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Così parlò Zarathustra: l'eterno ritorno

di Giada Putiri per redazione Post Spritzum


Rimanendo sempre in tema con l'argomento su cui si basava la settimana tematica ovvero il tempo, approfondiamo questo concetto prendendo come riferimento un altro punto di vista di uno tra i più complicati e affascinanti filosofi di tutti i tempi: Friedrich Nietzsche.


Friedrich Wilhelm Nietzsche è stato un filosofo, poeta, compositore e filologo tedesco


Zarathustra, protagonista dell’opera più famosa di Friedrich Nietzsche: "Così parlò Zarathustra", è il filosofo dell'apertura, il filosofo avventuriero, capace di ridere e danzare alle intemperie.
Egli non piange di fronte alle perdite, agli avvenimenti brutti o imprevisti perché interpreta ogni situazione come un'apertura, un'occasione di leggerezza, per questo si dice che è colui che "ha piedi leggeri", il primo filosofo che sa danzare!
E' vicino alla vastità del cosmo, di cui intuisce la legge fondamentale, l’eterno ritorno dell’uguale più semplicemente chiamata: l'eterno ritorno.

Un famoso ed coinvolgente libro ha proprio come introduzione il concetto di “eterno ritorno” del filosofo Nietzsche: “Se l’ eterno ritorno è il fardello più pesante, allora le nostre vite su questo sfondo possono apparire in tutta la loro meravigliosa leggerezza.”
L’ insostenibile leggerezza dell’essere- Milan Kundera

Cosa si intende per eterno ritorno dell'uguale?

Zarathustra cerca di spiegare il concetto dell'eterno ritorno attraverso l'immagine del punto di incontro di due sentieri.
Da una parte un sentiero che va all'indietro e dura un'eternità, cioè è infinitamente lungo; questo sentiero rappresenta il passato.
Dall'altra parte troviamo un sentiero ugualmente infinito che va in avanti e rappresenta il futuro.
L'incontro dei due sentieri è l'istante presente.

L'argomentazione è la seguente: il sentiero che va indietro e che rappresenta il passato tutte le persone lo hanno percorso.
Il che vuol dire che il passato abbraccia tutto, non può accadere nulla di nuovo in quanto tutto ciò che poteva avvenire si è già verificato ed è contenuto in esso.
Lo stesso vale per il sentiero che va in avanti e che rappresenta il futuro: tutto quello che può succedere, che deve ancora verificarsi, è contenuto in esso.
In conclusione tutti gli esseri e gli avvenimenti sono doppiamente contenuti sia nel passato sia nel futuro.
In questo consiste l'eterno ritorno: tutto è già avvenuto e tutto deve tornare ed accadere.



L'uomo al centro, nel punto d'incontro tra i due sentieri

Tutti gli esseri e gli avvenimenti sono doppiamente contenuti nel passato e nel futuro.
Le persone, le situazioni non sono eterne perché immortali, bensì precisamente perché nascono e muoiono infinite volte.
Zarathustra ci invita ad immaginare il tempo in maniera circolare: la vita non è altro che una sequenza continua di vissuti collocati in modo unico nello spazio e nel tempo, la somma di tutti i qui e ora che viviamo costantemente per la prima e l'ultima volta.
La teoria dell'eterno ritorno concepisce l'universo come un sistema in cui tutti gli esseri e gli avvenimenti girano senza sosta.
Siam tutti minime parti di un ingranaggio circolare, semplici granelli che salgono e scendono dentro "l'eterna clessidra dell'esistenza".
Indipendentemente da quello che facciamo, tutto tornerà infinite volte.




Uroboro, il serpente che si morde la coda, simbolo esoterico della ciclicità del tempo. Un chiaro riferimento a questo simbolo è il "serpente" di cui scrive Nietzsche in Così parlò Zarathustra: «Un'aquila volteggiava in larghi circoli per l'aria, ad essa era appeso un serpente, non come una preda, ma come un amico: le stava infatti inanellato al collo»
L'aquila è il superuomo per il quale il tempo come "eterno ritorno" non è un ostacolo alla sua volontà di potenza che domina il tempo.

L’invito quindi rivolto all’uomo è vivere come se ogni suo atto dovesse eternamente ritornare, dando così valore alle parole dette e ai gesti compiuti. I due aspetti della dottrina, in realtà, si richiamano a vicenda: solo colui che crede nell’eterno ritorno è in grado di vivere appieno le proprie esperienze poiché non le concepisce come destinate irrimediabilmente a perdersi; ma solo colui che si immerge con gioia nel flusso della vita e ne gode ogni istante può desiderare l’infinito ripresentarsi di questo istante.

Qualunque cosa desideri, desiderala in modo da essere in grado di desiderare anche il suo eterno ritorno.
Addio a tutte quelle piccole pigrizie e vigliaccherie che costellano la nostra vita quotidiana.

