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SOCRATE: COLUI CHE SAPEVA DI NON SAPERE

di Giada Putiri per redazione Post Spritzum




Socrate non lasciò nulla di scritto, le informazioni che abbiamo su di lui sono quelle che si possono indirettamente reperire dall'opera di Platone (che fu un suo studente e si propose di presentare vita e opere del maestro nelle sue prime opere) e di Aristotele. Da queste fonti, si matura facilmente l'idea che per quanto Socrate sia sempre stato tradizionalmente associato alla corrente dei sofisti, in realtà la sua posizione ideologica ed educativa si differenziava su alcuni punti: in primo luogo egli non richiedeva alcun compenso economico per i suoi insegnamenti, mentre i sofisti, introdussero per primi la figura dell'insegnante professionista che insegnava dietro compenso. In secondo luogo, mentre i sofisti scrivevano testi da utilizzare come appoggio alle loro lezioni e utilizzavano la parola come strumento di persuasione, egli non scrisse mai nulla che documentasse i suoi insegnamenti, tanto che fu Platone a riportarci esempi di alcuni dei suoi metodi di insegnamento. Come tutti i sofisti, Socrate concentrò la sua attenzione sull'uomo, ma a differenza di questi, la sua attenzione fu sempre più concentrata sulla vita interiore dei suoi discepoli: egli mirava dunque a sviluppare le capacità interiori di chi seguiva i suoi insegnamenti e non tanto le abilità pubbliche. In sostanza i sofisti insegnavano, Socrate aiutava gli altri ad apprendere che la virtù non la si insegna e neppure la si impara, ma la si conquista attraverso un processo di crescita interiore.

Socrate si differenzia dai filosofi precedenti e da quelli venuti dopo di lui: egli ritiene di non sapere in quanto, se si è convinti di sapere non ci si pone delle domande, non si approfondisce la ricerca, non si fa filosofia. Egli sostiene che la filosofia consista nella ricerca e nel dialogo con se stessi e gli altri, con l'obiettivo di liberarli dalla presunzione di sapere, la vera conoscenza sta nella consapevolezza di non sapere.

Il modo di fare filosofia di Socrate (il cosiddetto metodo socratico) non si basava su idee, teorie o concetti ma tendeva a creare dubbi, perplessità, discussioni basandosi su due concetti fondamentali:

1. L'utilizzo dell'ironia tramite la quale ascolta, fingendo di condividere il punto di vista dell'interlocutore e ponendogli una serie di brevi e precise domande, con lo scopo di renderlo consapevole della sua ignoranza per condurlo alla scoperta di non sapere;
2. L'utilizzo della maieutica che è il metodo d'insegnamento e di ricerca proprio di Socrate e che consiste nel condurre il discepolo, mediante il dialogo, alla chiara coscienza della verità. In questo caso egli aiuta l'interlocutore a “partorire” la verità ovvero lo induce a ragionare e a comprendere che la realtà è una conquista personale, non è qualcosa che si può apprendere dal mondo esterno.

Secondo Socrate è importante conoscere se stessi. Il sapere è ciò che conduce l'uomo alla virtù. Egli ritiene che la virtù è sapere cosa è bene fare in ogni situazione. Invita quindi ad avere autocontrollo. La virtù, essendo un sapere, può essere appresa e insegnata e porta alla felicità mentre il male porta all'infelicità: secondo Socrate il male non viene scelto dall'uomo intenzionalmente ma viene scelto perché non riconosciuto cioè per ignoranza in quanto nessun uomo sceglierebbe volontariamente l'infelicità.

Il continuo dialogare di Socrate, attorniato da giovani affascinati dalla sua dottrina e da importanti personaggi, nelle strade e piazze della città fece sì che egli venisse scambiato per un sofista dedito ad attaccare indirettamente o direttamente i politici. Il filosofo, infatti, dialogando con loro dimostrò come la loro vantata sapienza in realtà non esistesse. Egli venne quindi ritenuto un pericoloso nemico politico che contestava i tradizionali valori cittadini. Per questo Socrate, che aveva attraversato indenne i regimi politici precedenti, che era rimasto sempre ad Atene e che non aveva mai accettato incarichi politici, fu accusato e messo sotto processo, dal quale poi sarebbe derivata la sua condanna a morte.

Come racconta Platone nella sua celebre opera: "L'Apologia di Socrate", egli, pur sapendo di essere stato condannato ingiustamente, una volta in carcere rifiutò le proposte di fuga dei suoi discepoli, che avevano organizzato la sua evasione corrompendo i carcerieri. Socrate deciderà di non sfuggire alla sua condanna poiché «è meglio subire ingiustizia piuttosto che commetterla», e accetterà la morte che d'altra parte non è un male perché o è un sonno senza sogni, oppure darà la possibilità di visitare un mondo migliore dove, dice Socrate, s'incontreranno interlocutori migliori con cui dialogare. Quindi egli continuerà persino nel mondo dell'aldilà a professare quel principio a cui si è attenuto in tutta la sua vita: il dialogo. Il carceriere incaricato di somministrargli la cicuta andò da Socrate che si rivolse a lui, poiché in questo "dialogo" è lui il più "sapiente", chiedendogli che cosa si deve fare e se si può bere una parte del veleno per onorare gli dei. Il carceriere rispose che basta bere il veleno che è della giusta quantità per morire e non è quindi possibile usarne una parte per onorare gli dei.
Socrate allora disse che si limiterà a pregare la divinità perché gli assicuri un felice trapasso e, così detto, bevve la pozione.


Il più grande insegnamento che possiamo apprendere da Socrate è che non si smette mai di imparare, non dobbiamo avere la convinzione di sapere: bisogna essere umili e mettersi sempre in discussione. Ci sarà sempre qualcuno che su un determinato argomento è più preparato di noi e che può insegnarci qualcosa e viceversa, noi potremo sempre dare un contributo per qualcosa o un insegnamento a qualcuno.
Lo scambio ovvero il dialogo, il continuo confronto, sono e saranno sempre il miglior metodo di apprendimento che possiamo adottare.

Shake your mind!

Fonti di testo:
- Beatrice Cullina (a cura di), Socrate, Hachette editore, Milano 2015

Fonti immagini:
1) https://it.wikipedia.org