistenza di Dio;
- la conoscenza delle cose esterne per sensazione.

Tutte le altre conoscenze rientrano nell'ambito della conoscenza probabile dove ogni verità raggiunta deve sempre essere messa al vaglio dell'esperienza. Infine vi è la conoscenza per fede, dove fede sta per fiducia, nel senso che noi possiamo credere vere quelle conoscenze che noi non siamo in grado di verificare ma che ci vengono elargite da personaggi di cui non abbiamo motivo di dubitare che vogliano ingannarci. Un ultimo grado di conoscenza è quella fondata sull'opinione la più incerta di ogni tipo di sapere.

Fonti di testo:
- https://it.wikipedia.org
- Beatrice Cullina (a cura di), John Locke, Hachette editore, Milano 2015

Fonti di immagini:
1) https://it.wikipedia.org
2) www.taccuinistorici.it