L'eterno ritorno ci impone un valore assoluto, una volontà che non si rifugia in nessuna scusante.
Volere significa fissarsi una meta nel futuro che rappresenta il territorio del possibile; al contrario, non possediamo una macchina del tempo che ci permetta di correggere gli errori del passato: "ciò che è stato è stato".

Zarathustra ci dice che la volontà è anche in grado di "volere a ritroso". Ci insegna a trasformare quel "ciò che è stato è stato" in un'opportunità, in quanto è così che volevamo che fosse in quel momento! Basta pentirsi, avere rimorsi o rimpianti, cedere in vittimismi... accettiamo il passato, impariamo dai nostri errori e andiamo avanti! Soprattutto diamo valore a cosa stiamo facendo in questo momento!

Zarathustra ci chiede: siete capaci di vivere ogni istante sostenendo il peso dell'eternità? Siete disposti a sperimentare infinite volte ognuna delle gioie e delle pene di questa vita? Siete in grado di dire un si definitivo a tutti i vissuti e le circostanze, scelte o subite, che costituiscono la vostra esistenza?

Attenzione... non si tratta di sopportare il peso dell'eterna ripetizione di ogni istante, bensì di desiderarla, di volerla.
La sfida consiste proprio nell'amare un tale peso. Volere che tutto sia come è.

L'eterno ritorno esige che benediciamo la vita con tutte le sue contraddizioni. Nulla è superfluo. Tutte le persone che incontriamo, tutte le situazioni che viviamo sono preziose.
Saremo liberi solo quando comprenderemo che tutto ciò che troviamo in questo mondo è necessario, cioè non può né deve essere diversamente.

La prima parte del libro si apre con uno dei discorsi più famosi di Zarathustra: vengono qui descritte le tre fasi principali che la mente umana oltrepassa attraverso il processo della scoperta di sé stessi e della verità insita dentro sé.
"Vi sono tre metamorfosi dello spirito", annunzia il profeta, la prima delle quali identificata col cammello, la seconda col leone e l'ultima col "fanciullo".

- Il cammello raffigura i valori d'umiltà, rinuncia, abnegazione e frugalità, obbedienza e capacità d'adattamento alle circostanze avverse, vale a dire la capacità di soffrire: è lo spirito paziente che s'inginocchia, felice di portar pesi, porgendo l'altra guancia e amando il proprio nemico. Ma nel deserto per il cammello ha luogo una trasmutazione e lo spirito diventa leone.
- Il leone simboleggia l'obiettivo di conquistare una propria "potenza" attraverso l'ordine gerarchico dato dalla società d'appartenenza; si raggiunge qui la Libertà nel senso di sovranità del più forte e conquista dell'autodeterminazione. Il suo ultimo padrone, il Dio-Drago che dice "Tu devi", diviene il suo acerrimo nemico: il leone dice difatti "Io voglio". Ma al leone non è ancora possibile "lavorare" in modo costruttivo, non è capace di creare nuovi valori ma solo di distruggere i vecchi per lasciar spazio libero: "crearsi un sacro no anche di fronte al dovere".
- Una terza trasformazione è pertanto necessaria, per ricreare i valori del mondo dominati fino ad allora dall'imposizione morale: il leone predatore deve diventare fanciullo. Egli rappresenta un nuovo inizio, in una forma originale d'innocenza e dimenticanza, un ricominciare nuovamente da capo in forma di gioco; solo così l'uomo può giungere alla vetta del suo cammino e divenir creatore, dopo che i vecchi valori sono stati scartati e superati. Dietro quest'idea vive già la teoria dell'eterno ritorno dell'identico (delle stesse cose): l'immagine del bambino è presa qual nuovo punto di partenza e risultato finale del percorso dell'umanità tutta, come arco di sviluppo che si estende al di là della mera individualità. Tal idea conduce infine a quella utopica data dal concetto d'oltreuomo: la terza trasmutazione ha vinto debolezze, malattie e dipendenze umane.

Il superuomo è il filosofo - fanciullo. Egli ha raggiunto la maturità, ha cioè ritrovato la serietà che da bambino metteva nel gioco.
L'unica legge a cui obbedisce è quella della propria volontà.
Sempre attento ai propri istinti, in lui si riuniscono forza e agilità, determinazione e innocenza.
Per lui la vita è un esperimento continuo.
E' il filosofo-artista che fa di se stesso un'opera d'arte.
E' un pittore che utilizza tutta la tavolozza dei colori dell'umano.
Il superuomo difende a oltranza l'autonomia personale e resiste a qualunque gruppo o comunità.
Egli è un ideale da raggiungere nel futuro della nostra specie, un mandato morale che dobbiamo portare a compimento per realizzarci come esseri umani.


Fonti di testo:
- Beatrice Cullina (a cura di), Nietzsche, Hachette editore, Milano 2015

Fonti immagini:
1) https://it.wikipedia.org